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EDITORIALE N.302

Il 2020 è stato proclamato Anno dell’imprenditorialità in Russia

Secondo gli esperti, questo aiuterà a promuovere l’attività imprenditoriale tra i giovani - Uno dei compiti è quello di diffondere un’immagine positiva relativamente al fare impresa – Il presidente, Vladimir Putin: “Basta coi progetti astratti. Il popolo russo vuole da noi dei fatti concreti” - Uno dei principali obiettivi del progetto nazionale è quello di aumentare la quota delle Pmi nel Pil del Paese, che dovrà salire dall’attuale 22,3% al 32,5% entro il 2024.


Anno dell’imprenditorialità in Russia si terrà nel 2020 nell’ambito del progetto nazionale “Piccole e medie imprese e sostegno alle singole iniziative”. Il presidente russo, Vladimir Putin, che sostiene sempre attivamente lo sviluppo di iniziative imprenditoriali private nel Paese, firmerà a breve il decreto “L’anno dell’imprenditorialità nella Federazione Russa”.
Secondo il Cremlino, “questo evento permetterà di svolgere un lavoro sistematico per promuovere l’imprenditorialità tra il grande pubblico, in particolare tra i giovani, creare un ambiente informativo unificato per gli imprenditori russi e dare impulso alla promozione attiva delle imprese sui mercati esteri. “Il popolo russo non vuole più sentire da noi delle promesse astratte, la gente non vuole più ascoltare programmi e progetti, né ammirare i grafici che accompagnano tutti questi documenti. La gente esige dei risultati concreti, e subito. Dobbiamo far vedere alla gente che i processi positivi sono in costante evoluzione e ci permettono di arrivare presto ai risultati concreti”, ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, alla riunione allargata dell’esecutivo. Nel 2019, durante la fase preparatoria a livello federale, saranno condotte ricerche sociologiche per individuare l’interesse dei cittadini nei confronti dell’attività imprenditoriale. Saranno inoltre realizzate diverse campagne di informazione per creare un’immagine favorevole dell’imprenditorialità e stimolare l’interesse verso l’attività imprenditoriale, compresa la via d’uscita dalla cosiddetta “ombra” dei lavoratori autonomi. Attraverso alcune ricerche sociologiche e interviste approfondite, durante il primo anno si prevede di identificare tutti i bisogni chiave degli imprenditori e di coloro che desiderano avviare un’impresa, nonché i punti problematici dello sviluppo dell’imprenditorialità. “Capire i problemi delle imprese russe aiuterà a suggerire delle soluzioni per risolvere molte questioni”, ha dichiarato un portavoce del governo russo.
Il progetto nazionale “Piccole e medie imprese e sostegno alle singole imprese imprenditoriali” è previsto per il 2019-2024. Uno dei principali obiettivi del progetto nazionale è quello di aumentare la quota delle Pmi nel Pil del Paese dall’attuale 22,3% al 32,5% (2024), nonché incrementare il numero di dipendenti del settore da 5,8 milioni a 25 milioni di persone nei prossimi sei anni. Le autorità stanzieranno più di 480 miliardi di rubli per l’attuazione del progetto nazionale. Tale attenzione allo sviluppo del business privato in Russia è legata, in particolare, alla seria preoccupazione del Cremlino circa la costante crescita della quota statale nell’economia russa.

LE IMPRESE MEDIE E PICCOLE DELLA RUSSIA IN CIFRE


Recentemente, l’Antitrust russo ha pubblicato i risultati preliminari di un’indagine secondo cui “la quota dello Stato nell’economia della Federazione Russa è pari a più della metà, cosa che ostacola lo sviluppo della concorrenza”. “Il settore pubblico rappresenta una parte significativa dell’economia russa, nonché oltre la metà dell’economia nazionale della Federazione Russa”, hanno sottolineato gli esperti russi nella relazione. Prima della crisi economica in Russia del 1998, la quota dello Stato nell’economia russa era stimata a circa il 25%, nel 2008 era già pari al 40-45%. “Nel 2017, secondo le stime di molti esperti, la quota statale nell’economia ha superato il 60-70% e nel 2018 la situazione non è cambiata in modo significativo”, ha dichiarato l’antitrust. La quota totale delle imprese statali nell’economia russa è, secondo varie stime, pari al 7-10% del Pil. “La partecipazione dello Stato alle interazioni di mercato non solo come sviluppatore di regole e garante della loro attuazione, ma anche come attore, può avere un notevole effetto distorsivo sulla concorrenza”, si legge nella relazione dell’Antitrust. Le imprese statali create su mercati competitivi, per via dei vantaggi rispetto ai partecipanti privati, possono limitare le azioni di questi ultimi e, potenzialmente, portare all’eliminazione della concorrenza. La quota di tali imprese è superiore al 50%, ed è così ripartita: transazioni immobiliari (!6,91%), commercio all’ingrosso e al dettaglio (8,65%), agricoltura, silvicoltura, caccia, pesca e piscicoltura totalizzano il 7,49%. Come osservato dall’Antitrust, una forte presenza dello Stato nell’economia porta alla creazione di barriere allo sviluppo delle piccole e medie imprese, a una diminuzione della produttività complessiva del lavoro e a un calo dell’attività di innovazione. Allo stesso tempo, la stessa relazione dell’Antitrust “Sulla concorrenza nel 2018” rileva che, nonostante le restrizioni commerciali e le sanzioni imposte alla Russia, gli investitori esteri rimangono interessati al mercato russo, in particolare nei settori dell’esplorazione geologica e dei servizi aeroportuali. Nel 2018, il Cremlino ha approvato circa 29 operazioni di investitori esteri, con investimenti complessivi in attività strategiche per un totale di 631 miliardi di rubli, ovvero il 40% in più rispetto al 2017. Secondo l’Antitrust, la provenienza degli investitori è diversificata e comprende Germania, Italia, Qatar, Svizzera, Norvegia, Cipro e altri Paesi.

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