Vladimir Putin liberalizza il business russo

Promesse le agevolazioni agli investitori che tenderanno una mano per aiutare la Russia in questo momento difficile.

Il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha dichiarato che le “nuove aperture e le maggiori libertà per le imprese saranno la risposta migliore alle sanzioni economiche e finanziarie da parte dell’Occidente”. Nel corso di un incontro con i vertici dell’Unione degli imprenditori e degli industriali russi (una specie di Confindustria russa, N.d.R.) il leader del Cremlino ha promesso di procedere per creare le condizioni più favorevoli possibili per gli imprenditori che nella situazione odierna si mostreranno coraggiosi e decideranno di investire nell’economia russa.
Fuga di capitali dalla Russia (miliardi di dollari)“Un ulteriore ampliamento delle libertà per il business sarà la risposta più valida alle sfide esterne che siamo costretti ad affrontare. Per questo motivo continueremo a favorire gli imprenditori che investiranno nell’economia e nell’industria della Russia, promuovendo tecnologie d’avanguardia e la creazione di nuovi posti di lavoro”, ha dichiarato il presidente russo, secondo cui “per combattere l’attuale congiuntura sfavorevole, lo Stato e il business privato dovrebbero lavorare in tandem, come due partner strettissimi e affidabili”.
Nel suo discorso Putin ha rivolto particolare attenzione al progetto di legge “sull’amnistia dei capitali”, che la Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento russo, N.d.R.) sta attualmente esaminando. È previsto che gli imprenditori potranno rimpatriare i propri capitali senza dover rispondere “alle scomode domande del fisco o della guardia di finanza”. Secondo Putin, la procedura di amnistia dei capitali rimpatriati deve svolgersi in “piena sintonia” con l’implementazione della legge “Sulle società off-shore”, in base alla quale, entro il primo di aprile scorso, le società russe devono aver dichiarato la propria eventuale partecipazione a società off-shore, nonché l’esistenza di attività all’estero. Putin ha proposto di spostare a data da definirsi la scadenza dopo la quale dovrebbero scattare le sanzioni contro i presunti “evasori”.
Il presidente russo ha affermato, tuttavia, che il rimpatrio di capitali in Russia potrà essere ostacolato dalle “giurisdizioni estere” che starebbero studiando un sistema di misure volto a limitare l’uso di capitali russi stanziati all’estero. “Stiamo venendo a sapere che le autorità estere intenderebbero bloccare il ritorno di capitali in Russia”, ha dichiarato Putin.
“Il messaggio più importante che si evince dall’incontro di Putin con i dirigenti dell’industria e delle imprese russe è che gli imprenditori devono accelerare il processo di rimpatrio dei capitali”, ha sottolineato il miliardario Oleg Deripaska, presidente di “Rusal”, azienda leader nella produzione di alluminio. “Il presidente ha dichiarato: “sono fermo nella mia posizione circa l’amnistia dei capitali rimpatriati; la decisione in merito è stata presa una volta per tutte. Gli imprenditori che riporteranno il proprio denaro in Russia non dovranno temere le persecuzioni dello Stato, ma rischieranno di dover affrontare le ritorsioni delle autorità estere se non eseguiranno l’operazione di rientro il più presto possibile”, ha aggiunto l’azionista di maggioranza di Rusal. Nel 2014 migliaia di clienti privati russi delle banche europee, soprattutto tedesche e svizzere, sono stati costretti dagli istituti di credito a chiudere i propri conti, spostando il denaro altrove.
Allo stesso tempo Deripaska ha criticato aspramente il programma anti-crisi del Cremlino, che secondo l’oligarca russo “non corrisponde per niente alla reale portata dei problemi economici e finanziari della Russia, che dovrebbero raggiungere il punto massimo nel mese di settembre”. Secondo Deripaska gli imprenditori non chiedono aiuti finanziari allo Stato, al contrario la principale preoccupazione del business russo è legata al drastico calo della domanda, causato dalla dura linea della Banca Centrale: “Il tasso di sconto della Banca Centrale è esageratamente alto. Il presidente deve insistere affinché la Banca Centrale torni a una linea politica ragionevole”, ha dichiarato Deripaska. Lo scorso febbraio la Banca Centrale ha ridotto il tasso di sconto dal 15% al 14% annuo, e il vice governatore della Tsentrobank, Dmitrij Tulin, ha definito la mossa “il passaggio da una politica dura ad una meno rigida”.
“Bisogna riconoscere che la Russia si è trovata nel bel mezzo di una crisi profonda e molto più grave rispetto a quella del periodo 2008-2009. Ciononostante, le misure anti-crisi elaborate dal Governo rappresentano appena un terzo delle misure che erano state messe in funzione sette anni fa”, ha sottolineato Deripaska, quarto uomo più ricco della Russia, il cui capitale nel 2014 è stato stimato in 19 miliardi di dollari. 

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