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EDITORIALE N.284

Forum Eurasiatico di Verona: la decima edizione è stata dedicata all'arte dell'innovazione

Dall’Eurasia alla Cina passo è breve - Il professor Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell'Associazione Conoscere Eurasia: “Ue passi dalla competizione alla cooperazione”

arte dell’innovazione". È stato questo il tema centrale della decima edizione del Forum eurasiatico che si è svolto a Verona il 19-20 ottobre scorsi. Ormai da molti anni il Forum, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, rappresenta una piattaforma di dialogo ampiamente consolidata dove l’Est e l’Ovest si incontrano per parlare e confrontare le proprie esperienze. L’appuntamento di Verona è diventato imperdibile per chi vuole fare affari in Russia, in Kazakhstan o in altri Paesi aderenti all’Unione economica euroasiatica. Ma ora, alla luce degli ultimi accordi, il forum “ha proiettato ancora più in là i suoi partecipanti: sempre più a oriente, verso la Cina”. Come ha dichiarato Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia "noi siamo alla decima edizione. Gli altri anni abbiamo manifestato i nostri auspici. Quest’anno abbiamo una certezza: la Russia cresce, tutta la Comunità economica eurasiatica è cresciuta in questi primi sei mesi. Quindi con la premessa che ormai poggiamo i piedi su un terreno forte, l’Europa inizi a pensare alla Comunità economica eurasiatica non come un blocco con cui competere, ma con cui cooperare. Quindi dalla competizione alla cooperazione. Può averne benefici tutta l’Unione europea, ma soprattutto l’Italia: sappiamo che la nostra economia non è in concorrenza con quella della Russia, tanto meno con quella degli altri paesi della Comunità economica eurasiatica, ma è integrativa", ha sottolineato Fallico.
"Il nostro know-how - ha proseguito - in questo momento può essere importantissimo per tutti i progetti infrastrutturali che riguardano anche la Cina. Devo sottolineare che finalmente qualche giorno fa proprio la Cina ha firmato un accordo per uno spazio economico comune proprio con la Comunità economica eurasiatica. Quindi questo mercato non riguarda soltanto 180 milioni di persone, abitanti della comunità economica eurasiatica, ma anche il miliardo e 300 milioni della Cina. E ovviamente i progetti infrastrutturali cinesi".
Il Forum di Verona si è aperto con il saluto di papa Francesco. Il Santo Padre si è appellato alla “cura della casa comune” nel messaggio letto dal moderatore, Alessandro Cassieri, capo dell'ufficio di corrispondenza Rai di Parigi e già corrispondente a Mosca e ha chiesto che "lo sviluppo del dialogo e l'interazione siano affrontate con responsabilità".
Da parte sua il presidente russo, Vladimir Putin, in un messaggio di saluti ai partecipanti del decimo Forum euroasiatico, ha auspicato che si crei uno spazio economico e umanitario comune da Lisbona a Vladivostok. Il leader del Cremlino ha dichiarato di sperare che “le proposte e le iniziative elaborate nel corso del Forum di Verona siano messe in atto e permettano di scoprire in modo più completo il potenziale unico dell'integrazione eurasiatica e contribuiscano alla realizzazione dell'idea della formazione dello spazio economico ed umanitario comune da Lisbona a Vladivostok”.
Tra i partecipanti del forum ci sono stati Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli; Maria Elena Boschi, sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Gerhard Schröder, presidente del Consiglio di amministrazione Rosneft; Igor Sechin, presidente e ceo Rosneft; Luciano Cirinà, ceo Generali Cee Holding B.V.; Gaetano Miccichè, presidente Banca IMI; Victor Khristenko, presidente Unione del Consiglio degli Imprenditori dell'Unione Economica Eurasiatica. E ancora Alessandro Profumo, Ad Leonardo; Alexandr Shokhin, presidente Unione degli Industriali e degli Imprenditori della Russia; Chiara Appendino, Sindaco di Torino; Francesco Profumo, presidente Compagnia di San Paolo.
Hanno inoltre partecipato più di mille imprese (+75% rispetto al 2016) italo-eurasiatiche, in rappresentanza di oltre il 90% dell’interscambio tra le due aree. Dalla finanza all’energia, dall’industria ai trasporti, al Forum scaligero è stata protagonista la ripresa dei flussi commerciali, ora in forte incremento dopo tre anni di crisi congiunturale e geopolitica.
Al Forum di Verona sono intervenuti oltre 60 speaker tra ministri, politici, top manager italiani e dei 25 Paesi europei ed eurasiatici.
Secondo i dati dell’Istat nei primi otto mesi di quest’anno l’interscambio tra l’Italia e l’Unione economica eurasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan) è cresciuto del 22,7%, quasi un miliardo di euro in più rispetto al pari periodo del 2016.
Le sanzioni non frenano lo spirito d’impresa dei due blocchi geoeconomici. “Vogliamo che la diplomazia del business – ha detto Antonio Fallico – riesca ad avere talmente tanta influenza da condizionare le scelte della politica, che purtroppo in questo periodo non giovano agli scambi tra due aree le cui risorse sono assolutamente complementari tra loro”.
Secondo l’analisi della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo in collaborazione con l’Associazione Conoscere Eurasia nel primo semestre di quest’anno l’interscambio con l’Unione economica eurasiatica (Ueea) è cresciuto del 15,9% (11,7 miliardi di euro), con l’export made in Italy a +15% e addirittura a +24,5% in Russia, che rappresenta l’85% dell’intero mercato. Una ripresa rassicurante ma ancora lontana dai valori espressi nel 2013, quando solo nel primo semestre l’export italiano nell’Ueea (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan) toccava quota 5,7 miliardi di euro, il 32% in più rispetto a oggi. A trainare il ritorno del prodotto Italia, i settori industriali a partire dai macchinari meccanici (+30,4% a/a), in testa al paniere con 1,3 miliardi di euro nei sei mesi. Bene anche il tessile (808 milioni di euro, +14,5%) e soprattutto i prodotti chimici (333 milioni di euro, +20,3%) e gli apparecchi elettrici (279 milioni di euro, +47,9%).
Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016 si è passati da un interscambio di 36,2 miliardi di euro, a 20,1 miliardi. A perdere, sul fronte delle esportazioni, in primis il Nord-Est (-1,7 miliardi di euro) e il Nord-Ovest (-1,6miliardi di euro), che assieme rappresentano l’80% delle vendite verso l’Ueea; segue il Centro Italia (-719 milioni di euro), e il Sud (-115 milioni di euro). Tra i settori che hanno risentito maggiormente, la meccanica (-1,3 miliardi di euro), l’abbigliamento (-520,5 milioni), la filiera della pelle (-403 milioni), l’automotive (-362,8 milioni), i mobili (-305,8 milioni), gli altri mezzi di trasporto (-274 milioni), i metalli (-259,4 milioni), l’elettrotecnica (-185,6 milioni) e l’alimentare (-165,4 milioni).
All’organizzazione del Forum euroasiatico di Verona hanno partecipato la Fondazione russa Roscongress e il Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Rosneft, Gazprombank, Credit Bank of Moscow, Region – Group of Companies, Visa Handling Services, con il supporto di Banca Intesa Russia, Coeclerici e Generali Italia.

 

 


Gentili Signore e Signori,
Cari Amici,
Quando nel 2008, precisamente 10 anni fa, abbiamo organizzato il primo Forum di Verona, non pensavo che esso sarebbe divenuto nel tempo l’unica e permanente piattaforma in Europa dove si mantenesse e si sviluppasse il dialogo geopolitico ed economico tra il nostro Paese, l’Europa, la Russia e la grande Eurasia, da Lisbona a Vladivostok e Singapore. Benvenuti dunque al Decimo Forum eurasiatico di Verona!
In questi 10 anni l’assetto economico e sociale mondiale, consolidatosi dalla fine degli Anni 80 del Secolo scorso è stato scosso da una crisi strutturale che ha messo in evidenza la fragilità e la mancanza di futuro di una governance internazionale monopolare, caratterizzato da uno sviluppo selvaggio e deregolato del mercato e dell’economia.
Siamo sopravvissuti alla crisi finanziaria dei mutui sub prime scoppiata negli Usa e propagatasi nel resto del mondo innescando una recessione senza precedenti. Siamo sopravvissuti alla crisi del debito sovrano nell’area Euro generata dalla crisi dei mutui residenziali statunitensi. Oggi nella previsione di un Pil positivo nell’economia mondiale negli anni 2017-2018 abbiamo la tentazione di non riflettere sul fatto che questa ripresa è soltanto congiunturale.
La crisi strutturale degli anni precedenti, scoppiata nel 2007 è ancora in agguato e ha una fenomenologia carsica e continua ad erodere e a scavare come l’acqua che si infiltra nel massiccio carsico.
L’economia mondiale ha bisogno di riforme profonde capaci di interpretare l’esigenza di uno sviluppo economico e sociale equo, inclusivo e aperto alle nuove frontiere dell’Est e dell’attuale ruolo politico della Russia, della grande Eurasia, da Lisbona a Vladivostok e a Singapore. Essa dev’essere congiunta perciò a una nuova governance internazionale che dovrebbe scaturire anche da un radicale cambiamento strategico della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale.
Secondo lo stesso Fondo monetario internazionale attualmente il debito cumulativo dei Paesi del G20 ammonta a ben 135.000 miliardi di dollari. E ogni mese diventa sempre più problematico il servizio di tale enorme debito.
A tutto ciò va aggiunto l’impatto di un continuo flusso migratorio di dimensioni bibliche di poveri disperati dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa, generato dalle insensate catastrofiche guerre che devastano da tempo l’Afghanistan, l’Iran, la Libia, la Siria, dove il terrorismo radicale internazionale è allineato con il favore sei paesi che si autodefiniscono eccezionali e baluardo della pretestuosa democrazia di esportazione.
Il Vecchio Continente, percorso da forti movimenti separatisti, populisti, xenofobi, Brexit, Catalogna, Ungheria, Austria seguono una strategia geopolitica internazionale autonoma per affermare i propri interessi economici che non coincidono automaticamente con quelli degli Stati Uniti. Nella recente settimana europea delle regioni e delle città Karl-Heinz Lambertz ha addirittura affermato che il 20% della popolazione dell’Unione Europea vive nello stato di povertà.
Inoltre nel 2014 e sino a oggi le relazioni internazionali sono state turbate e avvelenate dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Europa alla Russia, con un impatto negativo moltiplicatore sull’economia mondiale in considerazione della centralità della Federazione Russa nella geopolitica internazionale.
Secondo le stime del relatore speciale dell’Onu, Idriss Jazairy, le perdite complessive imputate a queste sanzioni, peraltro illegittime, speciose e ideologiche, negli ultimi tre anni sono state di 155 miliardi di dollari, di cui 55 registrati dalla Russia, mentre i rimanenti 100 miliardi sono ricaduti sui paesi che le hanno imposto, soprattutto europei. Ma guarda caso gli Stati Uniti hanno invece beneficiato proprio di queste sanzioni.
In questo contesto geopolitico complesso e delicato quindi si svolge questo nostro Decimo Forum che ha l’ambizione, come si diceva, di essere la piattaforma di incontro e di dialogo degli operatori economici di tutta la grande Eurasia.
Auspicando l’interazione economica tra l’Unione Europea e l’Unione Eurasiatica che ha raggiunto un raccordo organico con il progetto “One belt, one road”, sostenuto dalla Repubblica Popolare Cinese.
Da ciò si possono aprire altri orizzonti con i Paesi che sono interessati a costruire zone di libero scambio con l’Unione Euroasiatica: Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Sud-est asiatico, Medio Oriente, l’Africa del Nord.
Si tratta di creare a lungo termine un enorme mercato governato da regole non certamente uniche ma profondamente compatibili. Sarebbe un vero peccato se l’Unione europea si trovasse fuori da questo contesto.
A tale proposito il mondo delle imprese  dell’intera economia ha una grande responsabilità. Esso deve perseguire e sviluppare i reali interessi dei paesi per garantire la crescita economica e la stabilità politica e sociale.
Da qui lo slogan del nostro Forum “L’arte dell’innovazione” che è davvero attuale. L’innovazione non dev’essere applicata soltanto nel campo tecnologico, cosa certamente importante e vitale. L’innovazione dev’essere applicata nel modo di risolvere i problemi, nel esecuzione dei compiti, nell’instaurazione delle relazioni tra i principali attori geopolitici ed economici mondiali.
L’innovazione è metanoia, è una nuova weltanschauung.
Concludo quindi con un auspicio, mentalmente, rivolto al Consiglio d’Europa e al Club Valdai, i cui lavori si svolgono proprio in queste ore (il 19 di ottobre per chi legge, N.d.R.) rispettivamente a Bruxelles e a Sochi. Auspico che la diplomazia e l’influenza del business costringano la politica finché l’Unione Europea e l’Unione Economica Eurasiatica passino dalla competizione alla cooperazione. Questo è il presupposto indispensabile perché il nostro pianeta possa avere una solida prospettiva di crescita economica, stabilità politica, sicurezza e pace!
Grazie e buon lavoro!

Parlano i partecipanti del Forum

Igor Sechin (CEO Rosneft): “A dicembre avvio perforazione mar nero con Eni e Saipem”
“Alla fine di dicembre, insieme a Eni e Saipem inizieremo le attività di perforazione del Mar Nero”. Lo ha annunciato il presidente e ceo di Rosneft, Igor Sechin, intervenuto al decimo Forum Eurasiatico a Verona. “Con Eni abbiamo sottoscritto un accordo globale per ampliare la cooperazione in tutti i settori, dalla trasformazione ai segmenti della tecnologia”. Per il numero uno del colosso petrolifero la domanda di petrolio è destinata a superare presto la crescita dell’economia globale e Rosneft, che occupa un ruolo centrale per l’Eurasia, svilupperà i suoi interessi anche in Kurdistan e in Iraq: “Questa regione è caratterizzata da grandi risorse e un potenziale ancora inesplorato. Allo stesso tempo, la sua inclusione nell’orbita di integrazione commerciale eurasiatica contribuirà alla risoluzione di problemi economici, sociali e generali, dalla stabilità energetica all’aumento degli stili di vita”. Sechin ha annunciato di aver firmato accordi di produzione congiunta per cinque blocchi petroliferi in Kurdistan, il programma di produzione pilota dovrebbe iniziare il prossimo anno ed entrare a pieno regime nel 2021.

Prodi: serve rapporto paritario tra Ue e Usa, sbagliato farci trascinare in decisioni che fanno male. Errore storicamente incomprensibile degli Usa dividere Russia da Europa
“L’Unione europea deve recuperare autonomia e avere un rapporto paritario con gli Usa, perché spesso viene trascinata in decisioni solitarie anche quando queste comportano i sacrifici maggiori prima di tutto per se stessa. Dividere l’Europa dalla Russia è da parte degli Stati Uniti un errore storicamente incomprensibile e attualmente ci troviamo schiacciati da una politica che non abbiamo deciso noi”. Lo ha detto in apertura del decimo Forum economico Eurasiatico di Verona il presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Romano Prodi. “Non sono per niente soddisfatto dei rapporti che abbiamo con la Russia e l’Eurasia – ha aggiunto l’ex premier -, la Russia ha bisogno di noi e noi di loro, ma nonostante gli interessi comuni la crisi nelle relazioni ha determinato una contrazione della quota degli scambi tra Ue e Unione eurasiatica, passata dall’8,3% del 2012 al 4,8% del 2016. La ripresa di questo semestre impressiona ma c’è molto da lavorare prima di arrivare ai livelli del 2013. Il risultato – ha proseguito Prodi – è che la Russia e l’Eurasia guardano sempre più a Est e bisogna fare attenzione perché se queste tendenze durano a lungo diventano permanenti. La politica americana offre un senso di insicurezza, anche se la tensione con la Russia c’è non solo attualmente con Trump, ma c’era pure con Bush e Obama. Per questo – ha concluso - dobbiamo riflettere sulle difficoltà a rovesciare questo tipo di approccio”.

Schröder: “Usa vogliono Russia debole, Ue ha bisogno di Russia florida"
“Gli Usa hanno interesse a esacerbare la situazione e ad avere una Russia debole, ma l’interesse dell’Europa è tutto il contrario, la Germania in primis ha bisogno di una Russia prosperosa e florida. Per questo dobbiamo assolutamente cercare di fare finire le sanzioni”. Lo ha detto Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco e presidente del Consiglio di amministrazione di Rosneft, intervenuto al decimo Forum Eurasiatico che si è svolto il 19-20 di  ottobre a Verona. “Gli interessi di Europa e Stati Uniti in Russia – ha proseguito – sono divergenti e devono essere interpretati. Gli Usa pensano che si possa isolare la Russia, ciò non ha senso dal punto di vista politico ed è pericoloso dal punto di vista economico. E la Russia non può tollerare questo isolamento. Anche negli anni della Guerra Fredda – ha concluso Schröder – abbiamo stipulato contratti e accordi con l’Unione Sovietica che hanno consentito di continuare ad approvvigionare la Germania e l’Europa dal punto di vista energetico. Quando si arriva ad una rottura politica le conseguenze non sono prevedibili. In queste situazioni l’economia ha il compito di assicurare il dialogo e la politica deve ascoltare. Questa è la ragione per cui ho accettato, nonostante le critiche, questo importante incarico nel consiglio di amministrazione di Rosneft: in questa situazione è importante mostrare la propensione al dialogo”.

Boschi: in un anno scenari cambiati, Usa si chiude e Cina si apre, serve ruolo diverso su rapporti con Eurasia
“Il contesto internazionale è in mutamento e va in una direzione inaspettata. Solo fino a poco tempo fa non sarebbe stato immaginabile che, più o meno nelle stesse ore, Trump giurando richiamasse misure di carattere protezionistico, e contestualmente Xi Jinping parlasse degli effetti positivi del libero mercato a Davos. Così come non ci si aspettava che gli Stati Uniti mettessero in discussione gli accordi di Parigi, proprio mentre la Cina rilancia una svolta ecologista e sostenibile, in questi giorni anche nella discussione del Partito Comunista”. Così la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, in apertura del X Forum Economico Eurasiatico in corso oggi e domani a Verona. “Questo cambiamento – ha concluso Boschi - ci impone di svolgere un ruolo diverso, verso il confronto di carattere politico, culturale e commerciale diretto al mondo asiatico e a quello russo”.

Sboarina: diplomazia business viaggia a velocità superiore a quella politica
“La diplomazia del business delle nostre imprese non si è fermata in questi anni e ha marciato a velocità superiore rispetto alle scelte della politica. Auspico quindi che anche la politica riacquisti terreno e anziché ostacolo diventi alleato delle imprese impegnate nella crescita dei rapporti con l’Eurasia". Lo ha detto, all'apertura del Forum economico Eurasiatico di Verona, il sindaco Federico Sboarina. “Verona - ha concluso - dovrà essere sempre più porta di ingresso per l’Eurasia e non solo per motivi geografici ma anche per la centralità del proprio business”.

Decio (Sace): export Russia a +22,7%. per Sace terzo mercato estero
“Dopo tre anni di trend negativo, le nostre esportazioni in Russia hanno registrato un’inversione di tendenza crescendo, nei primi 8 mesi dell’anno, del 22,7% - ha dichiarato Alessandro Decio, amministratore delegato di Sace -. Durante gli ultimi anni, abbiamo continuato a sostenere le attività di export e investimento di Pmi e grandi aziende italiane in Russia, che si conferma terzo mercato estero per Sace Simest con €3,9 miliardi di impegni e €2,5 miliardi di nuove operazioni allo studio per il prossimo biennio. Un paese che rimane strategico per l’Italia e per le nostre attività”.

La ripresa in Eurasia passa dai distretti
Dalle calzature di Fermo ai dolci di Alba e Cuneo, dalla Inox Valley veneto-friulana fino, naturalmente, al legno e arredamento della Brianza: i distretti industriali italiani rialzano la testa in Russia e negli altri Paesi dell’Unione economica eurasiatica (Ueea). Nove di loro, in particolare, sono anche riusciti a migliorare i risultati del 2013, prima del successivo “triennio da incubo”. Il merito, spiega Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, «è dello sforzo delle aziende italiane che hanno capito che in Russia ormai si va con un bagaglio di prodotti innovativi, nel segno dello sviluppo strategico che Mosca si è data». E l’Italia «ha comparti innovativi che fanno invidia alla migliore manifattura bavarese».
Le cifre della ripresa del made in Italy in Eurasia sono l’oggetto di uno studio realizzato dalla direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con l’Associazione Conoscere Eurasia: «Le relazioni tra Ueea e Ue: sviluppi geopolitici e dinamiche commerciali». L’analisi, anticipata dal Sole 24 Ore, è stata presentata al Decimo Forum eurasiatico (www.forumverona.com), che da diversi anni ormai raccoglie a Verona ministri, top manager e politici italiani, europei ed eurasiatici per affrontare i temi più attuali della finanza e dell’energia, dell’industria e dei trasporti. Con l’obiettivo di avvicinare i due mondi, guardando alla Russia e poi oltre verso i grandi mercati asiatici, dalla Cina all’India.
L’Unione economica eurasiatica comprende Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan. È in questi mercati che, dopo tre anni di crisi, i flussi commerciali segnano una ripresa che per l’export italiano si è tradotta nel primo semestre 2017 in un aumento del 15% per l’intera area Ueea, del 24,5% verso la Russia. Cifre ancora lontane, nella maggior parte dei casi, dai livelli pre-crisi: ma come nota lo studio di Intesa Sanpaolo, tra i primi 50 distretti italiani ben 35 hanno chiuso in crescita la prima parte dell’anno. E l’incremento dell’export delle aree industriali (+21%) è stato maggiore dell’aumento complessivo delle forniture italiane dirette nell’area eurasiatica di libero scambio. Tra i migliori distretti, rubinetti e pentolame di Lumezzane, abbigliamento di Rimini e Perugia, macchine per imballaggio di Bologna, metalmeccanico del basso mantovano, termomeccanica di Padova.
E il messaggio che è stato al centro del Forum di Verona – organizzato da Conoscere Eurasia con la Fondazione Roscongress e il Forum economico internazionale di San Pietroburgo – è che per rafforzare questa fase positiva «e incoraggiare una crescita che non sia solo congiunturale ma strutturale – riflette Fallico – è necessario aprirsi,e non porre nuove barriere tra i Paesi». L’attenzione va naturalmente alle sanzioni americane ed europee a cui l’economia russa ha cercato di adeguarsi, «adattandosi a un mondo che non è più soltanto Europa ma beneficia delle relazioni importanti che la Russia ha saputo stabilire nell’area Asia-Pacifico». Mentre quelle barriere finiscono per «fare più male ai Paesi che le impongono»: a livello economico, conclude Fallico, «le sanzioni non hanno prodotto i risultati sperati, hanno avvelenato i rapporti tra i Paesi e penalizzato le imprese proiettate all’estero. Mentre la Russia non è stata messa in ginocchio». Al Forum di Verona, la risposta è non smettere di cercare una via d’uscita attraverso il dialogo. (Il Sole 24 Ore, 19.10.2017)

 

Per maggiori informazioni:
Ufficio stampa Associazione Conoscere Eurasia – Decimo Forum Economico Eurasiatico: ispropress
Benny Lonardi (393.4555590; direzione@ispropress.it)
Simone Velasco (327. 9131676; simovela@ispropress.it)
Marta De Carli (393.4554270; press@ispropress.it)
Marina Catenacci (327.9131675; stampa@ispropress.it)
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