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EDITORIALE N.315

Il programma post-COVID del Cremlino: la Russia tra i cinque Paesi-leader del mondo

Il presidente, Vladimir Putin, firma il decreto sullo sviluppo economico e sociale della Russia fino al 2030 - Secondo gli analisti russi l’egemonia degli Stati Uniti sta per finire – Oltre alla Russia tra i nuovi Paesi-leader globali vi sono anche la Cina e l’India - La Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali - Nel 2020 la pandemia influenzerà l’afflusso di investimenti diretti esteri nell’economia russa, ma l’impatto non sarà significativo.


l presidente della Russia, Vladimir Putin, ha firmato il decreto sullo sviluppo economico e sociale del Paese fino al 2030. Nei prossimi anni la crescita annua del Pil russo dovrà superare nettamente la media mondiale, la speranza di vita non dovrà essere inferiore a 78 anni, mentre il numero delle persone che vivono al di sotto del livello della povertà dovrà essere ridotto di almeno due volte. Inoltre entro il 2030 la crescita degli investimenti nell’economia dovrà superare del 70% i risultati, registrati nel 2020. L’export di prodotti non-energetici dovrà crescere del 70%, mentre il numero dei lavoratori delle piccole e medie imprese e dei lavoratori autonomi dovrà salire dagli attuali 18,8 milioni a 25 milioni di persone.
Si tratta di un programma piuttosto ambizioso per una Russia che nel frattempo è stata inclusa dagli analisti russi e internazionali nel gruppo dei cinque Paesi leader globali del futuro mondo. Gli Stati Uniti, al contrario, non deterranno più il titolo di potenza mondiale, ma saranno altri Stati a contendersi il posto di leader. Lo ha affermato l’analista politico Dmitrij Zhuravlev, direttore dell’Centro di ricerca russo per i problemi regionali.
“Quando ci riferiamo agli Stati Uniti come leader assoluto, ricordiamo che sono diventati un egemone mondiale solo nel 1991, ovvero dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ma ora quest’epoca è finita”, ha sottolineato Zhuravlev.
Secondo l’esperto, oltre alla Russia, vi sono ora tra i leader Cina e India. Tuttavia, al momento la Russia occupa solo il quarto posto nella lista. Zhuravlev ha osservato che, nonostante l’attuale ritardo, dal punto di vista strettamente scientifico la Russia ha un enorme potenziale, ma, purtroppo, “la scienza non sempre funziona come ci si aspetta nei meccanismi di mercato”.
Inoltre, nonostante le attuali difficoltà economiche legate alla pandemia di COVID-19, nel 2019 la Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali. Lo dimostrano i dati della società di consulenza internazionale EY relativi all’Investment attractiveness dell’Europa nel 2019. In cima alla classifica, in termini di investimenti diretti esteri in Russia, lo scorso anno si è posizionata la Germania: il dato è aumentato del 50% rispetto al 2018 (36 progetti).
Il secondo posto è stato condiviso da Cina e Francia che hanno investito in 22 progetti ciascuno. Gli Stati Uniti sono invece scesi al quarto posto nel 2019, sebbene nel 2018 gli investitori americani fossero i leader quanto a numero di investimenti diretti esteri in Russia.
Come nei quattro anni precedenti, il settore principale per gli investitori esteri in Russia è stato quello agroalimentare (41 progetti). Ovviamente, il successo dell’industria alimentare è garantito in primis dalle produzioni legate alla politica di sostituzione delle importazioni. Germania, USA e Paesi Bassi investono maggiormente nel settore agricolo.
Il secondo posto è invariabilmente occupato dalla produzione di macchinari e attrezzature, anche se nel 2019 il numero di investimenti diretti esteri in questo settore è diminuito rispetto al 2018, passando da 29 a 23 progetti. In questo caso i leader degli investimenti sono Germania, USA e Finlandia.
Si prevede che nel 2020 la pandemia influenzerà l’afflusso di investimenti diretti esteri nell’economia russa, ma l’impatto non sarà significativo. Secondo Aleksandr Ivlev, managing partner di EY per i Paesi CSI, “sebbene la Russia abbia risentito dell’impatto della crisi economica associata alla pandemia e al calo dei prezzi del petrolio, i progetti precedentemente avviati sono ancora in fase di attuazione e si stanno sottoscrivendo nuovi accordi. A maggio 2020 abbiamo analizzato tutti gli accordi sottoscritti nel 2019. Il 34% dei progetti è già in fase di completamento, il 65% continuerà quest’anno e solo per l’1% non è stato ancora confermato un proseguimento. Questi dati sono, in media, migliori delle stime europee e testimoniano che i progetti di investimento diretto estero in Russia sono consolidati e a lungo termine”.
La politica economica perseguita dalle autorità russe negli ultimi anni ha permesso di affrontare “in buona forma” la crisi associata alla diffusione del coronavirus, ha dichiarato il Rappresentante permanente della Banca Mondiale in Russia, Renaud Seligmann, durante un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa RIA Novosti.
“Riteniamo che le politiche macroeconomiche e fiscali delle autorità negli ultimi anni abbiano permesso alla Russia di affrontare questa crisi in buona forma in termini di livello di debito verso il PIL (circa il 14%), riserve esterne, ammontare del Fondo nazionale per il Welfare, tasso di cambio fluttuante. La Russia ha affrontato la crisi meglio di molti Paesi con economie simili”, ha dichiarato Seligmann.
Il Cremlino si è concentrato fin da subito sulle misure per sostenere l’economia, che rappresentano quasi il 4% del PIL. “La Russia ha speso quanto ha potuto senza ricorrere al Fondo nazionale per il welfare e senza limitare le sue capacità di sostenere l’economia in futuro”, ha aggiunto Seligmann, secondo cui “le riduzioni del 19 giugno e del 23 luglio del tasso della Banca Centrale russa rispettivamente al 4,5% e al 4,25% sono state molto appropriate nella situazione di emergenza causata dal coronavirus”. Secondo Seligmann, “un maggiore stimolo fiscale combinato con la politica monetaria contribuirà ad accelerare il ritmo della ripresa”. La Banca Mondiale ritiene che la ripresa economica della Russia dal coronavirus avrà luogo nella seconda metà del 2020. Secondo Apurva Sanghi, capo economista per la Russia presso la Banca Mondiale, “lo scenario di base prevede che la ripresa dell’economia russa inizierà nella seconda metà del 2020”. La Banca Mondiale stima un calo dell’economia russa pari al 6% per il 2020, la regressione più profonda negli ultimi 11 anni. Nei prossimi anni il PIL tornerà a crescere del 2,7% nel 2021 e del 3,1% nel 2022. Il governo russo è più ottimista: il Cremlino ritiene che l’economia subirà un calo del 4,8% nel 2020, mentre l’inflazione rimarrà al di sotto del 4 per cento.

 

La Russia sta per avviare la produzione di massa del vaccino anti-COVID
Fanno ben sperare le notizie che arrivano dalla Russia in merito alla ricerca per un vaccino contro il Coronavirus. Il ministero della Difesa, che coordina l’elaborazione dell’antidoto, ha annunciato ufficialmente che tutti i volontari vaccinati hanno manifestato immunità alla malattia che da febbraio tiene sotto scacco tutto il mondo.
Il Cremlino ha categoricamente respinto le accuse della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, secondo cui “non meglio precisati hacker russi avrebbero cercato di spiare e di compromettere le analoghe ricerche in questi due Paesi”. Il 18 luglio scorso il ministro della Sanità, Mikhail Murashko, ha annunciato, che “il nuovo vaccino potrà essere ufficialmente registrato in Russia entro la seconda decade di agosto”. Secondo il presidente della Fondazione russa per gli investimenti diretti (RFPI), Kirilli Dmitriev, che finanzia le ricerche anti-COVID, “la produzione di massa del nuovo vaccino potrà essere avviata in Russia già nel mese di agosto 2020”.
Intanto in Russia, un immenso Paese che si estende per oltre 4.000 chilometri da Nord a Sud, e per 10.000 chilometri dal Mare Baltico in occidente e all’Oceano Pacifico in oriente, la diffusione della malattia sta segnando il passo: in media al giorno vengono registrati 5.475 nuovi contagi dei quali il 24% è asintomatico. Al 29 di luglio 2020 in 85 regioni e territori sono stati evidenziati in totale 828.990 casi di contagio, 13.673 decessi, mentre 620.333 persone sono guarite.
Rispetto ai risultati del maggio scorso a Mosca, che ospita circa 13 milioni di abitanti, alla fine di luglio il numero dei nuovi casi è diminuito di ben 12 volte. Il netto miglioramento della situazione epidemica a Mosca ha permesso alle autorità della capitale russa di abolire, a partire dal 13 luglio scorso, la maggior parte delle restrizioni: non è più obbligatorio indossare le mascherine per strada e il business ha potuto tornare a funzionare normalmente. Sono stati riaperti ristoranti, bar, caffè, palestre, asili nido. Infine, a partire dal 1° di agosto le compagnie aeree russe potranno riprendere i voli internazionali.


LA PANDEMIA IN RUSSIA IN CIFRE (29.07.2020)

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