La Russia si prepara al petrolio low cost

Il prezzo del petrolio scenderà lentamente mentre l'inflazione nel 2015 sarà pari al 10 per cento.

La Banca centrale Russa ritiene che, molto probabilmente, il calo del prezzo del petrolio proseguirà anche nel 2015 ma a ritmi più lenti. Lo ha dichiarato il vice Governatore della Banca centrale, Ksenja Judaeva. Tra gennaio e novembre 2014, il prezzo medio del petrolio di marchio Urals è sceso del 6,3% rispetto al periodo analogo dello scorso anno, fino a 100,91 dollari al barile, ha dichiarato Aleksandr Sakovich, esperto del dipartimento di politica fiscale e doganale del Ministero delle Finanze della Federazione Russa. Nel periodo gennaio-novembre 2013, il prezzo ammontava, di media, a 107,71 dollari al barile.
A novembre 2014, rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, il prezzo del petrolio è sceso del 27% e a fine mese era pari a 78,33 dollari al barile (a novembre 2013 ammontava a 107,32 dollari al barile).
Il bilancio della Federazione Russa per il 2014 si basa su di un prezzo medio del petrolio pari a 93 dollari al barile. Le stime attuali del Ministero dello Sviluppo Economico della Federazione Russa per il 2014 parlano di 104 dollari al barile. "Al momento non vi è un deficit di liquidità sul mercato", ha aggiunto la Judaeva.
Al termine di quest'anno l'inflazione in Russia supererà il 9%, ma il picco del suo incremento deve ancora venire. Secondo i calcoli di Judaeva, nel primo trimestre l'inflazione potrebbe avvicinarsi al 10%. Sulla base degli ultimi dati, l'inflazione in Russia si aggira ora intorno all'8,9%. Quella sui prodotti alimentari è ancora maggiore e ammonta approssimativamente al 12%.
Judaeva ha sottolineato che il deprezzamento del rublo rispetto al dollaro ha raggiunto il 40%, e il 20-30% rispetto all'euro. "Ciò non significa che l'inflazione subirà un'analoga impennata, dal momento che si assiste a uno spostamento della domanda dalle merci importate a quelle di produzione nazionale, i cui prezzi stanno aumentando molto più lentamente", ha spiegato la direttrice della Banca centrale.
Se il prezzo del petrolio raggiungesse i 65 dollari al barile, per un dollaro si arriverebbe a pagare 55 rubli, ritengono gli analisti di Sberbank Investment Research. Secondo questi ultimi, la Banca centrale interverrà se il tasso di cambio del dollaro continuerà ad aumentare e
si avrà una crescente domanda di valuta estera da parte della popolazione.
Secondo le norme di bilancio, un prezzo del petrolio inferiore a 100 dollari (ossia il livello pronosticato per il bilancio del 2015) condurrebbe il governo a due decisioni immediate: sostituire una parte dei ricavi andati persi dal Fondo di riserva, ma non più dell'1% del PIL, e ridurre le spese.
"Quando il bilancio è passato per la Duma di Stato, l'ente ha ricevuto l'ordine di non lamentarsi per il basso livello delle spese. A tutti è stato comunicato che il bilancio verrà rivalutato a brevissimo termine", riporta una fonte di RBK.
La settimana scorsa il ministro delle finanze, Anton Siluanov, ha invocato la necessità di prelevare dal Fondo di riserva fino a 500 miliardi di rubli, per compensare le perdite. Il resto della somma dovrà essere reperito grazie a un taglio delle spese. Di questo se ne sta occupando una commissione del governo addetta all'ottimizzazione delle spese di bilancio, sotto la supervisione del primo vice-premier Igor Shuvalov.
La somma totale dei fondi in uscita, con un prezzo del petrolio pari a circa 70 dollari al barile nel corso di tutto il 2015, ammonterebbe a più di 1,5 trilioni, hanno dichiarato gli esperti intervistati dal giornale. Vladimir Kolychev, analista di "VTB Capital", ha parlato di una cifra pari a 1,5 trilioni. Il capo economista della BKS, Vladimir Tikhomirov, stima 2,1 trilioni, ma bisognerà apportare delle correzioni sulla base del deprezzamento del rublo, o, in alternativa, pari al 20%. La sua stima ammonta a 1,69 trilioni di rubli.
Vice Governatore della Banca centrale, Ksenja JudaevaIl presidente Vladimir Putin, a dire il vero, ha dichiarato di non vedere "nulla di speciale" nel crollo delle quote petrolifere dopo la decisione dell’OPEC. Si tratta di una reazione inevitabile del mercato. Allo stesso tempo, né il governo, né i maggiori produttori di risorse energetiche hanno insistito per intraprendere azioni particolari al fine di bilanciare i prezzi. La situazione in generale ci soddisfa, non ci vediamo nulla di speciale", ha dichiarato Putin.
In precedenza Putin era sicuro che l'economia mondiale  sarebbe precipitata già con un prezzo pari a 80 dollari al barile. Il Ministero delle Finanze, tuttavia, ha già calcolato le perdite dell'economia: fino a 140 miliardi di dollari all'anno e altri 90-100 miliardi dovuti a un calo del prezzo del petrolio del 30%.
Se il prezzo del petrolio scendesse di un dollaro, la Russia perderebbe dal bilancio 2,1 miliardi, su base annua. A causa del calo del prezzo del petrolio negli ultimi mesi, le entrate del bilancio statale russo potrebbero ridursi di 30-40 miliardi di dollari entro la fine dell'anno.