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EDITORIALE N.307

In aumento l’afflusso di investimenti nell’economia russa

Sondaggio: cresce l’ottimismo del business russo e internazionale – Il premier, Dmitrij Medvedev: “Le sanzioni economiche e finanziarie occidentali contro la Russia non hanno influenzato l’interesse degli investitori esteri a lavorare con i mercati russi” – In aumento gli investimenti esteri nel debito pubblico russo – Dal 31° al 28° posto: la Russia è stata promossa nel rating di ottobre 2019 “Doing Business”.


ella seconda metà del 2019, l’ottimismo del business russo in termini di attrazione degli investimenti ha raggiunto livelli da record. A dimostrarlo sono i risultati di un’indagine sociologica condotta da IHS Markit. Secondo i dati dell’indagine, la quantità di imprese private in Russia che prevedono una crescita degli investimenti nel 2020 ha superato del 22% il numero dei pessimisti. È il miglior risultato da febbraio 2012. Ciò vale sia per le aziende manifatturiere, sia per i fornitori di servizi.
Le aziende russe prevedono dunque un incremento della propria attività commerciale per il prossimo anno e la attribuiscono principalmente allo sviluppo di nuovi prodotti e agli investimenti in attrezzature.
Anche il governo russo si aspetta un aumento dell’afflusso di investimenti nell’economia. Come ha dichiarato il primo ministro Dmitrij Medvedev, “Le sanzioni economiche e finanziarie occidentali contro la Russia non hanno influenzato l’interesse degli investitori esteri a lavorare con i mercati russi”.
“Al contrario, anche dopo l’introduzione delle sanzioni anti-russe, il volume degli investimenti ha continuato a crescere”, ha ribadito Medvedev durante una riunione del Consiglio consultivo dedicato all’attrazione degli investimenti esteri nell’economia russa (CCI).
Negli ultimi cinque anni, gli investimenti esteri sono aumentati del 50% circa. Secondo Medvedev, oggi l’ammontare totale degli investimenti di capitale da parte delle aziende che operano sul mercato russo con il supporto del CCI è pari a circa 180 miliardi di dollari.
Un esempio del suddetto interesse è rappresentato dalla crescita degli investimenti esteri nel debito pubblico russo. Secondo la Banca Centrale russa, a settembre 2019, i non residenti hanno aumentato i loro investimenti in OFZ (obbligazioni di prestito federale) di 37 miliardi di rubli, ovvero dell’1,4%, fino a un ammontare di 2.617 miliardi di rubli. Pertanto, il volume degli investimenti in titoli di Stato dei non residenti ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando il precedente livello record registrato due mesi prima.
Allo stesso tempo, il tema della stabilità e della prevedibilità dei meccanismi normativi in Russia preoccupa gli investitori esteri. Aumentare la stabilità e la prevedibilità del contesto economico e finanziario nel paese sarà il compito principale del governo russo nel prossimo futuro. Lo ha dichiarato il capo del Ministero dello Sviluppo Economico, Maksim Oreshkin.
Nel nuovo rating di ottobre “Doing Business 2020” della Banca Mondiale, la Russia è salita dal 31° al 28° posto. Secondo il presidente russo, Vladimir Putin, entro il 2024 la Russia dovrebbe essere tra i primi 20 paesi del mondo.
“I frequenti cambiamenti di condizione e la scarsa prevedibilità rappresentano le maggiori preoccupazioni per gli investitori, poiché, pur avendo perfezionato le procedure, ora dobbiamo far fronte alla stabilità. Questo è il compito principale del governo nel prossimo futuro”, ha dichiarato il ministro Oreshkin.
Molta attenzione all’analisi dei problemi che ancora frenano l’afflusso degli investimenti nell’economia della Russia e più in generale nei Paesi dell’Unione economica euroasiatica è stata dedicata al Dodicesimo Forum economico euroasiatico, che si è svolto a Verona tra il 24 e il 25 ottobre scorsi.
Come ha dichiarato all’apertura dei lavori del Forum il presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia” e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico “il reale interesse dell’Unione Economica Eurasiatica e della Russia è che l’Unione Europea sia quanto più compatta, forte e indipendente per cogliere appieno le grandi opportunità di business che si aprono nello spazio eurasiatico sino alla Cina e all’India, non solo per produrre ricchezza per i Paesi europei ma anche per concorrere allo sviluppo dell’economia internazionale, che è presupposto indispensabile per il mantenimento della pace”.
Per il professor Fallico “il problema non consiste nello scegliere tra Ue, l’Uee o la Belt and Road Initiative. Le tre organizzazioni sono complementari e possono operare sinergicamente. A tale riguardo preoccupa constatare che il Vecchio Continente, che per migliaia di anni ė stato il faro della civiltà mondiale e vanta una grande cultura umanistica e industriale, è percorso da forti movimenti separatisti, populisti, xenofobi e sovranisti”.
Purtroppo “in questo momento non è la politica che porta avanti l’economia, ma la frena”. Lo ha dichiarato al Forum di Verona il presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli, Romano Prodi, secondo cui “assistiamo a una frammentazione delle economie e dei mercati mondiali che non porta da nessuna parte, mentre dovremmo gestire la globalizzazione che è l’alimento stesso dello sviluppo dell’economia”.
“In questo momento delicato – ha sottolineato Prodi - in cui cominciamo a subire le conseguenze di nazionalismi, chiusure e conflitti economici paralleli non abbiamo ancora opposto un’azione politica. Sono comunque abbastanza ottimista, mi auguro di poter avere un’Europa protagonista del cambiamento perché sta maturando nei singoli Paesi l’idea che un Continente che è sempre vissuto di aperture non possa andare avanti con chiusure economiche. Mi auguro che questa coscienza che sta lentamente prendendo piede anche con timidi sforzi di legare l’economia mondiale si traduca presto in un’azione politica comune che guidi l’economia e non la freni”.
Infatti per il professor Fallico, l'ideatore dei vertici annuali a Verona, “l’Unione economica Eurasiatica e la Russia hanno altrettanto interesse nel disgelo delle loro relazioni politiche ed economiche con gli Stati Uniti, che possono svolgere un ruolo vitale per lo sviluppo economico mondiale e per disinnescare i conflitti bellici che attualmente affliggono varie regioni del mondo, causando un flusso migratorio di dimensione biblica di poveri disperati dall’Asia e dall’Africa verso l’Europa. Non possiamo, tuttavia, non ricordare la delicatezza, se non la criticità, dell’attuale situazione internazionale che minaccia seriamente non soltanto lo sviluppo dell’economia, ma anche la pace nel mondo. È urgente rendersi conto che per il bene di tutti è necessario passare da una concezione monopolare della governance mondiale a quella multipolare”.



Da Aeroflot alle ferrovie russe: Mosca prepara le nuove grandi privatizzazioni

Transneft, Ferrovie russe, Aeroflot, Rosseti e Rushydro: sono i “gioielli della corona” che il ministero russo delle Finanze vorrebbe includere nel piano di privatizzazioni in calendario tra il 2020 e il 2022. Con l’intenzione di ridurre la quota del governo in queste compagnie al 50% più un’azione. Lo ha dichiarato il viceministro delle Finanze russo, Aleksej Moiseev.
Il monopolio degli oleodotti Transneft, ha aggiunto Moiseev citato dall’agenzia Reuters, non avverrebbe prima del 2021. Nel caso di Aeroflot la quota disponibile non sarebbe elevata, poiché attualmente il pacchetto in mano al governo è pari al 51,17% delle azioni. In realtà, i vari ministeri interessati al piano di privatizzazione hanno posizioni diverse, con il ministro delle Finanze Anton Siluanov più incline a piani più ambiziosi di quelli del ministero dello Sviluppo economico. Il mese scorso Siluanov ha dichiarato che nel momento in cui il governo non è costretto a cercare risorse aggiuntive per il budget, le privatizzazioni non devono assolvere a una funzione finanziaria ma diventare misura strutturale per aumentare il ritmo della crescita. Il Sole 24 Ore, 07.11.2019

 

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