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EDITORIALE N.298

L'economia della Russia è stabile, ma l'inizio del 2019 non sarà semplice

Il Presidente russo, Vladimir Putin: “Le sanzioni occidentali non hanno portato solo effetti negativi, ma anche dei vantaggi all’economia russa” – Mentre molte banche russe hanno diminuito l’erogazione dei crediti alle imprese, la Banca Intesa Russia aumenta i finanziamenti dei settori strategici dell’economia del Paese - Secondo le ultime previsioni del ministero dello Sviluppo Economico, il tasso di crescita del PIL entro il 2021 accelererà fino al 3,1%, contro l’1,3% previsto per quest’anno - Secondo il Cremlino, i rapporti economici tra la Russia e il Vecchio Continente stanno vivendo una sorta di “rinascimento".


economia russa si è adattata alle sanzioni provenienti dall’estero, dall’Occidente. Nel nostro Paese, dopo la crisi del 2008-2009, il Pil era sceso del 7,8 per cento. E questo in assenza di sanzioni. Al contrario, dopo l’introduzione delle sanzioni nel 2014, il calo c’è stato, ma è stato solo del 2,5 per cento”. Lo ha dichiarato alla fine del 2018 il presidente della Russia, Vladimir Putin. Secondo il leader russo, “le sanzioni occidentali non hanno portato solo effetti negativi, ma anche dei vantaggi all’economia russa. Ci hanno costretti ad accendere il cervello in alcune aree. Sì, hanno provocato un rincaro dei prezzi nel mercato alimentare, che tuttavia si è successivamente stabilizzato. In ogni caso, vogliamo che l’economia mondiale cresca senza shock”, ha sottolineato il Presidente Putin.
Ma la mobilitazione non è finita. L’inizio del 2019 sarà un “periodo difficile” per l’economia russa, a causa di fattori sia esterni che domestici, ha dichiarato Maksim Oreshkin, ministro dello sviluppo economico della Russia, in un’intervista al canale Russia-24.
“Il periodo più difficile per l’andamento economico sarà l’inizio del 2019. In questo momento convergono diversi fattori: una situazione globale non facile, la volatilità dei mercati delle materie prime, il calo generale della domanda per i prodotti di esportazione russi per via di un rallentamento dell’economia mondiale. In Russia, in particolare, si aggiunge l’aumento dell’Iva, che divorerà una parte della domanda dei consumatori. Anche la politica della Banca Centrale russa, volta a frenare i possibili rischi di aumento delle pressioni inflazionistiche, condizionerà in modo restrittivo l’andamento economico e l’erogazione di prestiti all’inizio del 2019”, ha affermato il ministro.
Secondo gli ultimi dati, “i tassi finora in crescita dei finanziamenti alle imprese stanno iniziando a rallentare”, altro fattore che influenzerà l’economia all’inizio del 2019, ha aggiunto Oreshkin. Mentre molte banche russe hanno diminuito l’erogazione dei crediti alle imprese, la Banca Intesa Russia aumenta i finanziamenti dei settori strategici dell’economia del Paese. Di recente la Banca Intesa Russia ha erogato 30 milioni di euro al gruppo Magnezit degli Urali, il produttore leader a livello mondiale dei materiali innovativi resistenti al calore (per maggiori dettagli consultare le pagine “Italia in Russia” di questo numero di Russia24, N.d.R.).

Tuttavia, secondo il ministro, la seconda metà dell’anno “sarà più positiva”, e in generale nel 2019 la crescita del PIL della Russia raggiungerà almeno l’1,3 per cento.
Alla fine del 2018, i prezzi al consumo in Russia sono aumentati del 4,3%. L’aumento dei prezzi a dicembre, rispetto al mese precedente, ha eguagliato lo 0,8%, come riportato il 10 gennaio dall’agenzia di statistica russa, Rosstat.
In media, nel 2018, i prodotti alimentari sono aumentati del 4,7% rispetto al 2017, i prodotti non alimentari hanno subito un rincaro del 4,1%, mentre i costi dei servizi sono aumentati del 3,9%.
Rosstat ha anche corretto al rialzo la stima di crescita del PIL della Russia per il 2017, che è stata innalzata dall’1,5% all’1,6 per cento.
Aumentare la produttività del lavoro è un compito chiave per accelerare la crescita economica della Russia. Il Cremlino sta attuando un progetto nazionale per aumentare la produttività del lavoro entro il 2021, che dovrebbe portare a un aumento del PIL di un punto percentuale. Come ha dichiarato al quotidiano “Izvestija” la direttrice del dipartimento di produttività ed efficienza del ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio, Julija Urozhaeva, “a breve questo indicatore diventerà uno dei principali motori per la crescita economica del Paese”.
Allo stesso tempo, il potenziale di aumento dell’efficienza della manodopera nelle imprese dipende principalmente dalle condizioni di vendita dei prodotti, soprattutto sui mercati esteri, dicono gli esperti, secondo cui, nonostante i benefici complessivi del progetto nazionale, sarà possibile raggiungere gli indicatori sperati solo potenziando le esportazioni.
Secondo le ultime previsioni del ministero dello Sviluppo Economico, il tasso di crescita del PIL entro il 2021 accelererà fino al 3,1%, contro l’1,3% previsto per quest’anno. Secondo la direttrice del dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico, nel 2019 si lavorerà per incrementare la produttività in 31 regioni russe.
I tradizionali motori di crescita dell’economia russa sono l’agricoltura, l’industria e l’edilizia. Se la produttività del lavoro aumenterà, questi settori cresceranno a un ritmo più sostenuto, contribuendo anche a una crescita del Pil.
Il progetto nazionale “Aumento della produttività del lavoro e sostegno all’occupazione” è previsto per il periodo 2019-2024. Potranno partecipare le imprese operanti in settori non primari con un fatturato di almeno 400 milioni di rubli l’anno. Il costo totale del progetto nazionale è di 52 miliardi di rubli (784 milioni di dollari circa), di cui circa sei miliardi di rubli provengono da fonti extra-bilancio.
Nonostante il prolungamento delle sanzioni antirusse, il fatturato commerciale tra la Russia e i paesi della Ue sta crescendo. Secondo Vladimir Chizhov, rappresentante permanente della Russia nell’Unione Europea, “nei primi nove mesi del 2018, il fatturato commerciale tra la Russia e l’Unione Europea è aumentato del 21,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Inoltre, le esportazioni russe verso i Paesi dell’UE sono aumentate del 29%, mentre le importazioni russe dall’Europa sono cresciute del 7,4%. “Dall’inizio del 2017, nel commercio tra Russia e Paesi UE, si osserva la tendenza verso una crescita dinamica, consolidatasi nel 2018”, ha sottolineato Chizhov in un’intervista al quotidiano “Izvestija”. In precedenza, anche il ministro Oreshkin aveva affermato che nonostante tutto i rapporti economici tra la Russia e il Vecchio Continente stanno vivendo una sorta di “rinascimento”.




APPROFONDIMENTI DE IL SOLE 24 ORE

Monito di Putin: il mondo sottovaluta il rischio di una guerra nucleare
La maggiore novità emersa dalla conferenza stampa-fiume di fine anno (circa 4 ore) di Vladimir Putin è stata l’affermazione sui crescenti rischi di una spaventosa catastrofe nucleare, la cui eventualità è resa meno remota dall’orientamento americano verso l’uscita dall’Inf (il trattato del 1987 che regola le Intermediate-Range Nuclear Forces) e il rifiuto di Washington di negoziare sul rinnovo di un altro trattato, il New Start, in scadenza nel 2021 (che limita il numero di testate nucleari strategiche delle due parti). «Stiamo in sostanza assistendo al crollo dell’ordine internazionale del controllo degli armamenti e (all’inizio) di una nuova corsa (alle armi nucleari)», ha detto Putin a circa un migliaio di giornalisti. Il corollario è che il contesto della sicurezza in Europa potrebbe essere stravolto. «Dovremo garantire la nostra sicurezza», ha sottolineato il presidente, nell’ipotesi che missili tattici Usa americani compaiano sul continente: i Paesi che li ospiteranno, insomma, entreranno nel mirino diretto di analoghi missili russi.
Pur stigmatizzando i desideri di dominio mondiale che attribuisce agli Usa e la loro politica che renderebbe il mondo intero più pericoloso, Putin ha comunque indicato di sperare ancora di poter incontrare di nuovo Donald Trump, così come ha dato un cauto benvenuto alla notizia dell’annuncio del ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria, temperato però da un manifesto scetticismo («Gli Usa sono presenti in Afghanistan da 17 anni, quasi ogni anno dicono di volersi ritirare. E sono ancora lì»). da Il Sole 24 Ore, 21.12.2018

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