Ai privati le quote di Rosneft, Aeroflot e Alrosa

La Russia si prepara a una nuova maxi privatizzazione delle attività statali

Alla fine di novembre il governo russo dovrà proporre al presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, un piano per la privatizzazione di attività statali. Il vice premier Igor Shuvalov ha ricevuto l’incarico di gestire la proposta in questione.
Olga Dergunova, direttore dell’Agenzia federale per la gestione delle proprietà dello Stato (“Rosimushestvo”)Secondo quanto ha comunicato ai giornalisti Olga Dergunova, direttore dell’Agenzia federale per la gestione delle proprietà dello Stato (“Rosimushestvo”), “in Russia è chiaro che i mercati internazionali continuano a trovarsi in una situazione piuttosto difficile, per cui l’interesse verso l’acquisto di attività russe potrebbe essere limitato. Eppure nel Paese non pochi sono ancora pronti alla vendita di attività ad alta liquidità: si tratta soprattutto di società pubbliche, quali ad esempio “Rosneft”, che possono essere vendute ai prezzi attuali di mercato”. Il Ministero dello Sviluppo Economico è stato incaricato di redigere la proposta per il Presidente circa una nuova privatizzazione di massa. Il lavoro dovrà essere terminato entro l’inizio di dicembre 2015.
Tecnicamente “Rosimushestvo” è pronto a privatizzare dei pacchetti di azioni appartenenti a grandi società, inclusa “Rosneft”, se ciò sarà conforme agli ordini del Presidente. 
“Comprendiamo che la situazione sui mercati internazionali non sta migliorando, e non è chiaro quando migliorerà. Ma siamo pronti a vendere pacchetti statali di azioni di società pubbliche quali “Rosneft”, “RusGidro”, ALROSA, “Aeroflot”. Si tratta di attività quotate in borsa”, ha affermato Olga Dergunova.
In precedenza molti esperti hanno espresso i propri dubbi riguardo all’appropriatezza della scelta di vendere le attività in società pubbliche con partecipazione statale, vista l’attuale situazione economica mondiale.
Come ha sottolineato Olga Dergunova, “Rosneft” e “Aeroflot” sarebbero pronte alla vendita di azioni, sebbene la situazione corrente non consenta di uscire proprio ora sul mercato con una vendita, dal momento che la capitalizzazione di queste e di altre società si è ridotta in tempi troppo rapidi.   
La Dergunova ha inoltre informato sull’intenzione dello Stato di privatizzare alcune società con partecipazione statale, quali “Rostelekom” e “Sovkomflot”.
Ricordiamo che nella primavera del 2014 il primo ministro Dmitrij Medvedev aveva firmato un progetto di disposizione comprendente un piano di previsione per la privatizzazione delle proprietà federali di 431 società per azioni durante gli anni 2014-2016. Nella lunga lista rientrava anche il 20% del porto marittimo commerciale di Novorossijsk. 
Successivamente il governo, “vista l’incertezza della congiuntura economica internazionale”, si è rifiutato di privatizzare nel 2014 “Rostelekom”, “Sovkomflot” e il porto di Novorossijsk. A marzo 2015, in una comunicazione della Corte dei conti sui risultati del controllo dell’efficacia della precedente ondata di privatizzazioni, si leggeva che la privatizzazione delle attività appartenenti allo Stato, avvenuta tra il 2010 e il 2014, era risultata estremamente inefficace.
Essa aveva infatti garantito al bilancio statale non più di 256,1 miliardi di rubli, ossia solo il 21% del volume di entrate finanziarie previsto inizialmente. Di questi soldi, più di 190 miliardi di rubli costituiscono il ricavato dalla vendita di attività di grandi società per azioni, quali VTB, RZHD, “Transneft”, “Uralvagonzavod”, l’aeroporto di Sheremetievo, “Inter RAO EES” e “Rosnano”.
Tra il 2010 e il 2014 sono stati privatizzati 1180 pacchetti di azioni di società commerciali, di 274 imprese federali, e di 533 proprietà statali di altro tipo. Nel 2010 è stato realizzato solo il 20% della privatizzazione delle azioni statali, tra il 2011 e il 2013 il 56% e al 5 novembre 2014 solo il 5% del piano per il periodo 2014-2016 è stato portato a termine.
“Nel corso degli ultimi anni il grosso delle entrate provenienti dalla vendita di azioni è stato ricavato grazie alla vendita di pacchetti di azioni appartenenti a grosse società e nella maggior parte dei casi non è dipeso dalla realizzazione del piano di privatizzazione preventivato.
Ogni anno i compiti stabiliti sono stati corretti considerevolmente in negativo, a seconda degli indicatori di effettiva realizzazione”, si legge nella relazione della Corte dei conti, dove si sottolinea che “le previsioni riguardo all’entrata di denaro a favore del bilancio erano di carattere puramente dichiarativo, mentre la vendita delle maggiori attività statali è avvenuta in condizioni di regolamentazione giuridica insufficiente, motivo per cui i progetti di privatizzazione non sono stati realizzati completamente”.