Tsentrobank: tre scenari per l’economia russa

Prevista una crescita dell’1% nel 2017 e del 2-3% tra tre anni

Dopo un possibile calo del prodotto interno loro della Federazione Russa, pari allo 0,5-1%, previsto per il 2016, gli esperti russi ritengono che l’economia potrebbe registrare una crescita pari allo 0-1% nel 2017, e del 2-3% nel 2018. Proprio al suddetto tema è dedicato il progetto dal titolo “Principali orientamenti della politica monetaria e di credito statale per il 2015 e per il periodo 2016-2018”.
In corrispondenza di una previsione più ottimistica, la Banca Centrale si attende che nel 2016 la crescita del PIL potrebbe eguagliare lo 0-0,5%, nel 2017 l’1-2%, nel 2018 il 2,5-3,5 per cento.
Alla fine di quest’anno, come prevede la Banca Centrale russa, il calo del PIL sarà pari al 3,9-4,4 per cento. Inizialmente il regolatore aveva previsto un calo del PIL pari al 3,2% per l’anno in corso.
Durante l’elaborazione degli eventuali scenari relativi agli indicatori macroeconomici, la Banca Centrale è partita dal presupposto che le sanzioni contro la Russia si prolungheranno anche per il periodo 2016-2018. “Tutti gli scenari presi in considerazione prevedono il mantenimento delle sanzioni estere nei confronti dell’economia russa nel corso di un periodo di tre anni senza alcuna particolare variazione dell’entità o del carattere delle stesse”, ha annunciato il servizio stampa della Banca Centrale.

Inflazione

Per l’anno 2015 la Banca Centrale russa si attende un’inflazione pari al 12-13 per cento. Alcuni mesi fa il regolatore aveva stimato un’inflazione per il 2015 pari al 10,8 per cento. Sempre secondo le previsioni del regolatore, nel 2016 l’inflazione rallenterà fino al 5,5-6,5%, in vista sia di uno scenario di base, che di uno scenario ottimistico. Per il 2017, come già annunciato in precedenza dalla Banca Centrale, ci si attende un’inflazione del 4%, così come nel 2018.
Tuttavia, il peggiore degli scenari prevede per il prossimo anno un crollo del PIL russo almeno del 5 per cento. Nel peggiore degli scenari l’inflazione nel 2016 potrebbe ammontare al 7-9 per cento.
“Nel peggiore dei casi il raffreddamento dell’attività economica, dovuto soprattutto a motivazioni di carattere strutturale, avrà un effetto deflazionistico limitato. Sulla base di ciò, e considerando inoltre il mantenimento dei rischi per quanto riguarda le aspettative valutarie e inflazionistiche, nel 2016 l’inflazione si troverà a livelli più alti, pari al 7-9%”, hanno annunciato gli esperti della Banca Centrale russa.
Si nota inoltre che il tasso chiave del regolatore, in caso di realizzazione dello scenario pessimistico, rimarrebbe a lungo più alto rispetto a quanto previsto per lo scenario di base e per quello ottimistico.
Anche nel 2016 la Banca Centrale prevede di condurre una politica monetaria e di credito moderatamente rigida, fino ad una stabilizzazione del livello di inflazione a livelli più bassi. “Non vi saranno brusche variazioni nella politica dei tassi d’interesse, - ha dichiarato il governatore della Banca Centrale - e fino ad una completa e salda stabilizzazione dell’inflazione a bassi livelli, la politica credito-monetaria rimarrà moderatamente rigida». Una rigidità moderata è necessaria non solo per garantire un calo del livello d’inflazione e delle aspettative inflazionistiche, ma anche per sostenere la stabilità finanziaria.
Secondo gli analisti della Banca Centrale russa, “il principale fattore di rischio interno per la stabilità finanziaria potrebbe essere l’eccessivo aumento del carico creditizio, sproporzionato rispetto all’andamento dei redditi dell’economia e possibile in caso di un eccessivo rilassamento delle condizioni finanziarie”.

Riserve internazionali

Le riserve internazionali (in oro valutario) della Federazione Russa entro la fine dell’anno in corso si ridurranno di 15 miliardi di dollari, fino a 353 miliardi di dollari, rispetto ai 368 miliardi di dollari del primo agosto 2015, si evince dal progetto per la politica monetaria e di credito della Banca Centrale.
All’inizio del 2017, secondo lo scenario di base del progetto, il volume di riserve internazionali non cambierà e sarà pari a 353 miliardi di dollari, somma che potrebbe rimanere invariata fino all’inizio del 2018 e del 2019.

Profitto del commercio estero

Profitto del commercio esteroLa Banca Centrale della Federazione Russa ha peggiorato le stime relative al profitto del commercio estero per il 2015: ammonterebbe a 156 miliardi di dollari, ossia il 18% in meno rispetto al 2014 (190 miliardi di dollari). In precedenza si prevedeva che sarebbe stato pari a 187 miliardi di dollari.
Secondo lo scenario di base (che prevede il mantenimento di un prezzo medio annuo del petrolio di circa 50 dollari al barile nel corso del 2016-2018), il profitto del commercio estero è stimato ad un livello di 138 miliardi nel 2016, di 131 miliardi nel 2017 e di 126 miliardi di dollari nel 2018.
La Banca Centrale, secondo lo scenario pessimistico, per il 2016-2018 prevede un prezzo del petrolio sotto il livello di 40 dollari al barile.
E infine, il cosiddetto “scenario ottimistico” prevedrebbe che il livello medio annuo del prezzo del petrolio di marchio “Urals” cresca entro il 2018 fino a 70-80 dollari al barile. Secondo tale ipotesi, nel 2016 il profitto del commercio estero ammonterebbe a 165 miliardi di dollari, 162 miliardi nel 2017 e 164 miliardi nel 2018.