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EDITORIALE N.282

Parola d’ordine del Cremlino: aumentare la produttività del lavoro

La guerra delle sanzioni e delle contro-sanzioni tra Russia e Occidente ha dato una spinta allo sviluppo delle industrie russe e dell’agricoltura.

industria nella Federazione Russa gode di solide basi e continuerà a svilupparsi. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, il quale afferma “sono sicuro che, dopo aver superato le precedenti difficoltà, con gli sforzi necessari e ovviamente congiunti, sia da parte del business russo, sia da parte dello Stato, saremo in grado di crescere. Su questo fin da ora non ho dubbi. Naturalmente sarà meglio farlo minimizzando i costi, ma con la massima resa”, ha dichiarato Putin.
A questo scopo il ministero dello Sviluppo Economico russo ha presentato un progetto per incrementare la produttività del lavoro. Il programma avrà due scopi: dovrà da un lato innalzare la produttività, una delle fonti di velocizzazione della crescita economica nelle attuali condizioni demografiche, e dall’altro sostenere quanti subiscono un licenziamento nel processo di ottimizzazione delle spese di produzione.
Ricordiamo che nel 2012 Vladimir Putin aveva affidato al governo, per un periodo di sette anni, il compito di aumentare di una volta e mezzo la produttività. Per la realizzazione di questo programma il Ministero dello Sviluppo Economico ha stanziato 29 miliardi di rubli da spendere entro il 2020. Gran parte di questi soldi sarà destinata a risolvere il problema della disoccupazione. Il Ministero dello sviluppo Economico propone di innalzare la produttività gradualmente: nel 2017 al programma prenderanno parte cinque regioni, nel 2018 e nel 2019 – dieci. Nuove regioni si aggiungeranno a seguire. In ogni regione verranno scelte delle aziende il cui budget sarà impiegato per assumere consulenti con il compito di innalzare la produttività. Già quest’anno vigono tutti i presupposti per dedurre che la crescita dell’industria sarà pari al 2%, e in particolare nelle produzioni manifatturiere eguaglierà il 2,5-2,7%. L’indice di produzione industriale nei primi cinque mesi del 2017 ha eguagliato il +1,7 per cento.

 

La produttività media del lavoro nel 2016 in Russia e in alcuni altri Paesi del mondo
L'apporto al PIL in USD di ciascun Paese da un lavoratore in un’ora di lavoro


Nelle industrie manifatturiere l’andamento ha raggiunto il +0,9%. In futuro ci si aspetta che con un buon tasso di crescita, vicino al 4% annuo, crescerà anche la produzione chimica, quella tessile, così come i settori dai mercati in precedenza maggiormente contratti, come la produzione di mezzi di trasporto, quella dei materiali da costruzione e dei beni durevoli. Si prevede invece una crescita rallentata – meno del 2% – nel settore minerario e nell’industria alimentare.
Un altro obiettivo del Cremlino è incrementare l’efficacia dell’operato delle piccole imprese. A tal fine il governo ha previsto una serie di agevolazioni, tra cui il ripristino, per le piccole imprese non impegnate in attività commerciali, di un tasso agevolato per i contributi assicurativi. Si tratta di un tasso ridotto fino al 20% per i contributi assicurativi in un Fondo pensionistico (il tasso base generale sui contributi assicurativi al momento è pari al 30%), stabilito per quella parte di piccole imprese che operano secondo un sistema di tassazione semplificato.
È paradossale, ma è un dato di fatto: la guerra delle sanzioni e delle contro-sanzioni tra Russia e Occidente ha dato una spinta allo sviluppo delle industrie russe, in primo luogo all’agricoltura.
Il 30 giugno 2017 il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che protrae fino al 31 dicembre 2018 le misure di risposta alle sanzioni anti Russia dell’Unione Europea. L’embargo alimentare vige nella Federazione Russa dal 7 agosto 2014 e riguarda le produzioni provenienti da USA, UE, Australia, Norvegia e Canada. Dal 13 agosto 2015 nella lista di questi Paesi sono inclusi i Paesi che si sono uniti alle sanzioni anti Russia: Albania, Montenegro, Islanda, Liechtenstein e dal primo gennaio 2016 anche l’Ucraina.  
Il divieto riguarda carne e prodotti a base di carne, latte e prodotti lattiero-caseari, pesce e prodotti ittici, ortaggi e frutta. Dal primo novembre 2016 l’embargo alimentare è stato esteso anche al sale, mentre dal 20 maggio 2017 il divieto sul sale è stato revocato per la produzione di prodotti farmaceutici e di integratori alimentari. L’Unione ortofrutticola russa ha commentato: "La proroga dell’embargo alimentare della Federazione Russa in risposta alle sanzioni dell’Occidente stimolerà ulteriormente l’aumento degli investimenti nella produzione”, ha dichiarato il presidente dell’Unione ortofrutticola, Serghej Korolev.
Lo scorso anno per la prima volta in cinque anni, la quota delle mele coltivate in Russia ha superato la produzione importata sul mercato russo. Secondo gli esperti non si tratta affatto dell’unico settore che è riuscito ad incrementare la produzione in condizioni di restrizioni esterne. Le ragioni dell’aumento della produzione di mele sono attribuibili tanto all’aumento del volume di produzione nel paese, quanto al calo (quasi di un terzo) delle importazioni. Secondo i dati di un’indagine condotta dall’agenzia BusinesStat, si prevede che tra il 2017 e il 2021 la vendita di mele in Russia crescerà ogni anno passando dal 2 al 9 per cento.
Negli ultimi 2-3 anni, i produttori russi di ortaggi da serra hanno investito circa 150 miliardi di rubli nello sviluppo della produzione. Già nel 2017 la Russia da sola produrrà l’85-90% di cetrioli. Per i pomodori la situazione è completamente diversa: il paese fino ad ora deve importare la metà della produzione.
Come notano gli analisti, nel 2021 la vendita di mele in Russia supererà i due milioni di tonnellate. Si tratta del 36% in più rispetto all’indicatore del 2016. In questo quadro, a mostrare una potente svolta sono l’industria casearia nazionale e i produttori di maiale e di polli da allevamento. In generale, la sostituzione delle importazioni è in fase di crescita, anche se in modo non uniforme.

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