Le relazioni economiche tra l’Italia e la Russia: uno strumento per il dialogo

L’introduzione del Professor Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione “Conoscere Eurasia” al Forum italo-russo a Firenze (11.06.2015)

Gentili Signore e signori
Cari amici,
Benvenuti al primo seminario italo russo a Firenze, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia con il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Banca Intesa Russia.
Prima del Forum italo-russo: (da destra a sinistra) Antonio Fallico, presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia” e presidente di Banca Intesa Russia, Gabriele Canè, giornalista, Federico Gianassi, Assessore al Decentramento e Lavoro del Comune di Firenze, Niccolò Fontana, consigliere commerciale dell’Ambasciata italiana a Mosca.Prima di entrare nel merito del tema di oggi, desidero ringraziare personalmente l’Assessore al Comune di Firenze, Federico Gianazzi, della sua presenza e ospitalità.  Una gratitudine che esprimo anche al Consigliere commerciale dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, Niccolò Fontana, che è stato parte attiva e fondamentale nell’organizzazione di questo incontro.
Al tempo stesso desidero ringraziare Umberto Buratti, Sindaco di Forte dei Marmi; Vladimir Lebedev, Consigliere del Sindaco di Mosca; Andrej Tarkovskij, figlio del grande regista; Girolamo Strozzi, console onorario della Federazione Russa a Firenze e a tutte le autorità, le istituzioni e le aziende che hanno voluto essere presenti, qui oggi, con i loro contributi tesi a dimostrare che le relazioni economiche tra i nostri due Paesi sono uno strumento per riprendere e continuare il dialogo. Un dialogo che si fa ancora più urgente, anche in seguito alle posizioni emerse nel recente G7 di Elmau in Germania.
Come sapete, le tensioni geopolitiche del 2014 sfociate nelle sanzioni e conseguenti contro sanzioni hanno generato un arretramento pesante delle bilance commerciali ‘Europa-Russia’ e ‘Italia-Russia’. In un solo anno, nel nostro Paese, si sono persi 5,3 miliardi di euro di interscambio, con gravi ripercussioni sulle  aziende italiane che avevano visto nella Federazione Russa uno dei Paesi più strategici per lo sviluppo del business. 
Infatti i volumi scambiati sono scesi a 25,7 miliardi di euro, dal picco di 31 miliardi raggiunto nel 2013, segnando così un -17%. Il calo ha riguardato sia le importazioni italiane dalla Russia, passate a 16,2 miliardi di euro nel 2014 da 20,2 miliardi del 2013 (-20%), sia le esportazioni italiane verso la Russia che hanno registrato un calo di quasi il 12% attestandosi a 9,5 miliardi di euro contro i 10,8 del 2013.
Non è andata meglio nel primo trimestre di quest’anno con le esportazioni italiane scese del 29,3% e un interscambio che ha già perso 1,7 miliardi di euro. Tra qualche ora l’Istat divulgherà i nuovi dati del commercio estero che realisticamente saranno ancora in terreno negativo.
Si tratta di una situazione economica desolante che ci ha fatto arretrare in termini di posizione di mercato e, talvolta, anche di capacità di cogliere le possibilità che pure ci sono e ci sono state nonostante la miopia strategica della politica economica imposta dall’America e dall’Unione Europea.
Una strategia che si vorrebbe riconfermare. Il recente G7 è andato in questa direzione con ulteriori preoccupanti levate di scudi contro la Russia che invitano a mantenere le sanzioni internazionali. Posizioni che andrebbero a minare ancora di più uno scenario economico instabile in un momento in cui il dialogo e l’economia dovrebbero prevalere su qualsiasi ipotesi di prolungamento o inasprimento delle sanzioni.
Noi siamo convinti che l’economia debba costringere i governi a riconoscere i veri interessi delle nazioni.
L’Italia e la Russia sono complementari e hanno secolari relazioni commerciali, industriali e culturali che hanno contribuito al benessere dei nostri due Paesi. Occorre incrementare questi rapporti con una cooperazione più coraggiosa.
Nei giorni scorsi il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato in un’intervista che “i rapporti tra Russia e Italia effettivamente hanno sempre avuto carattere privilegiato sia in politica che nell’economia e che l’Italia ha dato e dà un contributo notevole allo sviluppo del dialogo tra la Russia e l’Europa e anche con la Nato in generale”.
Forse, per la prima volta dopo tanto tempo, anche il sistema informativo italiano ha potuto riscontrare direttamente dalle parole del presidente russo una volontà costruttiva, che non lascia spazio a interpretazioni belligeranti nei confronti dell’Europa e del nostro Paese. Il presidente Putin ha infatti voluto ricordare che “in Russia operano 400 aziende italiane” con cui è in atto una collaborazione nei settori “dei prodotti energetici e dell’alta tecnologia, dallo spazio all’aeronautica”. Inoltre ha ricordato che nel 2014 “quasi un milione di turisti russi sono stati in Italia dove hanno speso circa un miliardo di euro e che  tutto ciò crea rapporti speciali tra i nostri due Paesi”.
“La Russia – ha poi detto Putin – è disposta ad andare avanti tanto quanto lo saranno i partner italiani”.
Anche alla luce di questo noi confidiamo che l’Italia sappia guidare l’Europa verso una nuova politica che abbia come priorità quella di riallacciare le relazioni economico commerciali e di rinsaldare l’amicizia tra i popoli perché, come ha ricordato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi “il problema delle sanzioni è di tutte le aziende del Paese; un alleggerimento o un’eliminazione potrebbe dare un contributo a incrementare le nostre esportazioni”.
Un’amicizia che è evidente e traspare anche qui a Firenze, dove negli ultimi mesi si sono tenute importanti mostre culturali come quella dedicata alla personale di Evgeny Telishev, il pittore russo tra le figure artistiche più interessanti del periodo sovietico e post sovietico, o quella della collezione delle Icone russe agli Uffizi. E ora anche la mostra dello scultore russo Dashi Namdakov.
Esempi questi che superano concretamente l’atteggiamento di insensata ostilità che svilisce lo scenario economico generale locale.  Anche in Toscana, nel 2014, l’export verso la Russia ha perso il 14,8%. A farne le spese, il settore agricolo, diminuito di oltre il 50%; quello del tessile e dell’abbigliamento (-13%) e quello del manifatturiero (-quasi 15%) a fronte di una bilancia commerciale positiva per la Toscana di quasi 1,1 miliardi di euro per un aumento delle importazioni dalla Russia del 260% rispetto all’anno precedente, trainate da prodotti minerali, metalli e quelli delle attività manifatturiere.
In questo scenario economico fatto di numeri negativi è necessario continuare a ribadire con fiducia che esistono i margini per ripartire. 
Il seminario di oggi va in questa direzione. È necessario ripartire da questa consapevolezza e riaffermare che le ragioni dell’economia devono prevalere sulle ragioni delle sanzioni.
Con questo invito alla fiducia e all’intraprendenza, vi auguro un buon lavoro.