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EDITORIALE N.279

L’economia russa è entrata in una fase di crescita attiva

Il professor Antonio Fallico: Banca Intesa Russia è interessata a gestire i finanziamenti delle operazioni di privatizzazione in Russia

Il ministro dello Sviluppo Economico russo, Maksim Oreshkin, ha dichiarato che l’economia russa è già entrata in una fase di crescita attiva. “L’economia ormai non è più in direzione di crescita, ma è già entrata in una nuova fase del ciclo economico e si sta sviluppando più attivamente”, ha dichiarato Oreshkin. In precedenza il ministro russo si era appellato alla necessità “di una crescita tale da migliorare la qualità della vita dei cittadini”.
E questo perché, come hanno dichiarato gli esperti del Centro di Analisi del governo della Federazione Russa, “il crollo del PIL russo deriva in primo luogo dal calo dei consumi”. Nel 2016 le spese delle famiglie in Russia si sono ridotte del 5% rispetto ai livelli del 2015, e ciò è divenuto il driver principale del calo del PIL. Nel 2015, a prezzi costanti, le spese al consumo dei cittadini russi si erano ridotte del 9,8 per cento.   
Per questo motivo Oreshkin ha sottolineato l’importanza di ogni misura che potrebbe condurre all’attivazione del clima degli affari e rendere più attraenti gli investimenti in Russia agli occhi degli investitori internazionali strategici.
Secondo le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico russo, si prevede che l’economia russa registrerà una crescita del 2% durante l’anno in corso e dell’1,5% annuo per i prossimi tre anni.
Secondo le previsioni del Cremlino, nel 2017 la crescita della produzione industriale in Russia non scenderà sotto il 2%, il commercio al dettaglio dovrebbe aumentare dell’1,9% e il flusso degli investimenti dovrebbe registrare una crescita del 2%. Nei prossimi anni (2018-2020) si prevede una crescita della produzione industriale pari, rispettivamente, al 2,1%, 2,1% e 2 per cento.
Il fatturato commerciale al dettaglio, secondo la previsione di riferimento del Ministero dello Sviluppo Economico, negli anni considerati aumenterà del 2,6%, 2,5% e 2,4%.
Gli investimenti in immobilizzazioni cresceranno a loro volta del 2,2%, 2,0% e 2,1%. Inoltre il disavanzo pubblico nel 2017 potrebbe eguagliare il 2% del PIL russo, ovvero 1.890 miliardi in termini monetari.
Ricordiamo che nella Legge Finanziaria del 2017 si prevede un deficit più alto, pari al 3,2% del PIL, con un prezzo medio del petrolio equivalente a 40 dollari al barile. Il ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, ha annunciato che negli emendamenti al bilancio dell’anno in corso il disavanzo potrebbe ridursi di un punto percentuale. Inoltre la nuova previsione per il 2017 verrà calcolata sulla base di un prezzo del petrolio pari a 45,6 dollari al barile.
Nel periodo 2018-2019, in base al nuovo scenario di base del Ministero dello Sviluppo Economico, il disavanzo pubblico della Federazione Russa potrebbe essere pari rispettivamente a 1.660 miliardi di rubli, ovvero l’1,7% del PIL e a 1.300 miliardi di rubli (1,3% del PIL). Entro il 2020 il Ministero dello Sviluppo Economico russo prevede un calo del disavanzo pubblico fino allo 0,8% del PIL. Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi, nel 2017 il governo russo si aspetta un calo dell’inflazione fino al 3,8%.
“Lo scenario di base prevede, già alla fine di maggio di quest’anno, un calo dell’inflazione fino al livello target posto dalla Banca Centrale russa.Сon uno scenario di base che presuppone entro la fine dell’anno un indebolimento del tasso di cambio della valuta fino a 68 rubli per dollaro, ci aspettiamo un’inflazione ad un livello del 3,8%", ha sottolineato il ministro Oreshkin. “Se si mantenesse il tasso di cambio attuale ad un livello di 56-57 rubli per dollaro, entro la fine dell’anno sarebbe possibile aspettarsi un’inflazione del 2,9%. Ma riteniamo tale variante irrealizzabile, poiché, se la situazione si evolvesse in questo modo, naturalmente, ciò verrebbe preso in considerazione dalla Banca Centrale al momento della decisione sul tasso di interesse e nella realtà l’andamento del tasso di riferimento prenderebbe una traiettoria differente”, ha sottolineato il ministro. 
Pertanto, secondo il capo del Ministero dello Sviluppo economico, anche in tali condizioni si osserverà l’effetto del calo dei tassi di interesse anche sul tasso di cambio e sull’inflazione. E così il valore dell’inflazione si avvicinerà maggiormente allo scenario di base.
Inoltre, se il tasso di cambio del rublo si manterrà ai livelli attuali (59,9 rubli per dollaro e 60,3 rubli per euro), Oreshkin prevede che la Banca Centrale ridurrà in modo più aggressivo il tasso di riferimento, altrimenti l’inflazione alla fine dell’anno risulterebbe molto più bassa rispetto al target del 4% e potrebbe scendere addirittura sotto il 3%.
Il ministro dello Sviluppo Economico ha dichiarato ai giornalisti che la nuova previsione macroeconomica per il periodo 2017-2020 nella versione di riferimento è calcolata su di un prezzo medio del petrolio di 45,6, 40,8, 41,6 e 42,4 dollari al barile all’anno.
Dal canto suo, il ministro dell’industria e del commercio, Denis Manturov, ha dichiarato che per quest’anno si prevede una crescita degli investimenti nell’industria ad un livello del 2%.
In questa situazione a giocare un ruolo importantissimo sono le grandi banche russe, tra cui Banca Intesa Russia. Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione “Conoscere Eurasia”, ha dichiarato che la banca è interessata a gestire i finanziamenti delle operazioni di privatizzazione in Russia. “Al momento non abbiamo ricevuto un ordine o un mandato concreto di privatizzazione.
Ma, naturalmente, ribadiamo il nostro interesse nel prendere parte alle operazioni di privatizzazione degli attivi statali russi”, ha dichiarato Fallico, sottolineando che “se una banca è interessata a tali operazioni, indipendentemente dalla somma, Banca Intesa Russia sarà pronta a finanziare”.
Il Cremlino ha già valutato molto altamente il contributo del gruppo Intesa Sanpaolo nelle privatizzazioni in Russia. I dirigenti del gruppo Intesa Sanpaolo e di Banca Intesa Russia sono stati decorati con delle onorificenze della Federazione Russa. Gli insigniti sono stati tra i partecipanti della privatizzazione del 19,5% delle azioni della compagnia petrolifera Rosneft, tenutasi alla fine del 2016. Il gruppo Intesa Sanpaolo ha agito come consulente finanziario e partner finanziario della privatizzazione. Il presidente della Federazione Russa ha onorato con delle importanti onorificenze alcuni dirigenti del gruppo bancario italiano Intesa Sanpaolo e della sua controllata Banca Intesa Russia per il grande contributo al rafforzamento della cooperazione con la Federazione Russa.
L'Ordine dell'Amicizia è stato assegnato all'amministratore delegato del gruppo Intesa Sanpaolo Carlo Messina e al Presidente della Banca IMI Gaetano Miccichè. L'Ordine dell'Onore, una delle massime onorificenze della Federazione Russa, è stato assegnato al Presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico. Con lo stesso decreto sono state assegnate delle onorificenze russe ai dirigenti del fondo sovrano del Qatar QIA e della società svizzera Glencore International, e ad altre personalità russe e straniere.
Il gruppo “Rosneft” è il maggiore produttore del greggio, del gas naturale e di alcuni altri tipi di idrocarburi liquidi in Russia. Come ha dichiarato il Presidente di “Rosneft”, Igor Sechin, nel 2016 il gruppo ha prodotto in totale l’equivalente di 265 milioni di tonnellate di idrocarburi liquidi, di cui 210 milioni di tonnellate in petrolio più 67 miliardi di metri cubi di gas naturale. Il margine operativo lordo (Ebidta) di “Rosneft” l’anno scorso è aumentato del 2,7% rispetto ai risultati del 2015, salendo a quota 1.278 miliardi di rubli.

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