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EDITORIALE N.306

Da Nizhnij Novgorod a Verona: l'Associazione "Conoscere Eurasia" e Banca Intesa Russia intensificano il dialogo tra l'Eurasia e l'Italia

Banca Intesa Russia e l’Associazione “Conoscere Eurasia” hanno organizzato la prima Sessione itinerante a Nizhnij Novgorod del Forum economico eurasiatico di Verona – Per il presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione “Conoscere Eurasia”, Antonio Fallico, “il potenziale per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa è molto più alto rispetto ai livelli attuali” - Dodicesima edizione del Forum Economico Eurasiatico di Verona: una discussione attenta e profonda dei temi globali dalla finanza alla rivoluzione industriale, alla sicurezza energetica europea e mondiale, all’economia digitale.


l 4 ottobre scorso, nella città di Nizhnij Novgorod, si è svolta la prima Sessione itinerante del Forum economico eurasiatico di Verona. L’evento, molto atteso dalle autorità e dal business locale, è stato dedicato all’analisi delle prospettive per una cooperazione economica e commerciale tra l’Italia e la regione di Povolzhje, uno dei maggiori territori industriali della Russia.
La Sessione itinerante è stata organizzata da Banca Intesa Russia, dall’Associazione “Conoscere Eurasia”, dalla Fondazione “Roskongress”, dal Forum economico di San Pietroburgo, dal Governo della regione di Nizhnij Novgorod in collaborazione con la Corporazione per lo sviluppo della regione di Nizhnij Novgorod, con l’Unione russa degli imprenditori e degli industriali e con l’Associazione degli imprenditori italiani in Russia (GIM-Unimpresa).
I partecipanti hanno deciso di concentrarsi su tutta una serie di settori chiave per la cooperazione bilaterale, dall’industria metalmeccanica, alle innovazioni e all’high-tech.
Durante l’evento sono intervenuti il primo vice-governatore della regione di Nizhnij Novgorod, Andrej Betin, alcuni ministri del Governo della regione, molti rappresentanti delle autorità russe, gli imprenditori italiani e russi.
Nel 2018 l’interscambio economico-commerciale tra la regione di Nizhnij Novgorod e l’Italia è stato pari a 175 milioni di dollari. L’Italia si è così trovata al 14° posto nella classifica dei maggiori partner economici di questa regione russa. I partecipanti della Sessione sono giunti alla conclusione che il potenziale per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa è molto più alto rispetto ai livelli attuali e hanno tracciato delle linee concrete per lo sviluppo di una collaborazione economica, commerciale e nel campo degli investimenti.
“Le complicazioni geopolitiche, la confusione che domina i mercati globali, la crescente imprevedibilità, le sanzioni e molte altre difficoltà oggettive e soggettive sono tutti fattori che rallentano lo sviluppo di una cooperazione”, ha sottolineato il presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione “Conoscere Eurasia”, Antonio Fallico, secondo cui “non ha alcun senso aspettarsi che i problemi spariscano come per miracolo e che la situazione globale migliori da sola”.
Per il professor Fallico “è la diplomazia del business a dover giocare un ruolo importante per lo sviluppo di una collaborazione dinamica e vantaggiosa. L’esperienza di Banca Intesa Russia indica che si può raggiungere il successo anche in condizioni particolarmente ostili. Spero che la nostra Sessione itinerante ci permetta di compiere un primo passo verso un salto qualitativo nella cooperazione economica tra l’Italia e Nizhnij Novgorod, uno dei territori chiave della Russia e che presenta ottime prospettive di crescita”.
Banca Intesa, la banca russa del Gruppo Intesa Sanpaolo, ha tradizionalmente investito sia nei settori chiave dell’economia russa, sia nel sostegno creditizio alle piccole e medie imprese russe.
Attualmente Banca Intesa Russia gestisce oltre il 50% degli interscambi commerciali tra la Russia e l’Italia. Il Cremlino apprezza molto la partecipazione di Banca Intesa Russia al finanziamento dei progetti strategici su tutto il territorio del Paese, da Kaliningrad (Mare Baltico) a Vladivostok (Oceano Pacifico).
Il potenziale di sostegno finanziario e creditizio che Banca Intesa Russia può offrire ai propri clienti è piuttosto ampio, ma la realizzazione di alcuni progetti – e lo hanno riconosciuto anche i partecipanti della Sessione a Nizhnij Novgorod - è ostacolata dalla mancanza di garanzie statali sufficienti a salvaguardare gli investimenti esteri.
Il 10 ottobre, durante una riunione del governo russo, il Primo ministro, Dmitrij Medvedev, ha ordinato che il progetto di legge “sulla salvaguardia e la promozione degli investimenti” venga presentato per l’approvazione il più presto possibile. Medvedev ha ricordato di aver già parlato di questo documento il 12 settembre al Forum finanziario di Mosca, e ha osservato che la discussione circa il disegno di legge “è andata per le lunghe”. Secondo Medvedev “è naturale, perché tutti vogliono contribuire e allo stesso tempo creare le condizioni per regolamentare questo tipo di relazioni a lungo termine". Naturalmente, è necessario tener conto sia delle specificità di alcuni settori industriali, sia della necessità di determinare le norme generali attraverso cui tutelare gli interessi degli investitori. Ma non c'è più tempo per le proroghe ed è giunto il momento di “prendere una decisione finale”. Il Primo ministro ha infatti sottolineato che questo disegno di legge è necessario sia per gli investitori sia per gli imprenditori. La nuova legge dovrebbe prevedere condizioni speciali per gli imprenditori che hanno avviato grandi progetti di investimento entro una certa data. Inoltre, l’investitore e lo Stato dovranno fissare, tramite un accordo speciale, un periodo durante il quale le condizioni per il business non subiranno modifiche se l’imprenditore adempirà ai suoi obblighi. “Secondo una previsione ottimistica, la nuova legge russa permetterà di rastrellare investimenti pari a un minimo di 20 trilioni di rubli”, ha dichiarato Medvedev.
Aumentare l’afflusso degli investimenti nell’economia russa e quindi sviluppare imprese moderne e competitive altamente tecnologiche rappresentano ora i compiti più urgenti per il Cremlino. Grazie al sostegno delle imprese che operano nel campo della sostituzione delle importazioni, negli ultimi cinque anni la Russia ha ridotto le importazioni alimentari del 31,2%, fino a 29,8 miliardi di dollari nel 2018. Cinque anni fa, nell’agosto 2014, la Russia aveva vietato l’importazione di alcuni prodotti agricoli, materie prime e alimenti da Stati Uniti, UE, Canada, Australia e Norvegia, che in precedenza avevano imposto sanzioni contro il paese. Il divieto ha interessato carne, insaccati, pesce e frutti di mare, verdura, frutta, formaggi, in particolare il parmigiano, e altri prodotti lattiero-caseari. Con la persistenza delle sanzioni occidentali, la Russia ha prolungato la sua risposta: l’embargo sarà ora in vigore fino alla fine del 2020. Negli ultimi cinque anni, la Russia ha ridotto le importazioni alimentari del 31,2%, passando da 43,3 miliardi di dollari nel 2013 a 29,8 miliardi di dollari nel 2018.


Dodicesima edizione del Forum Economico Eurasiatico di Verona

Antonio Fallico, presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia” e di Banca Intesa Russia: “Forum è piattaforma internazionale per business da e verso Unione economica eurasiatica”

Finanza, trasporti e infrastrutture, rivoluzione industriale 4.0 ed economia digitale ma anche geopolitica, sicurezza energetica europea con un focus sull’oil&gas e le sfide globali che dovranno affrontare la cooperazione internazionale e il business, dall’Atlantico al Pacifico. Sono stati questi macro-temi della Dodicesima Edizione del Forum Economico Eurasiatico, il vertice organizzato dall’Associazione “Conoscere Eurasia”, Roscongress e Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo che si è svolto a Verona il 24 e il 25 ottobre scorsi presso il Palazzo della Gran Guardia.
Di fronte ai partecipanti del Forum sono intervenuti circa 60 speaker internazionali tra politici, diplomatici, istituzioni e top manager delle aziende sistemiche di Italia, Europa e Unione Economica Eurasiatica (Ueea, l’alleanza di integrazione commerciale tra Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan che vale un mercato di oltre 180 milioni di abitanti), in un confronto che ha coinvolto anche fondi di investimento, delegazioni commerciali provenienti da 40 Paesi del mondo e una platea composta da oltre mille aziende nazionali ed estere. Il Governo italiano è stato rappresentato dal ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola e il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. A margine del Forum Economico Eurasiatico, sono stati anche firmati numerosi accordi commerciali tra aziende italiane e i rispettivi partner della Russia e dell’Unione Economica Eurasiatica. In particolare nel settore del gas naturale liquefatto sono stati siglati due contratti di fornitura e componentistica tra uno dei più grandi produttori russi e alcune imprese italiane del settore per un valore complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro.
“Il Forum è l’unica piattaforma internazionale di dialogo e di connessione del business da e verso l’Unione Economica Eurasiatica, che rappresenta il mercato di congiunzione naturale verso la Cina – ha dichiarato prima dell’apertura dei lavori l’ideatore dell’evento, Antonio Fallico, presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia” e di Banca Intesa Russia -. In uno scenario geopolitico dominato da un’incertezza cronica e da un rallentamento della crescita dell’economia globale che non risparmia alcun Paese, da Ovest a Est, - ha sottolineato Fallico - occorre ripensare e recuperare la cooperazione con un’area non solo strategica ma anche vitale per le imprese italiane ed europee. Il Forum Economico Eurasiatico, quindi, vuol essere una spinta in favore non solo della reciprocità commerciale ma anche di quella imprenditoriale. In Russia, ad esempio, l’Italia è solo 15-o tra i Paesi investitori: un ranking notevolmente più basso rispetto a quello occupato dall’Italia nell’interscambio commerciale, dove occupa la quinta posizione al mondo”.

Export: made in Italy in Eurasia riparte dalla meccanica
Interscambio Italia-Ueea a +23,9% nel biennio 2017-2018 a 25 miliardi di euro - Tra i distretti bene meccanica, agroalimentare, oreficeria e macchinari
Idrocarburi e meccanica spingono a 24,9 miliardi di euro (2018) gli scambi commerciali tra Italia e Unione economica eurasiatica (Ueea - Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia), in risalita del 23,9% nel biennio 2017-2018 rispetto al minimo storico registrato nel 2016 (20,1 miliardi di euro). E anche nel primo semestre 2019, grazie soprattutto a un’impennata degli ordini dal Kazakistan, il trend commerciale si mantiene positivo (+7,1%, a quasi 13 miliardi di euro) con l’export italiano a +7,2% (4,6 miliardi di euro). È quanto evidenziato nel Rapporto Commercio e geopolitica della Ueea della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo realizzato per il Dodicesimo Forum Economico Eurasiatico.
Il quadro che emerge, a cinque anni dalla nascita dell’Unione Eurasiatica, è di una forte complementarietà tra i campioni del made in Italy e un mercato eurasiatico da 180 milioni di abitanti, da cui proviene quasi il 25% degli approvvigionamenti minerari dell'Italia. Protagonisti della crescita nel biennio 2017-18, i macchinari meccanici (+9,9% medio annuo, a 2,6 miliardi di euro nel 2018), tessile e abbigliamento (+4,5% m.a. a 1,7 miliardi di euro), gli apparecchi elettrici (+46% m.a., a 846 milioni di euro), l’agroalimentare (+20% m.a., a 583 milioni di euro), i farmaceutici e altre manifatture in grado di reagire alla crisi geopolitica e di segnare significative crescite, con un valore complessivo dell’export tricolore a 9,2 miliardi di euro nel 2018 (Istat). Un trend positivo ma ancora troppo timido, se si considera che sul 2013 - anno di picco pre-sanzioni e pre-crisi petrolifera - il valore dell’interscambio è tuttavia ancora in contrazione del 31%.
“Il livello degli scambi tra Italia e Unione economica eurasiatica è in risalita ma ancora a bassi regimi in ordine alle reali potenzialità – ha dichiarato Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia –, con una dinamica delle importazioni dall’Italia più accentuata rispetto a quella delle esportazioni. Se allarghiamo il confronto commerciale su scala globale ci accorgiamo inoltre che il valore tendenziale degli scambi registrato nello stesso periodo tra Ueea e resto del mondo è doppio rispetto al passo tenuto con noi”.
Tra i distretti monitorati dallo studio di Intesa Sanpaolo, nel biennio 2017-2018 si segnalano quelli specializzati in meccanica (+31%), alimentari e bevande (+22%) ed elettrodomestici (+46%). Nel primo semestre di quest’anno invece, si distinguono soprattutto le performance dei distretti della meccanica, come quella strumentale di Milano e Monza (110 mln di euro, +15,4%) o quella di Varese (20 mln di euro, +88,4%) e alcuni specialisti dell’agroalimentare, come il caffè, le confetture e il cioccolato torinese (22mln di euro, +45,1%), del sistema moda (Oreficeria di Arezzo e quella di Vicenza, entrambe a +135%), delle macchine per l’imballaggio di Bologna, della meccatronica di Reggio Emilia, delle cappe di Fabriano. In difficoltà invece la Food machinery di Parma (-72,9%), le calzature di Fermo (-21,6%, a 55 mln di euro) e gli elettrodomestici della Inox Valley di Conegliano (-21,7%, 31,3mln di euro).

Ufficio stampa Associazione "Conoscere Eurasia" – 12-o Forum Economico Eurasiatico: Ispropress
Benny Lonardi (+39 (393) 455-55-90, direzione@ispropress.it)
Simone Velasco (+39 (327) 913-16-76, simovela@ispropress.it)
Marta De Carli (+39 (393) 455-42-70, press@ispropress.it)
Eugenia Torelli (+39 (328) 661-79-21, ufficiostampa@ispropress.it)

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