L’economia russa accetta la sfida del 2015

ANALISI Quest’anno il tasso d’inflazione rischia di raggiungere il 17 per cento

Nel 2015 il prodotto interno lordo della Russia dovrebbe diminuire del 6,4% rispetto ai risultati dell’anno scorso, mentre il tasso d’inflazione potrà raggiungere quota del 16,5-17 per cento. Questo è lo scenario economico russo, elaborato dal Centro indipendente della politica economica Egor Gaidar di Mosca. Gli analisti del Centro Gaidar hanno dichiarato che le loro previsioni sono molto più pessimistiche rispetto agli scenari “ufficiali” che il Governo russo aveva presentato lo scorso febbraio. In parte il “pessimismo” degli economisti “non governativi” è legato alla differenza tra le stime del prezzo medio annuale del petrolio del Cremlino e del Centro Gaidar, secondo cui  il greggio del marchio Brent dovrebbe costare 55 dollari al barile, contro i 60 dollari al barile dello scenario del Cremlino.
Il direttore del Centro Gaidar, Serghej DrobyshevskijNei primi due mesi del 2015 l’economia russa ha manifestato “segnali di depressione e non di una crisi vera e propria”, ha dichiarato il direttore del Centro Gaidar, Serghej Drobyshevskij, secondo cui sarebbe comunque sbagliato considerare questi segnali come presupposti per la crescita o per la stabilizzazione.
Gli effetti negativi di una drastica riduzione degli investimenti nel 2014, del calo dei guadagni e della capacità di acquisto della popolazione russa, di una notevole contrazione delle riserve di materie prime e infine delle perdite del settore bancario della Russia, questi e altri fattori non potranno non portare a un ulteriore peggioramento della situazione dell’economia russa.
Il principale fattore che bloccherà la crescita economica della Russia nel 2015 sarà un’ulteriore contrazione degli investimenti nei settori strategici , che inoltre rallenterà i processi di modernizzazione dell’economia russa e come conseguenza renderà molto più lungo il suo adattamento alle nuove realtà interne e globali. Una delle principali conseguenze degli choc che arrivarono in Russia dall’estero nel 2014 (in primo luogo il calo dei prezzi petroliferi  e la chiusura del mercato finanziario globale) sarà un calo senza precedenti delle risorse finanziarie che vengono distribuite attraverso il sistema finanziario  della Russia.
Come fattore supplementare che limiterà la crescita economica nel 2015 sarà la svalutazione del rublo che aumenterà ulteriormente il costo dei prodotti d’importazione.
Attualmente sul mercato dei generi alimentari e dei beni di consumo la quota dei prodotti importati raggiunge il 40-50 per cento. La svalutazione del rublo, il cui corso del cambio è sceso da 30 a 60 rubli per un dollaro, ha diminuito notevolmente la capacità di acquisto e di risparmio dei consumatori russi. Molti settori strategici dell’industria russa dipendono moltissimo dai macchinari d’importazione. “Per questo motivo – hanno dichiarato gli esperti del Centro Gaidar – la svalutazione del rublo rappresenta un ostacolo allo sviluppo delle produzioni volte a sostituire sul mercato russo i prodotti importati”.
Gli analisti sostengono però che la negativa situazione attuale era stata predeterminata dalla traiettoria di sviluppo dell’economia russa iniziata nel 2013. “Dal punto di vista più ampio – ha dichiarato il Presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico – sono i risultati della crisi finanziaria del 2008-2009  che non è mai stata risolta”. Infatti, secondo le statistiche russe, nel 2013, per la prima volta dopo il biennio 2008-2009 la crescita del Pil ha raggiunto appena l’1,3% sull’anno precedente, mentre la produzione industriale è aumentata soltanto dello 0,4% che può essere considerata come “crescita zero”. Nel 2013 gli investimenti hanno registrato una contrazione dello 0,2 per cento.
Secondo gli esperti del Centro Gaidar “di fronte all’economia russa si trova un lungo e alquanto difficile periodo di adattamento alle nuove condizioni internazionali”. Per almeno un anno gli indicatori economici e finanziari si troveranno nel campo negativo, mentre le prospettive di ripresa della dinamica positiva dipenderanno in gran parte dalla capacità dell’economia russa di rintracciare un nuovo punto di equilibrio. “Qualora i prezzi petroliferi dovessero essere bassi ancora per lungo periodo di tempo, nelle condizioni di instabilità politica globale e con le sanzioni economiche e finanziarie anti russe la dinamica negativa potrebbe persistere anche nei due anni a venire”, hanno scritto in un rapporto gli analisti del Centro Gaidar.
Secondo Serghej Drobyshevskij nel 2016 il Pil russo potrà diminuire ancora del 2-2,5 per cento. Le previsioni degli esperti russi per il 2016 si basano ancora sui prezzi petroliferi compresi tra i 50 e i 55 dollari al barile. Dopo il previsto calo degli investimenti nel 2015 del 18,8% rispetto ai risultati del 2014, nel 2016 gli investimenti dovranno diminuire ancora dello 0,3% sull’anno precedente. “Nel 2016 gli investimenti “si comporteranno” meglio che il Pil. E questo nonostante il fatto secondo cui i mercati finanziari internazionali dovrebbero rimanere ancora chiusi per le aziende e per le banche russe”, ha detto Drobyshevskij, secondo cui i redditi reali disponibili della popolazione dovranno diminuire ulteriormente nel 2015 dell’8% e del 2-3% nel 2016, l’anno in cui il tasso d’inflazione potrebbe scendere dal 16,5-17% al 10,5 per cento.