Italia, serve privilegiare gli interessi delle aziende

Intervista rilasciata dal professor Antonio Fallico al corrispondente de Il Sole 24 Ore a Palermo, Nino Amadore, alla chiusura del VII business Forum italo-russo a Catania

Professor Fallico, quali devono essere le iniziative da privilegiare per le aziende italiane in questo momento storico?

Bisogna privilegiare in questo momento gli interessi dell’economia e delle aziende, piuttosto che concentrarsi su una serie di pregiudizi e pretesti che si sono concretizzati con le sanzioni. Prima o poi, io spero più prima che poi, le sanzioni spariranno e resteremo noi, con i nostri bisogni di individui, resteranno le aziende con la necessità di produrre ricchezza, esportare i loro prodotti e investire in quei Paesi che si presentano come un’opportunità, quali, ad esempio, quelli che fanno parte della cosiddetta Unione economica euroasiatica. E avere la consapevolezza che i nostri interessi, gli interessi italiani, gli interessi europei, non sempre coincidono con gli interessi di altri Paesi che stanno oltre l’Atlantico. Se noi abbiamo questa consapevolezza e lavoriamo testardamente con determinazione ogni giorno, io sono convinto che anche il nostro Governo prima o poi scoprirà che la strada delle sanzioni è proprio quella sbagliata.

Che cosa manca in questo momento al di là delle questioni materiali? C’è qualcosa di immateriale che servirebbe alle aziende, alle imprese, sistema per continuare a fare il business con la Russia, investire?

Manca la fiducia! La fiducia non è una merce che si può comprare. Quindi il fatto che manchi la fiducia nei rapporti tra Russia ed Europa, sulla base di una informazione distorta e ovviamente tendenziosa che vuole preparare la strada a un altro grande contratto che al mio parere penalizzerà l’Europa – mi riferisco al Transatlantic trade and investment partnership – ci penalizza tutti. Ed ecco perché richiamo ad avere fiducia, fiducia nella propria intelligenza, nella propria eccellenza – parlo come sistema Italia - ad uscire fuori dal coro, da interessi che non sono nostri, cioè geopolitici ed economici. Ci vuole coraggio! Il coraggio di andare contro quello che si sta facendo a livello sovranazionale, privilegiando la produzione di una ricchezza che va a beneficio dell’uomo e delle aziende.

In concreto le aziende italiane che cosa possono fare? Pensa che sia ancora possibile muoversi?

Ice: Nel 2014 l’interscambio italo-russo ha perso 5,3 miliardi di euroSe analizziamo l’interscambio commerciale tra l’Italia e la Russia dello scorso anno non vede penalizzato semplicemente l’agroindustriale. Sull’agroindustriale si è fatta molto retorica. L’Italia esportava verso la Russia per un valore di circa dieci miliardi di euro l’anno. E abbiamo avuto un arretramento della nostra bilancia commerciale di 5,3 miliardi l’anno. Oltre al settore agroalimentare che cosa manca? Manca la meccanica, manca l’arredo, manca il tessile, manca la moda. Cioè anche quei settori che assolutamente non sono stati penalizzati, ma settori principe, settori di eccezione! Questo vuol dire che da parte del consumatore russo, da parte delle aziende russe c’è una chiusura di carattere psicologico e non solo di carattere finanziario. È chiaro che con questa sfiducia, con questo accerchiamento internazionale, gli investitori istituzionali sono fuggiti dalla Russia. L’anno scorso sono scappati dalla Russia più di 150 miliardi di dollari di investimenti stranieri. È vero che il rublo si è svalutato di circa il 50% e adesso sta riprendendo quota, così come è vero che il barile di petrolio non costa più 110-112 dollari, ma ne costa 58-60. Ma non è questo il vero motivo di mancanza di fiducia: alla base di questo diffuso sentimento c’è un accerchiamento psicologico, per cui il consumatore russo preferisce andare ad acquistare dalle altre parti piuttosto che nei Paesi dove è visto demonizzato, dove ogni pretesto è buono per emanare continuamente sanzioni contro il Paese d’origine, per di più sulla base di fondamenti che sono assolutamente falsi.

Questo significa che c’è una componente psicologica da parte del cittadino?

Ha capito bene. Nel turismo, ad esempio, la classe media russa valeva da sola tra le 200 e le 250.000 presenze. La maggior parte dei turisti che vengono in Italia, però, è molto abbiente, quindi si localizza principalmente negli alberghi a cinque stelle, al massimo in quelli a quattro stelle. Ma parlando confidenzialmente, anche con quegli oligarchi che non sono stati penalizzati dalla svalutazione del rublo perché hanno i loro asset in dollari e in euro, mi dicono: “Perché devo venire in Italia?” Gente che magari possiede un paio di ville in Sardegna! “Perché – mi dicono – devo venire in Italia dove mi sento assolutamente uno straniero demonizzato?”. Quindi manca la fiducia ed è nostro compito ristabilirla. Noi, come banca, dobbiamo prima di tutto fare il mestiere di banca e lo vogliamo fare fino in fondo, mettendo a disposizione delle aziende gli strumenti più opportuni. Credetemi, c’è spazio per investire soprattutto in questi frangenti. E oggi è molto conveniente investire in Russia! E aggiungerei che è molto conveniente investire in Bielorussia, in Kazakhistan, in Armenia. In Russia ci sono delle zone economiche speciali dove si può investire con vari sussidi o con vari sconti e dove per cinque anni non si pagano le tasse.

Invece qual è la situazione per gli investitori russi in Italia?

Prendiamo il gruppo petrolifero Lukoil, che ha investito in Italia più di 1,2 miliardi di euro per comprare la vecchia ERG: è stato messo in condizione di non poter distribuire il prodotto che raffina. In Sicilia, che è un mercato importante per la distribuzione di carburanti – ci sono più di 25mila di stazioni di servizio – Lukoil vende appena 500mila tonnellate l’anno. Non ha un sistema di distribuzione, per cui deve portare in altri Paesi e vendere i propri prodotti. Prendiamo poi le infrastrutture, specialmente quelle rivolte al turismo: possiamo dire che siano realizzate in modo da soddisfare i desideri e le necessità del turista russo medio-alto? Decisamente no. Eppure vengono: ci sono state 414mila presenze. Questo vuol dire che ci dev’essere un incentivo per investire nelle nostre infrastrutture, per migliorare la qualità dei servizi. La nostra terra è ospitale però provi uno straniero, un russo per esempio, ad aprire un’azienda in Italia. Con quale facilità e con quali pratiche burocratiche sarà possibile per lui aprire un’azienda in Italia? Bisogna migliorare le condizioni per gli investitori, bisogna migliorare la comunicazione. C’è un grande divario tra l’imprenditoria, parlo dell’imprenditoria aperta, attiva e creativa, e delle sovrastrutture politico-amministrative-burocratiche che mortificano gli stessi nostri imprenditori. Posso citare Cremonini che dice: “Io per aprire una fabbrica a Mosca ci metto tre mesi, mentre per allargare la fabbrica che ho in Emilia Romagna non ci sono riuscito dopo quattro anni”. Al di là della creatività dell’imprenditoria italiana che certamente non è seconda a nessuno, al di là della fantasia, al di là della disponibilità nei confronti dei colleghi che vengono nel nostro Paese, abbiamo delle pastoie amministrative e burocratiche che mortificano l’imprenditoria italiana, e, a maggior ragione, quella straniera.

Il sistema delle imprese italiane e in particolare della Sicilia è pronto, è organizzato, è in condizione per dialogare con quel tipo di mercato enorme che è la Russia?

Io sono uno che crede molto nelle capacità dei nostri connazionali. Siamo molto creativi. Di recente due soggetti di Ragusa sono andati nel sud della Russia e hanno cominciato a produrre la mozzarella in Russia. Gli imprenditori italiani hanno una risposta a livello singolo, a livello aggregato, a livello di sistema molto forte. Secondo me abbiamo una molteplicità di tipologie, abbiamo l’associazione temporanea di aziende, abbiamo le cooperative, abbiamo i consorzi: gli strumenti ci sono. Lo Stato emana una legge che finanzia l’export di queste aziende nello spazio non europeo. Ci sono le banche, ma spesso e volentieri preferiamo piangerci addosso. Tuttora sento dagli imprenditori italiani che il sistema bancario non li accompagna, ma dicono una grande bugia. E non perché sono bugiardi, ma perché non lo sanno, non si informano. In Italia abbiamo la fortuna ad avere due banche-sistema. Una è la nostra banca, cioè Intesa SanPaolo, l’altra è Unicredit: entrambe hanno delle banche universali in Russia che coprono l’intero territorio. Sono cioè degli istituti di credito completi, non delle semplici, cassette di sicurezza, che offrono servizi e si comportano da partner. Abbiamo degli strumenti per assistere gli imprenditori, incentiviamo le aziende, incentiviamo i consorzi. Ma il singolo imprenditore non è informato sufficientemente. A Mosca abbiamo la fortuna di avere il sistema Italia che funziona in modo efficiente, rappresentato dall’Ambasciata, dall’Ice, dall’Enit, dal sistema bancario, dalla Camera di commercio. E non tutti utilizzano questi canali. Noi siamo l’unica banca ad avere il desk Italia, ovvero un servizio per le aziende alle quali diamo informazioni e sbocchi concreti per i loro prodotti nelle varie regioni.Conoscere Eurasia E non posso dire che questo nostro sistema è super affollato di richieste. Abbiamo a Padova un’unità di 120 specialisti che collocano all’estero, a seconda delle esigenze, i prodotti delle aziende. Cioè fanno il mestiere che in genere fanno gli uffici commerciali delle imprese. E i miei colleghi non sono presi, come si dice, per la giacchetta, con richieste tipo “fammi questo servizio”, nonostante tutti questi strumenti siano su base gratuita. Quindi io invito i nostri connazionali a non piangersi addosso, ma ad aprirsi al dialogo che il sistema Italia può offrire. All’interno del sistema Italia, ovviamente, c’è il sistema bancario che ha un ruolo fondamentale.