Fallico: “Alla forza brutale delle armi occorre sostituire il dialogo politico congiunto alle ragioni dell’economia”

Il discorso del professor Antonio Fallico all’apertura del VII business forum italo-russo a Catania

Gentili Signore e Signori
Cari Amici,

Il professor Antonio Fallico, presidente del Cda di Banca Intesa e presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia”Un sincero ringraziamento al “padrone di casa”, il Sindaco di Catania, Enzo Bianco, all’Ambasciatore della Federazione Russa, Serghej Razov che con la sua costante presenza ai nostri appuntamenti conferma l’amicizia tra i nostri due Paesi, al Sottosegretario del ministero delle Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione, e ovviamente a tutti voi.
Permettetemi di ricordare la tragedia delle decine di migliaia di migranti, donne, uomini, bambini, che per scappare dalla guerra in Libia, in Siria e in altri Paesi africani e asiatici, hanno trovato la morte nella speranza di approdare sulle nostre coste alla ricerca della vita e di un lavoro qualsiasi pur di sopravvivere.
Quali sono le cause di questo esodo, quasi biblico, che nel prossimo futuro potrà interessare anche più di un milione di persone? Chi ha destabilizzato con la guerra quei Paesi e per quali motivi? Per esportare la propria forma di democrazia? O per affermare gli interessi di Potenze, che si autodefiniscono eccezionali e arbitri dell’ordine mondiale monopolare?
Mi viene in mente Tacito, quando narrando la conquista della Gallia da parte dei Romani, scrive: “Ne hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace”.
La verità è che non può esistere alcun Paese eccezionale, che persegue un nuovo colonialismo con il pretesto di agire per nobili ideali.
Abbiamo bisogno del contributo di tutti per risolvere il grave problema dei profughi che scappano dalle guerre accese in molte parti del mondo. Incluso quello indispensabile della Russia che, come ha dimostrato per la crisi della Siria nel 2013, ha giocato un ruolo fondamentale per la pacificazione.
Alla forza brutale delle armi occorre sostituire il dialogo politico congiunto alle ragioni dell’economia che deve produrre ricchezza al servizio dell’uomo e della società.
Ma entriamo in medias res.
Da circa un anno andiamo affermando instancabilmente che l’Italia e la Russia hanno rapporti storici di amicizia e di business troppo importanti per poter fare a meno l’una dell’altra. La crisi economica e commerciale generata e inasprita dalle varie misure sanzionatorie ha distolto le imprese da questa realtà, con conseguenze pesanti dal punto di vista dei numeri. Nel 2014 l’interscambio italo russo ha perso 5,3 miliardi di euro. Ciò ha provocato condizioni di forte difficoltà per le aziende italiane che avevano fatto della Russia il mercato tra i più promettenti per il loro business, causando anche una specie di paralisi addirittura nei settori non colpiti dalle sanzioni. L’export italiano dei primi mesi di quest’anno verso la Russia è ancora caratterizzato dal “segno meno”. Anche marzo ha registrato un -24%, portando le nostre esportazioni da gennaio a marzo a meno 29,3%, con una bilancia commerciale che, nel primo trimestre di quest’anno, ha perso 1,7 miliardi di euro.
Il 20 gennaio scorso è stato firmato a Mosca il memorandum di collaborazione tra il Forum economico internazionale di San Pietroburgo e il Forum Eurasiatico di Verona, organizzato dall'Associazione "Conoscere Eurasia"Si tratta di una fotografia economica desolante che ci ha fatto arretrare in termini di posizione di mercato e, talvolta, anche di capacità di cogliere le possibilità che pure ci sono e ci sono state nonostante la miopia geopolitica, strategica e della politica economica imposta dall’America e dall’Unione Europea.
In questo scenario, anche la Sicilia ha registrato una bilancia commerciale in perdita del 22,7% nel 2014, attestandosi su circa 3,8 miliardi di euro a causa della diminuzione delle importazioni della regione dalla Russia. Sul fronte dell’export, invece, la Sicilia ha mantenuto praticamente un risultato pressoché stabile, raffrontato al 2013,  di quasi 18 milioni di euro.  La lettura di questo dato evidenzia che le aziende siciliane possono e devono fare ancora molto per crescere sul mercato russo che continua ad essere strategico. Palermo e Catania sono le due città che contano più del 50% delle esportazioni siciliane verso Mosca, rappresentate prevalentemente da prodotti alimentari, bevande e tabacco.
Noi crediamo che la Sicilia, con tutte le sue eccellenze produttive non solo in campo agroalimentare, non debba accontentarsi di soli 18 milioni di euro di export in Russia. Per questo per il settimo anno, siamo a Catania a promuovere questo momento di incontro che, da questa edizione, si arricchisce della collaborazione del Forum economico internazionale di San Pietroburgo.
Questo business Forum è nato per trasformare le potenzialità in occasioni concrete, anche per un altro settore importante per questa Regione: il turismo.
Nel 2013 il turismo ha inciso solo per il 3,3% sul Pil regionale. Questo dimostra che pur essendo un motore e un volano per l’economia, il turismo stenta ancora a produrre ricchezza. Eppure questa terra è così bella che potrebbe quasi vivere di solo turismo, anche grazie al ‘desiderio’ di Italia che i russi hanno. Dal punto di vista competitivo rispetto alle altre regioni, la Sicilia è al 16° posto, mentre balza al terzo tra le regioni del Sud – dopo Campania e Sardegna – per capitale turistico, ossia per dotazione di beni naturali e culturali, per posizione geografica e clima. Qui, nel 2013, si sono registrati poco più di 66mila arrivi -  in aumento del 7% rispetto all’anno precedente - per 410mila presenze. La domanda russa di Sicilia equivale al 6% del mercato turistico.
Ancora una volta si tratta di un’istantanea che ci dice che bisogna continuare a lavorare e a stimolare anche il cambiamento per intercettare e concretizzare le possibilità di crescita provenienti dalla Russia per questa splendida regione.
Questo è il senso del 7° Business Forum italo russo di Catania ed è con questo auspicio che vi auguro buon lavoro.