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EDITORIALE N.294

L’anno economico 2019: dopo il rallentamento, la crescita

Il Cremlino rivede al ribasso le previsioni di crescita –. È conseguenza delle riforme economiche, tra cui l’aumento dell’IVA e della minaccia di nuove sanzioni anti-russe da parte del presidente Trump – Il 2019 non sarà semplice, ma già nel 2020 l’economia russa accelererà la crescita – Rallenta invece la fuga di capitali dalla Russia.

 

l Ministero dello Sviluppo Economico russo ha presentato una previsione macroeconomica aggiornata relativa allo sviluppo del Paese nel 2019. Secondo gli esperti, a differenza del periodo precedente, ad esercitare una forte influenza sullo sviluppo economico della Russia non sarà tanto il prezzo del petrolio (entrata principale dell’export del Paese), quanto l’aumento dell’IVA che all’inizio del prossimo anno potrebbe generare un calo della crescita economica pari a circa un punto percentuale. Come risultato sono peggiorate le previsioni relative anche agli altri indicatori chiave.
Nei prossimi anni la Russia dovrebbe superare queste difficoltà, prendendo, a partire dal 2020-2021, la via di una crescita economica stabile, pari al 3% all’anno.
Per quanto riguarda un fattore così importante per lo sviluppo del Paese, quale il prezzo del petrolio, il Cremlino, considerando i nuovi accordi con l’OPEC, ha deciso di alzare le stime per la fine del 2018, prevedendo che il prezzo del petrolio raggiungerà 69,3 dollari al barile. Ricordiamo che ad aprile le stime del governo russo non superavano la soglia di 61,4 dollari al barile.
Per il 2019, secondo lo scenario di base, i principali indicatori macroeconomici relativi allo sviluppo della Russia sono calcolati sulla base di un prezzo medio del petrolio pari a 63,4 dollari al barile (nella previsione presentata a novembre 2017, questa cifra era pari a 41,6 dollari al barile), ma con un graduale calo fino a 53,5 dollari al barile entro il 2024.
Nonostante uno sviluppo economico abbastanza stabile, il governo russo ha deciso di essere cauto abbassando dal 2,1% all’1,9% e infine all’1,8% le stime relative ai tassi di crescita del PIL per il 2018.
Anche per il 2019 la stima è scesa dal 2,2% all’1,4%, ma all’ultimo momento è stato deciso che più realistico sarebbe parlare addirittura di +1,3% l’anno prossimo. Anche le previsioni riguardo alla crescita degli investimenti per l’anno in corso sono state riviste al ribasso dal 3,5 al 2,9 per cento.
Tuttavia, gli esperti russi si aspettano che già nel 2020 il tasso di crescita economica sarà superiore al 2%, mentre nel 2021 dovrebbe raggiungere il 3%, mantenendo poi un andamento anche superiore a questa soglia.
“Il 2019 non sarà semplice in termini di adattamento del business sia alla variazione delle condizioni economiche, sia alle decisioni relative al rincaro dell’IVA”, ha dichiarato il portavoce del governo ai giornalisti.
“Per il prossimo anno il Ministro dello Sviluppo Economico prevede un rallentamento della crescita economica fino all’1,3%. Ciò è dovuto al rincaro dell’IVA e alla riorganizzazione strutturale dell’economia, conforme alla reazione del settore finanziario, che è stata analizzata e presentata dalla Banca Centrale Russa”, ha notato il portavoce del governo, dopo aver sottolineato che “la decisione relativa all’abbassamento della previsione è stata difficile, ma considera tutti i fattori, è ponderata ed obiettiva”. 
Secondo l’esperto, l’accelerazione dell’inflazione dovuta all’aumento dell’IVA influirà sul reddito della popolazione e sulle spese dei consumatori. “la ridistribuzione delle entrate nella struttura dell’economia produrrà un effetto negativo legato che verrà percepito in particolare nella prima metà dell’anno: l’IVA entrerà da subito nelle casse dello Stato, ma il budget per i nuovi programmi comincerà ad essere speso verso la seconda metà dell’anno”, ha aggiunto.
Secondo la fonte, anche le guerre commerciali all’orizzonte presentano grandi rischi per l’andamento dell’economia mondiale.
I rischi per l’economia, sebbene insignificanti, sono dovuti anche alla crescita dei rendimenti dei titoli russi OFZ, il che minaccia “un rallentamento dello stimolo aziendale e ipotecario associato alla crescita di una curva a lungo termine”. Anche questo fattore è preso in considerazione nelle stime per il 2018-2019.
Invece per quanto riguarda la produzione industriale, il Ministero dello Sviluppo Economico ha alzato la sua stima di crescita per il 2018 dall’1,7% (aprile 2018) al 2,5%. Nel 2019, la crescita della produzione industriale in Russia dovrebbe ammontare almeno al 2 per cento.
La crescita degli investimenti è prevista a un livello pari al 3,5% nel 2018 e al 3,1% nel 2019. Un tasso di crescita degli investimenti superiore al 6% è atteso solo a partire dal 2020 sullo sfondo della realizzazione di un piano di azione per un loro aumento.
L’attuazione del programma volto ad attrarre investitori, che al momento è in fase di elaborazione al Cremlino, consentirà, dal 2020, di raggiungere un tasso di crescita superiore al 6% e garantirebbe dal 2021-2022 un livello di crescita economica superiore al 3 per cento.
Le stime sulla fuga di capitali dalla Russia nel 2018 sono state abbassate a 25 miliardi di dollari, rispetto a quelle di aprile pari a 33 miliardi.
I salari reali cresceranno del 6,3% nel 2018, mentre nel 2019, a causa del rallentamento dell’attività economica (dopo un anno di elezioni presidenziali), aumenterà l’inflazione e la crescita non supererà l’1%.
In conclusione, si può dire che secondo le stime del governo russo l’impatto complessivo dell’aumento dell’IVA sull’inflazione sarà pari a 1,2 punti percentuali. Pertanto è stata alzata dal 2,8 al 3,1% la previsione dell’incremento dei prezzi al consumo per il 2018, mentre per il 2019 si stima un +4,3% rispetto al 4% previsto in precedenza.

Putin alleggerisce la riforma del sistema pensionistico in Russia

«Ogni ulteriore ritardo sarebbe da irresponsabili», dice Vladimir Putin: se dai tempi di Stalin nessuno ha mai osato mettere mano al sistema pensionistico in Russia, tocca a lui farlo, per assicurare il futuro di figli e nipoti. Nessun Paese dell’Ocse ha un’età pensionabile più bassa dei 60 anni per gli uomini e 55 per le donne fissati nel 1932, quando l’aspettativa di vita in Russia si riduceva ai 40 anni. Oggi, a 66,4 per gli uomini e 77,2 per le donne, la speranza media di vita è di 71,9 anni. Putin la vuole portare a 80.
Anche in Russia l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico rendono in effetti non più rinviabile una riforma del sistema pensionistico che si appoggia ancora a un sistema distributivo, che non è mai riuscito a far decollare davvero una rete di fondi pensione privati. Nel 2030, si calcola, il numero dei pensionati supererà quello della popolazione attiva, l’impegno finanziario dello Stato è in continuo aumento: il Cremlino non può più permettersi un’età pensionabile così bassa.
Lo scorso luglio il Governo di Dmitrij Medvedev aveva annunciato un innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per gli uomini, e a 63 per le donne. Per convincere i russi Putin si è rivolto con un appello alla Nazione: “Non ci sono alternative”, ha dichiarato il presidente, riducendo da otto a cinque anni l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, a cui sarà chiesto di lavorare fino a 60 anni, non più 63: «Le proteggiamo, in questo Paese», ha detto. Grazie alla riforma, ha aggiunto, sarà possibile elevare i livelli delle pensioni di più del 40% entro la fine del suo attuale mandato, nel 2024. «Vi prego di capire», ha concluso.
Da Il Sole 24 Ore, 30.08.2019

 

 

 

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