Il premier russo Medvedev: presto il rublo più forte

Previsioni su un rafforzamento del rublo a medio termine

Il primo ministro russo, Dmitrij Medvedev, è sicuro che a medio termine il tasso di cambio del rublo tornerà ai livelli raggiunti poco prima del suo ultimo deprezzamento.
A fine agosto, quando il tasso di cambio del rublo ha registrato un serio declino rispetto a dollaro ed euro, Medvedev ha annunciato che la moneta nazionale tornerà a “livelli normali”, dopo che le società esportatrici avranno venduto sul mercato le proprie entrate in valuta estera, da un lato, e quando il governo avrà prestato soccorso alla Banca Centrale, dall'altro. Il premier non ha menzionato delle misure concrete per un rafforzamento del rublo, dichiarando che, a suo parere, il calo del tasso di cambio di agosto è attribuibile innanzitutto al calo dei prezzi mondiali del petrolio.
Il primo ministro russo, Dmitrij MedvedevBisogna notare che tra agosto 2014 e agosto 2015 il tasso di cambio del rublo è calato quasi del 50%.
“La situazione del tasso di cambio del rublo è oggettiva perché legata ai prezzi del petrolio. Influenzarla attraverso azioni sporadiche è impossibile, si tratterebbe di tentativi inutili.  E soprattutto sono certo che in una prospettiva a medio termine questa situazione si calmerà e il rublo tornerà agli indicatori medio-buoni raggiunti negli ultimi mesi”, ha dichiarato Medvedev in un'intervista all'agenzia stampa “Interfax”.
“Per una stabilizzazione del tasso di cambio del rublo il governo e la Banca Centrale russa rafforzeranno il controllo sulla vendita degli introiti in valuta estera delle società esportatrici”, ha dichiarato il Premier russo. Secondo Dmitrij Medvedev il controllo sulle vendite di valuta estera sul mercato russo dovrebbe essere costante e non dovrebbe dipendere dalla situazione attuale del rublo: “Questo tema dovrebbe essere sempre sotto il nostro controllo, ossia del governo e della Banca Centrale”, ha sottolineato il Primo Ministro. 
Tale lavoro è sempre stato condotto regolarmente e proseguirà. «Non molto tempo fa ho incontrato i dirigenti delle maggiori società esportatrici. Anche con la Banca Centrale è in atto un regime continuo e regolare di vendite di valuta estera, realizzate dai suddetti esportatori. Essi sanno che tale politica proseguirà”, ha sottolineato Medvedev.  
A detta del Premier la situazione del tasso di cambio del rublo si trova continuamente al centro dell'attenzione del governo e della Banca Centrale: “Mentre la Banca Centrale prenderà delle decisioni legate alle proprie competenze, il governo presterà al Regolatore tutto l'aiuto necessario per un aumento dell'afflusso di fondi aggiuntivi in valuta estera, ha sottolineato il capo del governo.
L'esperienza recente dimostra che in situazioni del genere la cosa più importante è non innervosirsi, non prendere decisioni affrettate. Perché il tasso di cambio del rublo e di altre valute si indebolisce periodicamente, si svaluta, e in seguito riacquista valore. È proprio quanto successo alla moneta russa nell'ultimo anno e non solo per via del petrolio.
Dall'inizio dell'anno i prezzi del petrolio sono calati più del 30%. Alla fine di agosto il ministro dello Sviluppo Economico russo, Aleksej Uljukaev, ha dichiarato che il prezzo del petrolio potrebbe scendere sotto i 40 dollari al barile, ma solo per un brevissimo periodo.
Uljukaev ha messo in dubbio le parole del Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaijev, secondo il quale nei prossimi mesi il prezzo del petrolio potrebbe fissarsi ad un livello di 30-40 dollari al barile. Il Ministero dello Sviluppo Economico della Federazione Russa ha ufficialmente stimato il prezzo medio annuo del petrolio Urals per il 2015 ad un livello di 50 dollari al barile e per il 2016 di 60 dollari al barile.  il Ministero presenterà al governo delle stime precise nel mese di settembre.
Inoltre, a detta del capo del governo russo, vi sono una serie di altre cause responsabili del calo del tasso di cambio del rublo rispetto alle principali valute mondiali: l'instabilità generalizzata sul mercato dei capitali, la situazione relativa alla moneta cinese, così come, in parte, il rifiuto del Kazakistan di accettare il corridoio valutario, decisione responsabile dell'indebolimento del valore del tenge. “Le economie della Russia e del Kazakistan sono strettamente correlate, pertanto tale processo non può non influire sul nostro paese”, ha dichiarato il primo ministro russo. 
Le oscillazioni del tasso di cambio non dovrebbero condurre a delle restrizioni sul libero movimento dei capitali. “Per quanto riguarda le possibili restrizioni sul libero spostamento dei capitali, non credo sia una buona idea, persino in un momento così difficile”, ha dichiarato Dmitrij Medvedev. Secondo il capo del consiglio dei ministri, tali restrizioni provocherebbero dei cambiamenti fondamentali sul mercato, i quali, con tutta probabilità, non influenzerebbero in modo significativo la situazione, ma “ci riporterebbero agli anni '90”. Medvedev ricorda che allora si usava condurre restrizioni di questo tipo, le quali rimanevano in vigore sufficientemente a lungo, ma senza influire di molto sul tasso di cambio del rublo. Tant'è che nel 1998 non impedirono il crollo della moneta nazionale.