Introduzione di Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa e dell’Associazione Conoscere Eurasia

Introduzione di Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa (Russia) e dell’Associazione Conoscere EurasiaGentili Signore e Signori,
Cari amici,

Benvenuti al terzo seminario Eurasiatico di Roma; un momento importante di incontro e di confronto dopo l’entrata in vigore dell’Unione Economica Eurasiatica avvenuta il 1 gennaio di quest’anno.
Prima di procedere, desidero ringraziare tutti i relatori e, in modo particolare, voglio esprimere la mia personale riconoscenza ai rappresentanti istituzionali dei diversi Paesi che hanno accettato di partecipare a questi lavori: Francesco Boccia, Presidente della V Commissione della Camera dei Deputati;  Grigory Rapota, Segretario di Stato Russia-Bielorussia; Serghey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia; Evgheniy Shestakov, Ambasciatore della Repubblica di Belarus in Italia; Andrian Yelemessov, Ambasciatore della Repubblica del Kazakistan in Italia; Sargis Ghazaryan, Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia; Hoang Long, Ambasciatore di Vietnam in Italia e Chun Guk Kim, l’Ambasciatore della Corea del Nord in Italia.
Desidero altresì ringraziare i partner che hanno contribuito - con l’Associazione Conoscere Eurasia e il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo - a realizzare questa iniziativa: Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners che ci ospita.
L’unione Economica Eurasiatica tra Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kyrgyzstan – che ha aderito proprio nei giorni scorsi - è un soggetto economico la cui portata va ben oltre al concetto di “mercato”. Questa alleanza, infatti, porta con sé delle implicazioni geopolitiche che fanno da premessa a nuovi scenari della road map mondiale dell’economia e dei suoi asset.
L’Unione Economica Eurasiatica è perciò un attore strategico e di rilievo che sta avanzando nonostante il perseverare del clima di tensione attuato dalle sanzioni contro la Russia, provocando danni ingenti alle imprese europee ed italiane. Queste ultime nel 2014 hanno perso 1,25 miliardi di euro del loro export. Una parabola discendente che purtroppo continua anche in questi primi mesi del 2015, con un primo trimestre che ha visto le nostre esportazioni raggiungere il meno 29,3%.
Ciò nonostante noi continuiamo a ribadire la necessità di ricercare il dialogo, nella convinzione che le antiche relazioni commerciali e culturali tra l’Europa e la Russia possano e debbano essere la ragionevole via d’uscita da una concezione unipolare dell’ordine mondiale e della politica internazionale.
Negli ultimi tempi sembra farsi strada negli Stati Uniti (visita del Segretario di Stato John Kerry a Mosca) e in Europa una posizione di apertura volta alla ripresa delle relazioni. L’ultima in ordine di tempo è quella dell’alto rappresentante della Politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini che il 25 maggio ha affermato che “Con la Russia serve il dialogo. L’Europa non ha interesse in una Russia isolata. Le bandierine del Risiko le lasciamo ai giochi dei bambini”. Si tratta di uno spiraglio che ci auguriamo possa essere finalmente la base per superare l’odiosa e antistorica mentalità dei blocchi e contrapposti che dal 2014 ha avvelenato le relazioni Est-Ovest, spingendo la Russia e i Paesi dell’Unione Eurasiatica a volgere lo sguardo altrove. Anche se dai Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica sono stati lanciati spesso segnali di distensione e di dialogo costruttivo.
I lavori del ForumNel recente Forum Economico di Astana il 22 maggio Nusrultan Nazarbajev, Presidente del Kazakistan, ha proposto di costituire lo Spazio economico eurasiatico unificato con pari diritti per i paesi partecipanti e, al tempo stesso, di fondare un nuovo percorso di trasporto multimodale ad alta velocità, il corridoio eurasiatico transcontinentale, invitando a parteciparvi l’Unione Europea nella convinzione che tale infrastruttura potrà essere il driver di una grande crescita dell’economia mondiale. 
Sul fronte dei numeri secondo le elaborazioni della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, l’interscambio 2014 dei 4 Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica esclusa la Kirghisia con il resto del mondo è stato di 977 miliardi di dollari, in calo dell’8% circa rispetto al 2013. L’Unione Europea è il principale mercato di approvvigionamento e di sbocco dell’Unione Economica Eurasiatica con una quota del 46% dell’interscambio complessivo. Nel dettaglio geografico l’Italia è il secondo paese fornitore dell’Unione Eurasiatica, con una quota del 4% del mercato, preceduta solo dalla Germania le cui esportazioni pesano per il 10%.
L’anno scorso, l’interscambio commerciale tra il nostro Paese e l’Unione Economica Eurasiatica a 4 si è fermato a circa 30 miliardi di euro, in flessione del 18% rispetto al 2013. I dati dei primi due mesi del 2015 registrano un ulteriore deterioramento degli scambi commerciali. Le importazioni da quest’area sono scese del 30% e le nostre esportazioni sono calate di oltre il 31%.
Secondo il Ministero degli Affari Esteri italiano, nell’area del mercato eurasiatico operano 700 imprese italiane operanti nei settori dell’energia, dell’agroalimentare, della moda, delle telecomunicazioni e dell’auto. Sul totale delle imprese italiane in questi Paesi, circa 30 sono presenti in Bielorussia, 600 in Russia, 65 in Kazakistan e 8 in Armenia.
Come potete capire da questi indicatori economici, lo scontro che vede contrapposti USA e Unione Europea da una parte e Russia dall’altro sta provocando una regressione commerciale generale che deve essere fermata al più presto. Occorre uscire da una situazione che ha impantanato e messo in crisi il lavoro di insediamento e di relazione delle aziende italiane che hanno visto bloccarsi e talvolta svanire le quote di mercato faticosamente conquistate.
Dall’altra parte, invece, il motore non si è fermato e ha impostato la rotta verso altre mete. L’Unione Economica Eurasiatica ha di recente firmato un accordo di libero scambio con il Vietnam ed è in trattative per le stesse finalità con Israele e India. Inoltre sta procedendo speditamente nelle relazioni con la Cina, gettando le basi per una partnership che, come dicevo, avrà una portata storica a livello geopolitico e dimostrando nel contempo che la cooperazione non solo è possibile, ma anzi indispensabile. Nell’incontro dell’8 maggio scorso l’Unione Economica Eurasiatica e Cina hanno siglato il documento di coniugazione della “Via della seta”, che prevede la costruzione di uno spazio economico comune che si sviluppa lungo 8mila chilometri, costituito da itinerari terrestri, marittimi e fluviali. Gli stessi che rappresentavano, nell’antichità, lo snodo tra l’Impero cinese e quello romano. Una cintura che attraversa l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando la Cina all’Asia Minore e al Mediterraneo, con diramazioni che si estendono verso la Corea, il Giappone e l’India. Un territorio vastissimo che apre la strada a incredibili potenzialità economiche e commerciali.
Serghey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in ItaliaOrmai abbiamo capito che le sanzioni che hanno colpito direttamente la Russia e indirettamente altri Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica non hanno ottenuto il risultato sperato. Esse piuttosto, hanno iniettato fiducia e provocato misure innovative di politica economica, industriale e monetaria nei Paesi colpiti dalle vessazioni punitive ancora vigenti.
E’ evidente che in questa situazione l’asse che si va delineando porterà uno spostamento del baricentro economico mondiale. La domanda vera è se l’Unione Europea e l’Italia, in particolare, saranno in grado di partecipare ad un mercato che si sposta progressivamente verso altre regioni del Mondo e che conquista le quote lasciate libere dai partner europei.
L’Unione Economica Eurasiatica è un soggetto che si sta dimostrando capace di dialogare in maniera profittevole con diversi interlocutori al fine di ricercare e garantire una stabilità e una crescita economica per i popoli. Mi riferisco agli accordi e ai comuni progetti avviati con i Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e con quelli della Shangai Cooperation Organization (Cina, Russia, Kazakistan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan). In questo senso vanno anche le trattative intraprese con il Mercato Comune del Sud, il Mercosur, che vede tra i Paesi aderenti l’Argentina, il Brasile, il Venezuela e l’Uruguay.
Recentemente, poi, la visita in Serbia del ministro degli Esteri russo Serghey Lavrov è stata l’occasione per ribadire l’amicizia e il dialogo tra i due Paesi ma anche per aprire i colloqui su future collaborazioni tra Serbia e Unione Economica Eurasiatica.
Cari amici, è facile intuire da queste brevi considerazioni che l’economia non può aspettare i tempi della politica né tanto meno dipendere dagli interessi geopolitici di gruppi oligarchici che si muovono contro le lancette della storia. Semmai gli interessi economici genuini dei popoli devono essere interpretati e mediati dai nostri politici. Le aziende europee e italiane non possono permettersi di perdere occasioni di sviluppo e di business.
Noi siamo qui per contribuire a individuare gli strumenti in grado di affrontare i cambiamenti che si preannunciano di grande impatto sul sistema economico globale. Occorre esserci. Questa è una sfida che ci deve vedere in prima linea. L’Europa e l’Italia, debbono capire, dobbiamo capire che l’Unione Economica Eurasiatica non costituisce soltanto un mercato enorme per i nostri prodotti, macchinari e know how di eccellenza, ma deve essere un loro, un nostro partner strategico con il quale possiamo assicurare una solida stabilità politica internazionale e un forte sviluppo economico e sociale al nostro pianeta.