Il gruppo italiano Poliart si sbarca in Russia

La Banca Intesa promuove le collaborazioni  italo-russe

Teatro Carignano, TorinoIl fronte europeo delle sanzioni alla Russia si sta sgretolando, mentre l’Italia per prima ha insistito su una svolta cardinale. Malgrado le pressioni degli Stati Uniti, sempre più aziende italiane cercano nuove collaborazioni con partner russi, per sostituire il “made in Italy” con il “made with Italy”. Tra le ultime iniziative c’è stata la missione del gruppo Poliart, il marchio utilizzato dalla rete di impresa Politecna Restauri, fondata a Torino nel febbraio 2014 con il supporto e la collaborazione di Intesa Sanpaolo. Il primo passo verso l’internazionalizzazione e verso l’apertura alla Russia è stato l’intervento presso la villa Abamelek a Roma, residenza dell’Ambasciata russa a Roma. Tale intervento, offerto dalla rete, permetterà il ripristino e la rimessa in funzionamento di alcune fontane presenti nel bellissimo parco. A raccontare questa e le altre iniziative a Russia24 è stato Stefano Guslandi, direttore finanziario di Poliart.

Il gruppo Poliart ha dunque lanciato un’ampia operazione in Russia, iniziando con il restauro di una fontana storica presso la villa Abamelek, la residenza dell’Ambasciata della Russia a Roma?

Diciamo che questo intervento sulle fontane è stato pensato appositamente per la residenza dell’ambasciatore russo in Italia. Abbiamo fatto un primo sopralluogo ormai ad agosto, constatando che tante fontane necessitano un restauro. Abbiamo identificato due fontane principali, di interesse dell’ambasciatore stesso. Abbiamo cominciato con la più piccola, sia per quanto riguarda l’impianto, sia per quanto riguarda la programmazione dell’intervento di restauro stesso. I tempi di restauro non dovrebbero essere troppo lunghi, in quanto Roma fortunatamente gode di un ottimo clima che consente di lavorare anche durante tutto il periodo invernale. Le fontane effettivamente sono di pregio, sono molto interessanti e sicuramente daranno il giusto lustro alla già bellissima ambientazione del palazzo. Questo è il lavoro che abbiamo deciso di potare avanti.

È stata l’Ambasciata a contattarvi o è stata vostra l’iniziativa di proporvi?

Siamo stati noi a proporci, grazie anche ad alcuni impulsi e suggerimenti, poiché non eravamo effettivamente a conoscenza di quanto fosse bella e interessante la residenza dell’ambasciatore. Abbiamo colto subito l’occasione con grande entusiasmo. Tutti i componenti di questa rete hanno spinto immediatamente per partire con i lavori e direi che tutto sta procedendo per il meglio. C’è una buona organizzazione e una buona sintonia con gli amici dell’ambasciata, per cui siamo sicuri che il lavoro verrà portato a termine con i tempi giusti e nel modo giusto. Speriamo in una bella inaugurazione presso la residenza.

E quando sarà, approssimativamente?

Potrebbe essere all’inizio del 2016, subito dopo la pausa invernale, di modo che tutti siano già operativi.

E per quanto riguarda i finanziamenti?

La rete ha deciso di compiere un’opera gratuita, come omaggio all’Ambasciata. Crediamo che questo trasmetta un buon messaggio di collaborazione, in vista di un proseguimento dei lavori con la Federazione Russa anche in futuro.
Immagino che anche il professore, Antonio Fallico, abbia messo una buona parola.
Il professore, come sempre, vista la sua posizione e la sua capacità nel gestire le situazioni, ha senza dubbio indotto la rete ad avviare questo tipo di operazione.

E adesso vi trovate qui a Mosca per qualche lavoro specifico o siete alla ricerca di partner?

Stiamo cercando dei partner, ma stiamo anche cercando di studiare il mercato, la normativa dei tender, nonché di capire quali possano essere i partner effettivamente adatti per un qualche tipo di collaborazione. Si studia sia il mercato pubblico che quello privato. Siamo nella fase iniziale di intessitura delle relazioni, ma siamo molto positivi, crediamo che la nostra presenza qui porterà buoni frutti. La rete esiste ormai da due anni e i nostri obiettivi sono sempre a lungo termine, così come i lavori che portiamo avanti. Non si tratta mai di lavori su commessa specifica, di natura puramente commerciale; pertanto stabilirsi qui si rivela necessario per il tipo di attività che si va ad affrontare.

Cosa intende per stabilirsi qui? Aprire una rappresentanza vera e propria?

Uno degli obiettivi potrebbe essere quello. In futuro sicuramente. Chiaramente al nostro interno, dopo questa prima tornata, ci riuniremo in assemblea per riportare le nostre impressioni e stabilire i nostri piani di sviluppo.

Penso che avrete in mente anche di aprire una società di diritto russo per poter poi lavorare a pieno titolo, perché immagino che siano necessarie delle licenze speciali per svolgere lavori di architettura o opere di costruzione?

Sicuramente. Ovviamente tutte le aziende che compongono la rete sono certificate ISO, nonché ai fini della SOA; si tratta solo di trovare le certificazioni equivalenti in Russia, perché sicuramente anche qui vige un sistema di certificazioni e mi immagino esista un ente di erogazione italo-russo.

Oltre ad opere di architettura e costruzione, Poliart lavora anche nel settore del restauro di opere d’arte, come quadri, sculture. La Russia gode di un’ottima scuola di restauro, la Galleria Tretiakov qui a Mosca, per esempio, o l’Ermitage di San Pietroburgo. Pensate di stabilire dei rapporti di collaborazione con queste scuole?

Assolutamente sì. La rete è nata anche con questo intento e ricordiamo che non si tratta delle prime esperienze che queste aziende percorrono all’estero: sia autonomamente, sia in collaborazione, ognuna di queste aziende ha avuto, ed ha tutt’ora, esperienze oltre confine. Questo ci ha fatto capire una cosa molto importante, ossia che non si portano gli italiani all’estero, ma si porta solo la capacità e la tecnica italiana nel restauro. Pertanto, un fattore importantissimo sarà quello di creare un collegamento tra questi enti di formazione russi e gli enti di formazione italiani. Ricordiamo che la rete è nata per impulso del San Paolo, ma c’è stato anche l’appoggio del Politecnico e dell’Università di Torino, che dispongono di un dipartimento dedicato al restauro.
A Torino vi sono anche degli istituti per la formazione tecnica necessaria a questo tipo di lavori, e chiaramente il passo successivo sarà sì commerciale, ma anche e soprattutto istituzionale: creare rapporti tra enti di istruzione agevolerà sicuramente il filtrare della tecnica e della conoscenza italiana in questo settore anche in Russia.
E sicuramente, a nostra volta, assorbiremo le vostre capacità. Questo scambio non farà altro che valorizzare maggiormente il restauro per il futuro e la riscoperta di questi patrimoni che si identificano con la cultura e l’unione di un popolo.

Sì, ricordiamo infatti l’architettura italiana presente a San Pietroburgo, i celebri palazzi storici dell’architetto Rastrelli. Quindi potrà nascere una sinergia?

Assolutamente sì. Ricordiamo oltretutto che si tratta di una sinergia genetica, tramandata dal passato. È noto infatti che l’Italia, il Piemonte in particolar modo, ha collaborato con la Federazione Russa ai tempi dell’Impero e nello specifico con San Pietroburgo, città che andremo a visitare durante questa missione proprio nei prossimi giorni, così da entrare in contatto con tutti i dipartimenti, specialmente con le direzioni dei musei.

Palazzina di Caccia di Stupinigi, TorinoPoliart System è stata costituita in collaborazione con Intesa San Paolo e promossa dallo studio Guslandi e Associati. Che ruolo ricopre questo studio? È uno studio di consulenza?

Guslandi e Associati è lo studio dove lavoriamo io e gli altri collaboratori. Siamo commercialisti e come commercialisti abbiamo sempre lavorato con il mercato estero, tenendo sempre il contatto con le imprese operanti su questo mercato. Il nostro ruolo è stato quello di avvicinare queste imprese, cavalcando l’onda del contratto di rete, che consideriamo tutt’oggi assai vincente, grazie alla libertà di movimento e di interpretazione che garantisce. Pertanto siamo riusciti gradualmente a costruire questa rete rappresentata in particolare da un’associazione che detiene il marchio che abbiamo voluto creare: Poliart. L’associazione avrà proprio il ruolo di interpretare istituzionalmente il restauro, ossia la creazione di rapporti istituzionali; la rete, invece, ricoprirà un ruolo prettamente operativo sul campo.

Dopo Mosca avete visitato anche San Pietroburgo. Per qualche contatto specifico?

Sì siamo in contatto con l’Ermitage, il Russkij Muzej (Museo Russo) e il Museo Peterhof.

E dunque intendete proporre ai colleghi russi, per esempio dell’Ermitage, Poliart System come interlocutore?

Sì esatto. E direi che potrebbero essere interessati poiché Poliart permetterebbe il filtrare delle tecniche a trecentosessanta gradi. Come tutti i musei, anche l’Ermitage e gli altri musei citati, devono prestare particolare attenzione al mantenimento delle proprie opere. Sappiamo che gli amici russi sono già molto in gamba in questo, ma la perfezione si raggiunge con il confronto e la collaborazione. Pertanto direi che il meccanismo istitutivo di Poliart, insieme a quello operativo della rete, oggi come oggi potrebbe essere visto come un’arma vincente e come un fattore di vantaggio in più rispetto alla concorrenza. Da quello che abbiamo appreso durante questi incontri, non ci sono numerose aziende estere operanti nel settore del restauro che si sono affacciate al mercato russo; possiamo dunque dire di essere dei pionieri.

I componenti del gruppo hanno già avuto esperienze di lavoro in Russia, magari con qualche cliente privato?

No, ci affacciamo alla Russia tutti per la prima volta insieme, sarà tutto da scoprire, ma siamo contenti di cominciare da zero, proprio perché ci consente di essere scevri da ogni tipo di complicazione che possa derivare dal bagaglio dell’esperienza. È un primo passo, lo faremo tutti insieme, creando, lottando insieme e scoprendo un paese per noi nuovo. Quindi direi che è sì una sfida, ma certamente una sfida che affronteremo in gruppo e senza essere condizionati da esperienze passate, grazie anche al prezioso appoggio di Banca Intesa, che si è rivelata un ottimo partner in questa missione, e all’aiuto del professor Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia (la sussidiaria russa del gruppo Intesa Sanpaolo, N.d.R.) che si è dimostrato per tutti noi un punto di riferimento, capace di dare i consigli giusti su come porci in un territorio che, di fatto, non conosciamo molto bene, grazie alla sensibilità del professor Fallico nei confronti delle belle arti e ai suoi contatti. Ovviamente ci daremo molto da fare anche in maniera autonoma, ma con questo tipo di supporto non ci sentiamo soli.

Un’ultima domanda all’architetto Edorado Astegiano della Zoppoli & Pulcher Spa Costruzioni Generali. Quali esperienze speciali potrà presentare agli interlocutori russi?

Le nostre imprese hanno sviluppato la capacità di intervenire in opere di restauro importanti come questa, ossia un intervento dal valore complessivo di 30 milioni di euro. Un intervento che comprende ristrutturazione, consolidamento, adeguamento alle norme anti-sismiche, mantenendo l’edificio fruibile per i visitatori. Non particolarmente Torino, ma l’Italia in generale è un Paese a rischio sismico. Pertanto, visto il gran numero di musei in Russia, è una capacità che potrebbe essere apprezzata. A questo fine vengono studiati i lavori, suddividendo l’intervento in lotti funzionali che consentano sempre un utilizzo completo. La particolarità sta nel fatto che, durante il cantiere, grazie alle condizioni create dall’impresa, la Fondazione del Museo Egizio è riuscita ad aumentare il numero di visitatori, i quali non si accorgevano nemmeno che ci fosse un cantiere in corso. Questo è un esempio. Noi certo non pretendiamo di insegnare ai musei russi a compiere delle opere di restauro; abbiamo infatti potuto notare che anche in Russia i patrimoni culturali godono di un’ottima conservazione; ma vorremmo condividere le nostre esperienze in modo che possano risultare utili L’esempio di prima è una nostra particolarità: intervenire sull’edificio che continua a svolgere normalmente le sue funzioni.

Quindi in quell’occasione, durante il restauro, non solo i visitatori non si accorgevano dei lavori in corso, ma sono addirittura aumentati, dico bene?

Sì, perché tra le altre cose abbiamo sfruttato il cantiere come evento, mostrando ai visitatori l’evolversi del progetto, ciò che era prima e ciò che sarebbe diventato poi. E all’interno del nostro team vi era uno studio di comunicazione che si occupava solo di questo aspetto. È stato molto apprezzato dalla città di Torino e in particolare dalla Fondazione del Museo Egizio che non ha perso introiti durante il lavoro. Questa è una piccola novità che si può apportare: l’idea del cantiere-evento. E su un edificio così importante è stata un’esperienza interessante. Inoltre, non sono molto aggiornato sul rischio sismico della Russia, ma l’Italia in generale è un Paese a forte rischio sismico, per questo abbiamo maturato una buona esperienza. Il nostro team sta ora intervenendo all’Aquila, teatro di un disastroso terremoto alcuni anni fa, proprio per il recupero e il restauro di opere storiche. Anche in questo settore abbiamo dunque sviluppato delle tecniche precise, che prevedono l’uso di sistemi innovativi per il consolidamento delle opere e degli edifici, anche grazie al supporto dei docenti del Politecnico di Torino.

Russia24

Villa Abamelek a Roma, residenza dell’Ambasciata della Russia in Italia