Russia: le risorse per una ripresa economica non mancano

Il target a medio termine è la crescita economica del 4% l’anno

Il 25 maggio al Cremlino si è tenuta la riunione del Consiglio Economico, in presenza del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, con lo scopo principale di delineare una serie di risorse affidabili per la crescita economica del Paese. Come ha annunciato Andrej Belousov, consigliere del presidente russo, “in una prospettiva a medio termine, è assolutamente realistico pensare che la Russia raggiungerà un tasso di crescita pari al 4% del PIL”.
Secondo Belousov, la maggior parte degli esperti russi e dei membri del governo ritiene che un simile tasso di crescita potrà essere raggiunto dopo il 2018, ma qualcuno crede che accadrà anche prima. 
Il presidente, Vladimir Putin, ha dichiarato di essere “soddisfatto” della discussione nell’ambito dell’ultima riunione del Consiglio economico.Una crescita del 4% aggiungerebbe, senza contare l’inflazione, più di 3.000 miliardi di rubli al PIL, mentre 300-400 miliardi di rubli andrebbero ad accrescere il bilancio federale, ossia più di quanto possa garantire l’intero piano anti-crisi del governo per il 2016. “Questi soldi sono indispensabili soprattutto per modernizzare le infrastrutture e per la sfera sociale. Senza fondi aggiuntivi l’infrastruttura sociale decadrebbe e crescerebbe il malcontento”, ha sottolineato Belousov. 
Il governo ha già ridotto le spese al limite e nel 2016 un ulteriore taglio è impensabile. Inoltre, in una prospettiva a medio termine, tagliare le spese non risolve la crisi. La seconda opzione, che prevedrebbe un aumento delle tasse fino al 2018, non verrà presa in considerazione, poiché nella situazione attuale aumentare le tasse significherebbe privare di fondi l’economia.
Le previsioni di base del governo annunciano un rallentamento del calo del Pil pari allo 0,2% nel 2016 e una crescita del 2,2% nel 2019. Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo Economico, la crescita del Pil accelererà nel 2019 del 4,5 per cento. Il Ministero delle Finanze nello scenario inerziale stima una crescita dell’1-1,3% su base annua per 15 anni, in assenza di riforme o di un aumento dei prezzi del petrolio.
Belousov è convinto che le risorse per una crescita economica in Russia ci siano: le aziende hanno accumulato buoni profitti e bisogna pensare a come motivarle ad investirli.
Anche con stimoli di bilancio è possibile spronare la crescita economica. La presidenza sta valutando l’idea di ripristinare delle agevolazioni per gli investimenti (abbuonando una tantum le spese sostenute per attrezzature e ricerca scientifica) di cui beneficerebbero non solo le nuove imprese, ma anche quelle già attive. 
Già l’estate scorsa il presidente Putin aveva affidato al governo il compito di analizzare la questione delle agevolazioni fiscali per le aziende sulle somme di capitale investite per la modernizzazione. Contro tale iniziativa è intervenuto il Ministero delle Finanze. Naturalmente i rischi ci sono, ma le agevolazioni sugli investimenti porterebbero a un aumento del profitto e, quindi, ad un rincaro dell’imposta sul reddito entro il 2025.
Allo stesso modo è possibile rafforzare il programma di finanziamento per i progetti e sostenere maggiormente le esportazioni. Inoltre, è necessario ridurre gli oneri fiscali delle aziende, modificando la legge sulla bancarotta. 
Molti esperti russi ritengono che basterebbe far uscire le piccole imprese dall’ombra per ottenere un’ulteriore crescita di 2-3 punti percentuali; c’è bisogno di soldi a basso costo e non necessariamente di emissione, quali, ad esempio, garanzie statali sotto forma di obbligazione per ridurre i tassi di interesse. Inoltre, la Banca Centrale russa potrebbe chiedere dei prestiti sul mercato e versare soldi nell’economia a tassi agevolati.  
Si raggiungerebbe una crescita economica annua pari al 4%, ma per farlo è necessario incrementare la quota degli investimenti nel PIL, portandola dall’attuale 17-18% fino ad almeno il 30 per cento. Riuscirvi solo grazie al bilancio è poco realistico. Sono necessari degli investimenti a favore di un aumento della produttività del lavoro.
Non solo gli esperti russi, ma anche la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) ritiene che l’economia del Paese inizierà a crescere nel prossimo anno e mezzo.  
Lo ha annunciato il presidente della BERS Suma Chakrabarti. Anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) aveva espresso una simile previsione.
Nel frattempo l’economia russa “sopravvive ai tempi duri”, dovuti soprattutto alle attuali sanzioni occidentali e al crollo del prezzo del petrolio. Analogamente, soffrono le economie dei Paesi dell’Asia Centrale, dell’Europa Orientale e del Caucaso.
Come ha dichiarato Suma Chakrabarti “stiamo valutando con il governo russo e con il settore privato la situazione dell’economia russa e l’impatto che può avere sugli altri Paesi”.
Con il rallentamento del tasso di inflazione, dal 17% a marzo del 2015 fino al 7,3% nel mese di aprile di quest’anno, la maggior parte degli economisti e delle istituzioni internazionali attribuisce l’evidente rallentamento del declino economico russo all’emergere di una tendenza verso una lenta ma costante fuoriuscita dalla zona negativa.
Anche la Commissione Europea (CE) si aspetta dati positivi dai ritmi di crescita del PIL russo, sempre non prima del 2017. In quel momento la crescita economica della Federazione potrebbe eguagliare l’1,5%, dopo un calo dell’1,9% previsto per il 2016, si legge nella relazione primaverile della CE. Il FMI prevede una sterzata della situazione economica del Paese nel 2017. Le ragioni per l’attuale stallo, emerse nella relazione semestrale, sono analoghe a quelle citate dalla BERS: i bassi prezzi del petrolio e le sanzioni occidentali.
Le sanzioni come fattore di pressione sull’economia russa sono citate anche nella relazione del Ministero dello Sviluppo Economico, ma nessuno alimenta false speranze: l’ente considera le restrizioni all’accesso delle aziende russe al mercato internazionale dei capitali e l’embargo alimentare per tutto il periodo di previsione.
Tuttavia, ora, la cosa più importante per il bilancio federale, che per il secondo anno consecutivo cerca di sbarazzarsi del deficit, non è la revoca delle sanzioni, ma un aumento dei prezzi del petrolio, quanto meno lieve. Dopo tutto, le restrizioni imposte dai paesi occidentali contro la Russia di per sé non sono state così rigide da non potervisi adattare nel corso degli ultimi due anni. Pertanto, un modello di crescita basato sugli investimenti in Russia è possibile.