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EDITORIALE N.316

Russia, leader globale dell’industria agroalimentare

L’emergenza del COVID-19 non è riuscita a mettere in pericolo la sicurezza alimentare della Russia, l’offerta dei generi alimentare è più che abbondante, mentre la qualità dei prodotti non suscita alcuna preoccupazione – La Russia è tra i Top-10 Paesi che vantano il prestigioso titolo dei maggiori donatori dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) – Le sanzioni anti russe dell’Occidente hanno dato una spinta allo sviluppo accelerato dell’industria agroalimentare della Russia: all’inizio del 21° secolo la Federazione Russa ha conquistato il prestigioso titolo del maggiore esportatore globale dei cereali.

 

emergenza del COVID-19 seguita dai drammatici lockdown in tutto il mondo ha risuscitato nella memoria storica del popolo russo i ricordi dei periodi della “grande fame” che nell’Ottocento e anche nel Novecento costarono la vita a molti milioni di persone. In preda al panico la gente ha svuotato i banchi dei supermercati, mentre l’opinione pubblica si è interrogata sullo stato reale della sicurezza alimentare della Russia. Questa volta l’agitazione è durata davvero per pochi giorni e i negozi si sono riempiti di prodotti.
Negli ultimi anni l’industria agroalimentare della Russia ha compiuto passi da gigante. Da maggiore importatore di cereali ai tempi sovietici, la Russia del 21° secolo è salita in vetta alle classifiche come esportatore numero uno di cereali al mondo. Come valutano gli esperti internazionali la situazione attuale della Russia sul piano della sicurezza alimentare? “Russia24” ha posto questa e altre domande a Oleg Kobjakov, Direttore della Rappresentanza permanente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) in Russia. 

      Penso non sia un’esagerazione affermare che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) guida gli sforzi internazionali per sconfiggere la fame nel mondo. La FAO da molti decenni è al servizio sia dei Paesi industrializzati, tra cui la Russia, sia di quelli in via di sviluppo, e rappresenta un foro neutrale dove tutte le nazioni si incontrano alla pari per negoziare accordi e discutere linee di condotta. Quali sono i compiti della Rappresentanza della FAO in Russia?

Sì, infatti la lotta contro la fame nel mondo, insieme alla sicurezza alimentare su scala globale, sono i due compiti fondamentali enfatizzati nello Statuto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. La FAO, che il 16 ottobre 2020 compirà 75 anni, dispone del mandato globale delle Nazioni Unite comprendente i comparti dell’agricoltura, della silvicoltura, della piscicoltura, e più in generale tutto ciò che riguarda la sicurezza alimentare. La FAO, come tutte le strutture dell’ONU, è guidata dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. L’Agenda include 17 Obiettivi fondamentali per lo sviluppo sostenibile del nostro pianeta, noti anche come “Sustainable Development Goals”.
La FAO gestisce e controlla la realizzazione dell’Obiettivo numero 2, che riguarda appunto l’eliminazione della fame su scala globale grazie allo sviluppo sostenibile dell’agricoltura in tutto il mondo. Il problema della fame nel mondo pesa come un macigno sulla via delle popolazioni che guardano a un futuro prospero. Per realizzare questo programma tutt’altro che semplice, la FAO collabora strettamente con l’Organizzazione mondiale della sanità, con l’UNICEF e con molte altre organizzazioni e fondazioni internazionali. Ricordiamo che la FAO è presente in tutto il mondo: attualmente ci sono oltre 120 Rappresentanze tra i singoli Paesi e le grandi aree geografiche. Per esempio a Budapest funziona la Rappresentanza regionale per l’Europa dell’Est e per i Paesi del Caucaso. A Bangkok opera la Rappresentanza per l’area geografica dell’Asia e del Pacifico, mentre la maggiore Rappresentanza per numero di addetti si trova in Africa, dove la FAO è chiamata a risolvere problemi veramente globali e non di rado drammatici. Inoltre nel mondo vi sono sei cosiddetti Uffici-donatori della FAO – i cosiddetti “liason offices” – che operano tradizionalmente nei Paesi-donatori dell’ONU e presso le maggiori Organizzazioni internazionali. In primo luogo va nominato l’Ufficio di Bruxelles, presso la sede dell’Unione Europea. La decisione di inaugurare nel 2016 la Rappresentanza della FAO a Mosca è legata al crescente ruolo della Russia come Paese-donatore di risorse finanziarie e nozioni innovative in questa parte del mondo. Il nostro compito è quello di sfruttare al massimo il potenziale tecnico-scientifico, industriale e imprenditoriale della Russia per aiutare a realizzare con successo la missione globale della FAO. In questo ambito collaboriamo strettamente con il Governo della Federazione Russa, con i singoli ministeri, con gli enti statali di sorveglianza e di controllo. Ormai da molti anni la Russia non riceve aiuti umanitari della FAO, e ha rinunciato a tutti i programmi di assistenza tecnica. La Russia fa parte dei dieci maggiori soggetti paganti della FAO: attualmente il contributo obbligatorio della Russia ammonta al 3,1% del budget regolare della FAO, ovvero è pari a 5,81 milioni di euro e a 8,36 milioni di dollari, che totalizzano circa 15 milioni di dollari all’anno. Inoltre la Russia su base volontaria finanzia tutta una serie di programmi mirati della FAO, tra cui molti progetti di aiuti straordinari. Nel 2020 il contributo volontario della Russia alla FAO a questi scopi ha superato i 20 milioni di dollari. Tra i progetti più recenti potrei citare l’assistenza della Russia alla ricostruzione dell’agricoltura in Siria (3 milioni di dollari), gli aiuti all’Armenia e ad altri Paesi del Caucaso che riformano i loro servizi di refezione scolastica (6 milioni di dollari). Di recente la Russia ha stanziato tre milioni di dollari per le ricerche sulla resistenza degli animali ai farmaci antimicrobici. Infine vorrei ricordare la recente donazione della Russia, pari ai 10 milioni di dollari, al Programma internazionale della lotta contro le invasioni di cavallette nell’Africa Orientale. Sullo sfondo della sospensione degli aiuti finanziari da molti Paesi che in questo periodo della pandemia concentrano le proprie risorse finanziarie nella loro lotta interna contro la diffusione del COVID-19, la donazione russa di 10 milioni di dollari è stata definita dalla FAO “una decisione molto coraggiosa”. Anche il business russo diventa sempre più sensibile nei confronti delle problematiche trattate dalla FAO: per esempio il gruppo “Fosagro”, produttore leader di concimi chimici, ha donato un milione di dollari al programma “I medici del suolo”, che analizza lo stato generale e la fertilità dei terreni in tutte le parti del mondo. Infine la FAO, tramite la propria rappresentanza di Mosca, offre a tutte le persone interessate un valido canale di diffusione e di interscambio di informazioni innovative tra la Russia e tutto il mondo.

     La sicurezza alimentare è stata per quasi un secolo uno dei problemi più acuti sia per l’Unione Sovietica che per la Russia post sovietica. Invece negli ultimi 20 anni i banchi dei negozi della Russia, dal Mare Baltico all’Oceano Pacifico, si sono riempiti di generi alimentari di tutti i tipi possibili e immaginabili. Inoltre le sanzioni antirusse da parte dell’Occidente e il successivo embargo che Mosca ha posto sulle importazioni di alcuni tipi di generi alimentari (frutta e ortaggi, carni; formaggi ecc.), dagli Stati Uniti e dai Paesi della UE, tra cui l’Italia, hanno dato una spinta allo sviluppo accelerato dell’industria agroalimentare russa. Come valuta la FAO la situazione attuale e le prospettive di sviluppo della sicurezza alimentare della Russia?

Le tematiche della sicurezza alimentare nel mondo e nei singoli Paesi si trovano alla base del nostro lavoro quotidiano. Una volta all’anno la FAO pubblica il suo rapporto fondamentale intitolato “Sullo stato della sicurezza alimentare nel mondo”. Attualmente la situazione è ambigua: da una parte la crescita della popolazione della Terra supera la diffusione della fame nel mondo. Ma dall’altra parte, in termini assoluti, il numero di persone che soffrono la fame nel mondo purtroppo aumenta in media di 10 milioni di persone all’anno. Secondo le stime della FAO attualmente 821 milioni di persone nel mondo soffrono ancora la fame. Dopo decenni di miglioramento, dal 2015 il trend positivo ha invertito la rotta. Anche se la situazione rimane stabile a livello globale, il numero assoluto è in continuo peggioramento. La fame continua a crescere soprattutto in Africa e, in misura minore, nell’America Latina e nell’Asia Orientale. Per quanto riguarda la Russia, attualmente nel Paese soffre la fame meno dell’1,6% della popolazione (pari a 147 milioni di persone), una cifra molto modesta che può essere considerata come un errore statistico. Si tratta di un risultato eccezionale per un Paese che storicamente nello scorso secolo, dopo la guerra civile (1918), dopo la collettivizzazione staliniana (Anni Trenta del Ventesimo secolo), dopo la Seconda guerra mondiale e anche negli Anni 80-90 durante e dopo lo sfacelo dell’Unione Sovietica, ha vissuto alcuni drammatici periodi di carestia. Inoltre, su 147 milioni di abitanti della Federazione Russa, nel 2020 circa il 6% dichiara di non sentirsi al sicuro dal punto di vista alimentare. In tutti i Paesi sviluppati del mondo esistono ceti sociali deboli e meno protetti. In primo luogo i pensionati rimasti soli in questa vita, le famiglie incomplete, le persone marginalizzate. Vale a dire che in generale la situazione in Russia dal punto di vista della sicurezza alimentare può essere definita “una storia di successo”. In questo contesto la FAO collabora strettamente con la Russia per diffondere la sua esperienza alimentare e sociale nei Paesi che ne hanno bisogno. Una delle conquiste indiscutibili della Russia, che affonda le proprie radici ancora nell’Unione Sovietica, è il sistema di ristorazione scolastica che garantisce pasti caldi e completi dal punto di vista nutrizionistico a tutti gli scolari.

     Il 21 gennaio scorso il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha varato una nuova edizione della “Dottrina della sicurezza alimentare della Federazione Russa”. Perché, secondo Lei, è diventato indispensabile varare un documento così importante nel periodo attuale? Gli esperti della FAO hanno partecipato alla stesura della Dottrina russa?

Ovviamente seguiamo con molta attenzione l’evoluzione degli atti legislativi che rientrano nelle competenze della FAO e soprattutto i temi che riguardano la sicurezza alimentare. I nostri esperti non hanno partecipato direttamente ai lavori, ma sappiamo che durante l’elaborazione di questa nuova stesura della Dottrina russa il Cremlino ha usato ampiamente le raccomandazioni della FAO tra cui gli indicatori fondamentali riguardanti per esempio l’autosufficienza alimentare della Russia. Quella del 21 gennaio scorso è un’edizione aggiornata della Dottrina che tiene conto dei cambiamenti economici e sociali avvenuti in Russia negli ultimi 10 anni. Sul piano della produzione dei generi agroalimentari la Russia ha raggiunto dei risultati impensabili ancora 20-30 anni fa. In particolare il Paese ha conquistato il primato mondiale come maggiore esportatore di cereali. Negli ultimi anni la Russia ha anche avviato le esportazioni di riso. Gli agricoltori russi hanno selezionato alcune nuove tipologie di riso che crescono molto bene in Africa e tra poco il riso russo, proveniente dalle risaie di Kuban, verrà coltivato in Uganda. Riassumendo posso dire che non soltanto la FAO, ma l’intero sistema delle Nazioni Unite ha appreso con molta soddisfazione la decisione del presidente, Vladimir Putin, di sintonizzare i maggiori progetti nazionali della Russia con i rispettivi documenti dell’ONU che tracciano le prospettive di sviluppo del mondo intero fino al 2030.

     Uno dei temi di grande attualità è la pandemia del COVID-19. In Russia, come in molti altri Paesi industrializzati, i produttori e gli importatori sono riusciti a soddisfare a pieno la domanda della popolazione di generi alimentari. Dopo un breve periodo di agitazione, quando la domanda ha superato l’offerta, la situazione in Russia è tornata alla normalità. E i consumatori sono tornati a interrogarsi della qualità e la sicurezza dei generi alimentari venduti in Russia, in primo luogo nel segmento del mass-market. La Rappresentanza della FAO in Russia manda i suoi esperti internazionali a partecipare ai test dei generi alimentari oppure trasmettono ai produttori russi le proprie raccomandazioni riguardo alla qualità e alla sicurezza dei generi alimentari in vendita in questo Paese?

La pandemia della nuova specie di coronavirus, il COVID-19, ha messo in pericolo la sicurezza alimentare di moltissimi Paesi del mondo dai più ricchi ai più poveri. Sono state compromesse le fonti di guadagno e di esistenza di tutti gli anelli della catena produttiva alimentare, dai produttori di generi alimentari, alle aziende di trasformazione dei prodotti, alle società di trasporto e infine alle reti commerciali. Secondo le stime degli esperti della FAO, la pandemia del COVID-19 minaccia di aumentare di 80-132 milioni di persone il numero delle persone che nel 2020 soffriranno la fame nel mondo. Ricordiamo che il concetto della sicurezza alimentare è composto da quattro parametri fondamentali, che vanno dalla produzione di cibo al consumo. Attualmente la produzione di cibo nel mondo è più che abbondante. Il secondo fattore è legato all’accesso alle risorse di cibo. L’emergenza del coronavirus ha danneggiato molto seriamente le tradizionali catene di distribuzione, i sistemi nazionali e internazionali di trasporto, i rapporti tra gli esportatori e gli importatori. Il terzo aspetto della sicurezza alimentare è legato all’accessibilità economico-finanziaria dei consumatori alle risorse alimentari. In parole povere il cibo deve costare cifre ragionevoli affinché i consumatori siano in grado di comprarlo. Non va bene a nessuno quando i negozi sono pieni di cibo, ma la popolazione locale non ha quattrini abbastanza per comprarlo. Infine arriviamo alle problematiche del consumo del cibo prodotto, agli sprechi, al riciclaggio degli scarti. In una situazione ideale tutto il cibo prodotto dev’essere consumato dalla popolazione con una percentuale di perdita minima. Purtroppo la situazione è ancora lontana dall’ideale. Per quanto riguarda la qualità dei generi alimentari in Russia, come in tutto il mondo, le caratteristiche del cibo vengono regolamentate dagli standard molto rigidi raccolti nel Codex Alimentarius. E le norme sanitarie che sono in vigore in Russia sono identiche o addirittura molto più rigide rispetto a quelle internazionali, elaborate dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla stessa FAO. Si può affermare che grazie alla fitta rete nazionale russa dei centri di sorveglianza e di controllo, la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari si trovano attualmente a un livello molto elevato.

     Non è un segreto che le sanzioni occidentali contro la Russia e il successivo embargo del Cremlino hanno colpito duramente molti produttori ed esportatori italiani. Secondo una recente analisi della Coldiretti, le esportazioni agroalimentari del “Made in Italy” verso la Russia hanno perso oltre 1,2 miliardi negli ultimi sei anni. La FAO può influenzare in qualche maniera le posizioni dei Governi nazionali e in particolare di quelli Occidentali, affinché venga abolito il regime delle sanzioni e degli embarghi e venga invece ripristinato il normale regime degli scambi commerciali internazionali?

Si tratta di una sfera extra economica, nella quale la FAO cerca di non interferire. Allo stesso tempo alla FAO – ed è la nostra posizione di principio – non piacciono restrizioni di alcun genere. Specie nel commercio interno ed estero. Siamo a favore del pieno rispetto delle norme e delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), siamo a favore dell’internazionalizzazione della produzione e della distribuzione di prodotti e servizi, siamo a favore della giusta divisione internazionale del lavoro, siamo a favore della diversità e del diritto dei consumatori di scegliere a propria discrezione produttori e prodotti, siamo a favore dell’eliminazione delle monoculture. Vale a dire che la FAO si pronuncia con risolutezza a favore del libero commercio internazionale dei generi alimentari, delle materie prime e della tecnica agroalimentare in base alle regole della WTO. È chiaro che viviamo in un mondo lontano dall’ideale, in un mondo che si muove sui binari della grande politica, in un mondo nel quale spesso prevalgono gli interessi politici mentre quelli economici e commerciali passano in secondo piano. Durante l’emergenza del COVID-19 la FAO si è rivolta con un forte appello ai Governi mondiali affinché non ricorressero agli strumenti protezionistici nel commercio dei generi alimentari. Mentre alcuni Paesi-produttori del riso hanno messo il veto sull’export, causando un’impennata dei prezzi sui mercati internazionali, la Russia ha introdotto delle quote molto morbide sull’export dei cereali, risultate in una domanda standard nel periodo precedente al nuovo raccolto, ovvero dall’aprile al giugno del 2020. Grazie alla posizione della FAO durante l’emergenza del coronavirus, il mondo ha evitato di sprofondare in una crisi agroalimentare. La FAO usa la politica del soft power per garantire l’equilibrio del commercio globale basato sulle regole della WTO, per garantire l’equilibrio degli interessi dei produttori e dei consumatori.

Coldiretti: con sanzioni anti russe persi 1,2 miliardi di euro per il “made in Italy”
Negli ultimi sei anni a causa delle sanzioni occidentali contro la Russia e il rispettivo embargo del Cremlino che ha colpito duramente tutta una lista di prodotti europei, le esportazioni agroalimentari italiane verso la Russia hanno perso oltre 1,2 miliardi di euro. Il divieto, deciso da Mosca nel 2014, ha messo al bando le esportazioni occidentali di frutta e di verdura, di formaggi, di carni e di salumi, di pesce.
È quanto emerge da una recente analisi della Coldiretti sugli effetti della decisione dell’Unione Europea di prorogare per altri sei mesi le sanzioni alla Russia che hanno portato il presidente Vladimir Putin a decidere l’embargo con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 e più volte rinnovato come ritorsione. In un recente rapporto la Coldiretti ha definito come “insostenibile” il costo per l’Italia e per tutti i produttori agroalimentari dell’Unione Europea e ha auspicato che “si riprenda il più presto possibile la via del dialogo con Mosca, soprattutto alla luce delle tensioni legate alla Brexit, ai dazi americani e agli effetti negativi su economia ed occupazione provocati dall’emergenza del coronavirus”.
“L’agroalimentare italiano – hanno sottolineato gli esperti della Coldiretti – è l’unico settore colpito direttamente dall’embargo che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti presenti nella lista nera, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, dal latte ai latticini, dalla frutta agli ortaggi e alla verdura”.
Secondo la Coldiretti al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge “la beffa” della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che vedere con il vero “made in Italy”, prodotti nei Paesi dell’America Latina (“parmesan” dell’Uruguai), in Russia (mozzarella, robiola) o nei Paesi non colpiti dall’embargo come scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta prodotti in Bielorussia, salame Milano e Gorgonzola di produzione Svizzera e infine Reggianito di origine brasiliana o argentina. I danni molto più ampi riguardano infine lo sviluppo della ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. “Un blocco già molto gravoso per l’Italia che – ha scritto alla fine la Coldiretti - deve ora affrontare le ulteriore e quanto drammatiche difficoltà provocati dall’emergenza del COVID-19”.



 

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