Putin: la società russa deve riconoscere i valori imprenditoriali

STRATEGIA Tra i compiti urgenti c’è la protezione del business dal racket d’estorsione

Lo Stato russo deve fare tutto il necessario affinché l’imprenditoria diventi un’occupazione sicura, prestigiosa e accessibile a tutti coloro che vogliano fare business. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin durante una riunione del Consiglio di Stato (organo consultivo del presidente della Russia), dedicata alle problematiche delle piccole e medie imprese.
Secondo il leader del Cremlino, per aiutare le PMI a risolvere i propri problemi, il Governo di Dmitrij Medvedev e le amministrazioni territoriali dovranno nominare dei funzionari responsabili. Attualmente la quota delle piccole e medie imprese nel Prodotto interno lordo raggiunge appena il 21%, contro il 50-60% nei Paesi economicamente sviluppati dell’Occidente. “Bisogna dire apertamente che, nonostante tutto, il settore delle piccole e medie imprese si sviluppa ancora troppo lentamente, incontrando non poche difficoltà e ostacoli burocratici”, ha sottolineato il presidente russo, secondo cui il settore delle PMI è dominato da “imprenditori autonomi e da micro imprese”.
Gli ostacoli, di varia natura, tra cui il racket d’estorsione, spaventano i potenziali imprenditori che preferiscono lavorare da dipendenti, mentre tra i giovani è scattato un interesse per il servizio pubblico.
Presidente del Consiglio per la tutela dei diritti del business, Boris TitovSecondo le statistiche ufficiali russe, in questo momento soltanto il 6% della popolazione del Paese può essere definito come “imprenditori alle prime armi” e tra di loro ci sono pochissimi giovani, i quali, a differenza di 10-15 anni fa (periodo in cui era di moda fare il businessman), ora preferiscono lavorare come funzionari pubblici, oppure come manager presso le maggiori società a partecipazione pubblica. “Negli ultimi anni stiamo registrando una specie di “fuga” del personale dalle piccole e medie imprese, mentre aumenta di anno in anno il coinvolgimento dei lavoratori nell’economia sommersa”, ha dichiarato Putin, ricordando le statistiche, secondo cui la quota delle PMI nel volume dei prodotti e dei servizi della Russia non supera il 25%, mentre gli investimenti raggiungono appena il 6% del totale.
Per favorire lo sviluppo delle piccole e medie imprese Putin ha auspicato “una massima attenzione” da parte delle amministrazioni regionali alle richieste del business russo: “Voglio che l’iniziativa sia vostra e che smettiate di considerare i problemi delle PMI come questioni di secondaria o addirittura poca importanza”, ha dichiarato il presidente, secondo il quale “è necessario eliminare una volta per tutte gli strumenti che attualmente permettono ai burocrati di tenere il business privato a pane e acqua”.
La creazione di un clima favorevole per il business rappresenta una condizione chiave che permetterà alle piccole e medie imprese di decollare. In primo luogo bisogna ridurre all’osso i controlli non giustificati del business privato da parte dello Stato. E Putin ha incaricato la Procura generale della Russia di analizzare la situazione di controllo eccessivo, uno dei fattori che alimenta la corruzione.
La realizzazione di un programma di sostegno alle piccole e medie imprese dovrà permettere al business russo di manifestare appieno il proprio potenziale; dopodiché le società russe potranno occupare posizioni di prestigio sia sui mercati russi, sia su quelli internazionali.
Il presidente ha però respinto la proposta di concedere alle società delle esenzioni fiscali per due anni dalla data di costituzione. “C’è il rischio – afferma Putin – che si costituiscano molte società “biennali” con lo scopo di non pagare le tasse”. Il presidente ha invece auspicato una revisione di fondo dei tassi d’interesse: “I tassi d’interesse che attualmente chiedono le banche sono insostenibili per il business”, ha dichiarato Putin.
In relazione alla riunione del Consiglio di Stato, il Centro di analisi sociologica di Mosca (VCIOM) ha condotto tra gli imprenditori un sondaggio d’opinione per capire l’atteggiamento del business russo nei confronti della politica economica e finanziaria del Governo. Nel corso del sondaggio sono stati intervistati più di 1.600 imprenditori, tra i quali il 49% ha bocciato i programmi governativi volti a stabilizzare l’economia nazionale russa. “Il grado di scontento più alto è stato registrato tra i commercianti e gli industriali”, ha dichiarato il presidente del Consiglio per la tutela dei diritti del business, Boris Titov, il quale ha sponsorizzato il sondaggio. Il 39% degli imprenditori che hanno partecipato al sondaggio ha invece dichiarato di condividere la linea politica condotta dal premier Dmitrij Medvedev.
Per adattarsi alla situazione di crisi il 41% delle imprese ha già rivisto la propria politica dei prezzi (il 24% delle imprese considera l’opportunità di farlo il più presto possibile), mentre il 62% sta rivedendo al ribasso i programmi di sviluppo per i prossimi 2-3 anni. La crisi attuale alimenta la disoccupazione: il 38% delle imprese ha già licenziato una parte del personale, mentre il 24% è in procinto di farlo. Soltanto un’azienda su quattro intende rispettare il programma di investimenti, il 32% delle aziende intervistate ha rinviato gli investimenti a un periodo non meglio definito, mentre il 6% ha interrotto definitivamente i propri programmi d’investimento.
Attualmente il piccolo e medio business in Russia coinvolge 18 milioni di persone. Secondo Putin nel Paese “esistono tutti i requisiti necessari per aumentare notevolmente la quota delle PMI nell’economia nazionale”. 


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