In Russia arriva un centro innovativo per le riforme 

Il presidente, Vladimir Putin,  vuole una nuova struttura scientifico-economica

La crisi economica ha costretto la Russia a cercare nuove vie per lo sviluppo in situazioni di cambiamento macroeconomico. L’amministrazione del Presidente e il governo stanno valutando la possibilità di istituire un cosiddetto “Centro di riforma” per lo sviluppo di un modello economico che funzioni in modo efficace in momenti di crisi e in vista del proseguimento delle sanzioni anti-Russia. Si prevede che a gestire il nuovo centro saranno i ministri del blocco economico del governo, così come i maggiori esperti nel campo dell’economia e delle finanze.

Un Centro per le riforme potrebbe essere fondato al fine di elaborare nuove strategie di sviluppo economico - La nuova struttura sarà chiamata a sviluppare un modello di economia, che permetterebbe di operare in modo efficace anche in condizioni di crisi economica e di sanzioni.Il progetto per la sua istituzione era stato proposto tempo fa dal capo di Sberbank Gherman Gref. In seguito l’idea ha incontrato il sostegno del ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov. Durante un recente intervento alla Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento russo), il ministro ha annunciato che è necessario riavviare numerosi programmi economici statali, in primo luogo determinando le spese effettive e realistiche per ognuno di essi. “Purtroppo in Russia non prevale un approccio finalizzato alla realizzazione di un piano, al contrario il bilancio del paese si genera grazie a decisioni prese in precedenza, e non da obiettivi indispensabili da raggiungere”, afferma Siluanov. Pertanto in Russia è necessario riavviare il sistema dei programmi statali trasformandoli in uno strumento reale per migliorare l’efficienza delle spese di bilancio.
Bisogna notare che centri di riforma di questo tipo sono un fenomeno diffuso all’estero.  Tali strutture sono già state create negli Stati Uniti, nel Regno Unito, così come in Norvegia e in Canada.
E’ ora in fase di discussione la candidatura dei membri del Centro, tra cui il ministro dello sviluppo economico Aleksej Uljukaev, il ministro delle finanze Anton Siluanov, il direttore di Sberbank Gherman Gref, il presidente della Banca Centrale Elvira Nabiullina e l’ex ministro delle Finanze Aleksej Kudrin. È possibile che anche i capi delle maggiori banche e società ne faranno parte. La struttura vera e propria verrà affiliata al governo e si occuperà di riformare il modello economico attuale.
Attualmente la Russia è chiamata a trovare delle soluzioni per sviluppare la propria economia e migliorare il benessere dei cittadini. L’approccio economico odierno non può essere considerato completo, qualcosa è rimasto dal governo Gajdar (ex primo ministro), qualcosa è stato introdotto da Kudrin (ex ministro delle finanze), qualcosa è opera di altri.  E’ necessario creare un modello definito, stabilire delle fondamenta, e solo in seguito apportare delle correzioni a seconda dei cambiamenti mondiali o domestici.
A questo proposito, Anatolij Aksakov, presidente della commissione della Duma di Stato per le politiche economiche, l’innovazione e l’imprenditorialità, si trova d’accordo con la necessità di creare un “Centro di riforma”, spiegando che in questo momento “la questione della riforma del modello economico russo può essere considerata in un certo senso una questione di vita o di morte per lo stato”.
In particolare, è una questione di sovranità dello stato russo. Si tratta, cioè, di quanto la Russia possa essere indipendente dagli influssi esterni derivanti da tutte le possibili decisioni politiche prese oltre confine. Al fine di emanciparsi, ottenendo sovranità e uguaglianza a livello internazionale, è necessario essere forti in primis dal punto di vista economico. Ne consegue la necessità di lavorare in maniera esponenziale per un miglioramento del modello di sviluppo economico del paese, così da garantire ritmi di crescita economica elevati, modernizzazione, diversificazione e ristrutturazione tecnologica. 
Numerosi analisti ritengono che alla testa del Centro di riforma dovrebbe esserci una persona attiva e propositiva, come ad esempio il direttore di Sberbank Gherman Gref.
Di pari passo è importante comprendere quali compiti il centro dovrà affrontare, nonché stabilire in che modo e sulla base di quali fondamenta si intende riformare il modello economico. Questo centro dovrà essere subordinato al Primo Ministro. Coloro che ne faranno parte dovranno redigere e proporre un proprio piano di crescita economica per il paese. I pieni poteri del Centro dovranno essere chiari e sufficientemente ampi: senza tale autorità il Centro potrebbe trasformarsi nell’ennesima sovrastruttura burocratica che annuncerebbe riforme senza mai realizzarle.
Dal canto suo il premier Dmitrij Medvedev dovrebbe essere direttamente coinvolto nei lavori del Centro, analizzandone l’operato, presiedendo alle riunioni e correggendone l’andamento. Il Centro infatti dovrebbe presentare un piano di azione strutturato: cosa si vuole fare, cosa verrà realizzato e in quale anno, come sostenere i diversi settori, ad esempio l’agricoltura o l’industria leggera. 
Molti esperti indipendenti tra cui Vladislav Zhukovskij, direttore degli attivi del gruppo finanziario RIKOM, credono che la creazione del Centro di riforma sia di vitale importanza. “Tuttavia non dovrà trasformarsi in un club degli interessi di un gruppo di economisti-liberali anonimi. Dovrà vigere un’ampiezza di vedute: di destra, di sinistra, di centro, monetariste e neoclassiche. Lo spettro di opinioni dovrà essere il più ampio e rappresentativo possibile, e le critiche e le polemiche quanto più dure e ragionevoli”, ha dichiarato Zhukovskij.  Il Centro dovrà attrarre il maggior numero possibile di persone con sguardi differenti, persone che abbiano svariati punti di vista - differenti dalla visione del governo - relativamente allo sviluppo dell’economia, del sistema finanziario, e del settore economico reale del paese. In generale c’è bisogno di persone che guardino in modo diverso agli obiettivi, alle funzioni e alla conduzione della politica monetaria e di credito, fiscale e industriale.


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