Un piano anticrisi del Cremlino per salvare l’economia

Nel 2014 la fuga di capitali ha superato i 151 miliardi di dollari

Il primo ministro della Russia Dmitrij Medvedev ha convocato il Consiglio dei ministri per presentare un “Piano per una crescita economica sostenibile e per la stabilità sociale nell’anno 2015”. Gli analisti hanno subito notato che dal titolo del documento, elaborato dal ministero dello Sviluppo Economico, era assente la parola “crisi”.
Il premier russo, Dmitrij MedvedevSubito all’inizio della riunione il premier Medvedev ha dichiarato: “Dobbiamo fare il punto sulle risorse a nostra disposizione, incluse quelle finanziarie, considerare tutte le possibilità dei bilanci regionali e di quello federale e dobbiamo finalizzare un sistema di misure equilibrato che aiuti a superare le difficoltà odierne dell’economia.”
“In diverse situazioni saremo obbligati a prendere decisioni abbastanza complesse, oserei dire non convenzionali, senza dimenticare che i piani considereranno tutte le circostanze, compresi i limiti provenienti dall’esterno”, ha dichiarato il capo del Governo.
In particolare il Premier ha proposto di sfruttare al massimo le tecnologie che finora sono state elaborate dai centri di ricerca della Russia. In primo luogo sarebbero favoriti progetti che consentirebbero ai consumatori, sia privati che aziende, di risparmiare risorse.
La stampa russa ha citato ampiamente le dichiarazioni del vice premier Arkadij Dvorkovich, il quale ha presentato il Fondo anticrisi, costituito dal Governo e inoltre ha annunciato la costituzione di un gruppo di Commissioni che saranno incaricate di monitorare in tempo reale la situazione socio-economica del Paese, le tendenze in corso nel commercio e nell’industria.
Le principali leve anticrisi, sulle quali il Governo fa affidamento, sono le sovvenzioni ai tassi di credito e il sostegno alla sostituzione delle importazioni e ai progetti di investimento di alto livello. Per frenare il rincaro dei prezzi del pane, dal primo febbraio il grano sarà soggetto ad un dazio di esportazione. In questo modo il Governo intende ridurre la percentuale di grano importato dall’estero.
Per sostenere il settore agricolo, il Governo ha concordato con Sberbank e Rosselkhozbank riguardo alla concessione di crediti agli agricoltori ad un tasso non superiore al 25-27% annuo, di cui il Governo sovvenzionerebbe il 15 per cento. Di conseguenza, il tasso sui crediti concessi ai produttori agricoli ammonterebbe al 10-11%, cifra che Dvorkovich ritiene “accettabile”. Misure simili sono pensate anche per i settori legati alla sfera alimentare e alla vendita di farmaci.
Secondo gli analisti, è chiaro che i produttori necessitano sia di crediti a breve termine per lavori di campo stagionali, sia di risorse aggiuntive per l’acquisto di foraggio e per la trasformazione delle colture.
A causa dell’aumento del tasso di riferimento della Banca Centrale fino al 17%, i prodotti, da metà dicembre, hanno cominciato a rincarare, cosa che colpirà duramente non solo gli agricoltori, ma anche lo Stato, impegnato a sovvenzionare una parte delle spese di questi ultimi.
Gli esperti ritengono che in condizioni di deficit delle risorse di bilancio, di aumento dell’inflazione e di calo dei redditi della popolazione, il Governo non disponga di grandi possibilità per il sostegno dei bisognosi nella sfera sociale.
Il calo dei redditi reali della popolazione è iniziato già nel 2014, ma nel 2015 tale indicatore continuerà a peggiorare. Non conviene aspettarsi un sostegno consistente da parte dello Stato, come durante la crisi del 2009.
L’ostacolo principale alla realizzazione delle misure anticrisi nella sfera sociale, secondo molti esperti, è il brusco aumento dell’inflazione, soprattutto nel settore alimentare.
In aggiunta, l’indebolimento del rublo e l’aumento dei tassi d’interesse della Banca Centrale hanno incrementato i rischi fiscali per le aziende. Pertanto il Ministro delle Finanze è pronto a correggere la legislazione fiscale, utilizzando il tasso di cambio dell’estate 2014 per il conteggio delle imposte per le imprese.
Il Ministero delle Finanze propone di fissare il tasso di cambio del dollaro al primo luglio 2014, dopo aver definito il livello di sottocapitalizzazione delle aziende per il 2015 (il 1 luglio 2014 il tasso di cambio della Banca Centrale era pari a 33,84 rubli per dollaro), ha comunicato il vice ministro delle finanze, Serghej Shatalov. La norma, secondo quest’ultimo, potrebbe comparire per la seconda lettura di altre modifiche del Codice Fiscale.
Ciò salverebbe molte aziende dal pagamento delle imposte. Il problema del tasso di cambio ha assunto anche natura fiscale a causa delle norme per determinare il debito controllato: i debiti nei confronti di aziende estere affiliate, che, una volta pagati, possono mascherare i dividendi. Ci sono delle norme per definire il rapporto desiderabile tra tale debito e il capitale: per un’azienda sarebbe pari a 3:1, mentre per le banche e le società di leasing 12,5: 1.  In caso di superamento degli standard, la parte degli interessi pagati viene riclassificata in dividendi dalle autorità fiscali. La differenza positiva tra gli interessi effettivamente maturati e il massimo consentito viene tassata.