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EDITORIALE N.290

Le sanzioni anti-russe non fermano la crescita

Mosca elabora un programma per aumentare gli investimenti fino a un livello del 25-27% - Il presidente, Vladimir Putin, è preoccupato dall’aumento della quota di aziende pubbliche nel sistema economico del Paese – Il leader del Cremlino ai ministri del “blocco economico” del Governo: basta con la “cartellizzazione” dell’economia - Per gli economisti russi, tra cui Evghenij Jasin della Scuola superiore dell’economia di Mosca “la partecipazione dello Stato nell’economia russa deve essere ridotta dal 50% attuale fino al 20-25%.

l Cremlino ha dichiarato che nel 2018 malgrado le sanzioni anti-russe e le crescenti tensioni internazionali l’economia russa continuerà a svilupparsi e i suoi tassi di crescita saranno pari circa al 2 per cento. A dare l’annuncio è stato il capo del Ministero dello Sviluppo Economico, Maksim Oreshkin.
“L’economia russa ha fatto il suo ingresso nel 2018 con un’impennata. Nel 2017 si è assistito a una ripresa della crescita economica dopo due anni di recessione”, ha dichiarato il ministro.
Oreshkin ha inoltre sottolineato che lo scorso anno il PIL del Paese è cresciuto dell’1,5% e i tassi di crescita di quest’anno si avvicineranno al 2 per cento.
Il ministro russo ha inoltre annunciato che l’unico modo per arrivare ai tassi di crescita economica auspicati è aumentare gli investimenti nel PIL del Paese fino a un livello del 25-27 per cento.
In precedenza, il ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, aveva annunciato una decrescente dipendenza del rublo dal costo delle risorse energetiche. Per quanto riguarda il bilancio dello Stato, esso sarà equilibrato presupponendo un prezzo del petrolio non inferiore ai 55 dollari al barile.
In aggiunta a ciò, uno dei fattori che suscitano preoccupazione tra gli esperti è il costante aumento della quota delle aziende statali nel sistema economico russo. La crescita del settore statale è finanziata in gran misura dalle risorse di credito. Eppure, il considerevole incremento della quota delle imprese statali raramente è accompagnato da un aumento dell’utile.
Nel 2017 la quota dello Stato nell’economia russa è cresciuta di nuovo, avvicinandosi al 50%. I dati sono stati presentati dal ministro Oreshkin, secondo il quale “senza una riduzione dell’intervento dello Stato non sarà possibile incrementare fino al 40% la quota delle piccole e medie imprese nell’economia”. A sua volta, il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato che è in corso un processo di “cartellizzazione dell’economia e i danni provocati dall’assenza di concorrenza sono enormi. Le strutture statali e le società a partecipazione statale cacciano le piccole imprese dal mercato”, ha notato il presidente.
La partecipazione dello Stato nell’economia russa deve essere ridotta dal 50% attuale fino al 20-25%, ha dichiarato il professore Evghenij Jasin, direttore scientifico della High School of Economics di Mosca.
“Se si considera l’indicatore target, a mio avviso, bisogna puntare a ridurre la quota (dello Stato) fino al 20-25%. Sarebbe un indice non da poco per il nostro Paese, contribuirebbe ad innalzare l’attività della popolazione e a generare i giusti stimoli per lo sviluppo economico”, ha dichiarato Jasin.
Secondo l’esperto, alcuni ritengono che la quota dello Stato nell’economia russa al momento non equivalga al 50%, bensì al 70%. “Io ritengo che sia pari al 50%. Secondo i nostri calcoli, negli ultimi 10 anni la quota dello Stato è aumentata significativamente, passando dal 39 al 47 per cento”, ha aggiunto.  
Come ha annunciato Jasin, bisogna ridurre il ruolo dello Stato anche nella sfera delle innovazioni e dell’economia digitale. “Lo Stato dà una spinta verso lo sviluppo e solo più tardi coinvolge gli investitori privati. Ovviamente, non deve essere necessariamente così: è meglio che tali iniziative siano prese e crescano in maniera indipendente dallo Stato. Noi purtroppo registriamo un intervento statale più elevato in quest’ambito, sebbene il discorso non riguardi solo l’economia digitale”, nota Jasin.
L’esperto continua, affermando che i tassi di crescita economica della Federazione Russa non possono superare il 2% annuo, se nel Paese non verranno condotte riforme strutturali.
Il governo deve scommettere sul capitale umano, sulle nuove tecnologie, sullo sviluppo di un’economia innovativa, della scienza e dell’istruzione. “Si tratta di quegli ambiti che dovrebbero dare la possibilità di svilupparsi, di crescere più velocemente rispetto ai partner occidentali”, afferma Jasin.
Inoltre, per garantire tassi di crescita economica elevati è necessario incrementare la produttività del lavoro, che sarà notevolmente superiore all’andamento del PIL. “Per esempio, per una crescita del PIL pari al 4% annuo, dovremmo garantire ogni anno una crescita della produttività del 5-6%”, ha spiegato l’esperto.
In conclusione, bisogna notare che la Banca Centrale russa ha migliorato le previsioni relative all’inflazione per il 2018, che scenderà al 3-4%, dal 3,5-4 per cento. L’inflazione in Russia raggiungerà il minimo nel secondo trimestre dell’anno in corso, quando potrebbe eguagliare approssimativamente il 2%, per effetto del rifornimento dei generi alimentari dell’anno precedente. In seguito, tornerà gradualmente al livello target pari al 4 per cento.

 

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