Electronic banking

Visita il sito Eurasia 24
russia24_new.gif

EDITORIALE N.297

Il presidente Putin: “L’economia russa è  stabile, ma i ritmi di crescita non sono sufficienti per aumentare il tenore di vita”

L’agricoltura fa da traino per l’economia russa che nel periodo gennaio-ottobre 2018 è aumentata dell’1,7 per cento – La Banca Centrale della Russia ha auspicato l’accelerazione di riforme economiche – I tre scenari di sviluppo dell’economia russa per il prossimo triennio si basano sui prezzi di petrolio che vanno da 63 a 35 dollari al barile – Le sanzioni occidentali hanno temperato l’economia della Russia.


l business russo sfida le pressioni dall’estero e si concentra sui piani di sviluppo a lungo termine del tempo. Grazie alla determinazione del governo e della comunità imprenditoriale l’economia russa rimane stabile. Lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, il 28 novembre scorso al Forum “Russia chiama!”. Secondo il leader del Cremlino “nei primi nove mesi dell’anno la crescita economica è stata stabile, il Pil del Paese è aumentato dell’1,5 per cento”. Secondo gli ultimi dati, nel periodo gennaio-ottobre del 2018 la ricchezza prodotta è aumentata dell’1,7%.
La Russia riesce a far fronte alle sfide esterne, ma non bisogna “riposare sugli allori” perché gli attuali ritmi di crescita “non permettono  di garantire un notevole aumento del tenore di vita della popolazione russa”, ha sottolineato Putin. “Ne siamo consapevoli – ha detto il presidente russo – e stiamo lavorando su un programma di sviluppo con lo scopo di superare i ritmi mondiali di crescita economica”.
A ottobre la crescita economica russa ha raggiunto il 2,5% su base annua, dopo una crescita moderata dell’1,1% a settembre e agosto. L’accelerazione della crescita economica russa è dovuta principalmente allo sviluppo dinamico dell’agricoltura, che nel mese di ottobre ha registrato un aumento dell'11,9%. Importante anche il contributo della produzione industriale che ha anche accelerato, passando dal +2,1% in settembre al +3,7% nel mese di ottobre. Cresce a ritmo record l’estrazione mineraria (+7,4%), mentre anche l’industria manifatturiera mostra un andamento positivo (+2,7%). È in cospicuo aumento anche il settore delle costruzioni (+ 2,9%).
Aumenta, ma purtroppo a ritmi piuttosto contenuti, il volume del commercio al dettaglio, che dopo una crescita pari al 2,2% nel mese di ottobre ha subito un rallentamento fino al +1,9 per cento.
Nonostante le tendenze positive, per ottenere buoni risultati è necessario velocizzare l’attuazione di riforme economiche. A fronte di condizioni esterne sfavorevoli, la Russia non può fermarsi a quanto realizzato, è necessario continuare a riformare l’economia. Lo ha affermato il governatore della Banca Centrale russa, Elvira Nabiullina. Si prevede che durante la Conferenza stampa annuale sui risultati del 2018, prevista per il 20 dicembre a Mosca, il presidente russo, Vladimir Putin, si soffermerà sulle “trasformazioni che permetteranno alla Russia di adottare un nuovo modello di crescita”.
Da parte sua, Nabiullina ha sottolineato che “la politica monetaria del regolatore non può compensare i vincoli strutturali interni dell’economia russa”. Secondo Nabiullina, al momento, i principali rischi esterni sono legati all’andamento dei prezzi del petrolio, alla situazione nei Paesi sviluppati, all’esasperazione delle guerre commerciali e al rafforzamento della retorica sanzionistica occidentale anti russa”.
Negli ultimi anni, la dipendenza dell’economia russa dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio è diminuita. Allo stesso tempo, permane il rischio di fuga di capitali dai mercati emergenti come la Russia. Per molti anni, gli investimenti nelle aree in via di sviluppo sono aumentati, ma dopo una normalizzazione della situazione nei Paesi sviluppati, questa tendenza potrebbe essere sostituita da un deflusso.
A novembre, la Banca Centrale ha preparato tre scenari circa lo sviluppo dell’economia russa per il prossimo triennio. Secondo lo scenario di base, il prezzo medio del petrolio scenderà a 63 dollari al barile nel 2019 e a 55 dollari nel biennio 2020-2021. Il secondo scenario prevede che il prezzo del petrolio supererà i 75 dollari al barile; infine, nel peggiore dei casi per la Russia, il prezzo del petrolio sarà pari a 35 dollari al barile. Gli esperti del regolatore russo hanno sottolineato che le probabilità che si verifichino le condizioni per uno scenario di rischio nel periodo 2019-2021 non sono elevate.
Tutte e tre le opzioni di sviluppo economico implicano un’inflazione annua pari al 4%. Per la prima volta, la Banca Centrale afferma che un tasso di inflazione del 4% rappresenta un indicatore permanente che consentirà alle imprese di pianificare i propri investimenti a lungo termine.
Tra i principali fattori di instabilità al mondo, le guerre commerciali, scatenate da alcune potenze a seguito di una violazione delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, minano l’architettura economica mondiale. Lo ha affermato il ministro degli affari esteri russo, Serghej Lavrov. Ricordiamo che durante la sua recente visita in Italia, il 22-23 novembre, Lavrov si è soffermato a lungo sulle perdite subite dall’economia italiana per via delle sanzioni. Secondo Lavrov, “gli agricoltori italiani hanno perso tre miliardi di euro in seguito alle sanzioni e il danno totale derivante dalle mutue restrizioni economiche ammonta a circa 100 miliardi di dollari”, ha affermato il capo della diplomazia russa, citando le statistiche del Cremlino. Secondo uno studio della Coldiretti le perdite avrebbero totalizzato un miliardo di euro (servizio a p.7).
Le relazioni tra la Federazione Russa e i Paesi occidentali sono peggiorate a causa della situazione in Ucraina e in Crimea. L’Occidente, dopo aver accusato la Russia di interferenza negli affari ucraini, ha imposto sanzioni contro il Paese. Nel luglio 2014, l’Unione Europea e gli Stati Uniti sono passati dalle sanzioni contro singoli individui e società a misure contro interi settori dell’economia. Mosca ha adottato delle contromisure, cercando di sviluppare la produzione di beni che potessero sostituire le importazioni.
Nonostante le sanzioni, il Cremlino rimane ottimista riguardo alle prospettive di sviluppo dell’economia russa. Il ministro dello Sviluppo Economico russo, Maksim Oreshkin, ha dichiarato che, a partire dai primi Anni Venti del Duemila e fino al 2036, si prevede una crescita del Pil a lungo termine superiore al 3% annuo. “Inoltre, come ha sottolineato Oreshkin, fino al 2024 ci si aspetta un aumento significativo della produttività del lavoro”. Per quanto riguarda il rublo, il Cremlino prevede che “il tasso di cambio reale si rafforzerà gradualmente fino al 2036”. Secondo i dati della Banca Centrale, il tasso di cambio effettivo reale del rublo, rispetto alle valute dei principali partner commerciali della Russia, a ottobre 2018 è aumentato del 3,3% rispetto a settembre, nello specifico registrando un aumentato del 3% rispetto al dollaro e del 4,6% rispetto all’euro.

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×