Mosca: tirare la cinghia e andare avanti

La Banca Centrale russa ha delineato il destino dell'economia nei prossimi tre anni: calo dell'inflazione al 4% e stop agli interventi.

Il Governatore della Banca Centrale Russa, Elvira Nabiullina, ha presentato alla Duma di Stato le direttive principali della politica monetaria per gli anni 2015-2017. “L'economia russa rimarrà stabile, sia nel caso in cui il prezzo medio annuo del petrolio scenda a 80 dollari al barile, sia in un regime di sanzioni fino al termine del 2017”, ha dichiarato la Nabiullina.
Il Governatore della Banca Centrale Russa, Elvira NabiullinaLa Banca Centrale ritiene che, persino assistendo ad un calo del prezzo del petrolio fino a 80 dollari al barile, vi sono tutte le potenzialità per ridurre l'inflazione al 4% annuo.  Allo stesso tempo, altri esperti sono convinti che la fluttuazione porterà entro la fine dell'anno ad un tasso di cambio pari a 60 rubli per dollaro.
Lo scenario di base, presentato dalla Banca Centrale, prevede che il prezzo del petrolio Urals calerà fino a 95 dollari al barile, il prossimo anno, e fino a 92 dollari nel 2017. Stando così le cose, l'inflazione rallenterebbe, passando dal 6,2% nel 2015 al 4-4,6% nel 2017.
Il tasso di crescita del PIL russo, inoltre, secondo uno scenario di base, sarebbe pari a zero nel 2015, allo 0,1% nel 2016 e all'1,6% nel 2017.
Ma anche se il prezzo medio annuo del petrolio dovesse ammontare ad 80 dollari al barile (al momento è al di sotto di tale cifra) e se le sanzioni si mantenessero fino alla fine del 2017, "l'economia rimarrebbe stabile".
A seguito del calo dell'inflazione fino al livello indicato da Nabiullina vi sarà una riduzione dei tassi di interesse (il 31 ottobre il tasso chiave della Banca Centrale era pari al 9,5%).
La fluttuazione del rublo crea diffidenza. Gli esperti, intervistati dai mass media russi, sono convinti che, dopo questa notizia il rublo crollerà, e già alla fine di quest'anno si arriverà a pagare 60 rubli per un dollaro e 70 per un euro.
Tuttavia, come assicura Nabiullina, non esistono alternative. Per continuare a sostenere il rublo tramite interventi valutari o fissando il tasso di cambio, come propone il consigliere del presidente, Serghej Glaziev, bisognerebbe spendere le riserve valutarie e di oro del Paese.
Non si capisce perché le previsioni della Banca Centrale non coincidono con le previsioni del governo, e più precisamente del Ministero dello Sviluppo Economico.  Per esempio, il Ministero dello Sviluppo Economico ritiene che la crescita del PIL nel 2015 sarà pari all'1,2%, mentre la Banca Centrale ha stimato uno 0,5% nella migliore delle ipotesi. Inoltre, il bilancio per il prossimo anno si basa su di un prezzo del petrolio pari a 100 dollari al barile.
Eppure, la posizione della Banca Centrale ha trovato sostegno dall'alto: Vladimir Putin ha dichiarato che la decisione del regolatore circa la libera fluttuazione del rublo sia l'unica soluzione affidabile in un simile contesto.
Dal canto suo, il ministro dello sviluppo economico Aleksej Uljukiaev ha dichiarato che la popolazione non dovrebbe prestare attenzione alle oscillazioni del tasso di cambio: "se spendete soldi in rubli non vi dovrebbe importare assolutamente nulla se un dollaro vale 30-40-50-100-150 rubli. Se spendete rubli, la situazione attuale non dovrebbe portarvi a modificare la gestione dei vostri attivi in valuta estera, i vostri depositi e i vostri contanti", ha dichiarato Uljukiaev.
Gli specialisti del Centro di sviluppo della High School of Economics non si aspettano nulla di buono dal deprezzamento del rublo. Secondo i loro dati "il calo degli investimenti in capitale di base (dello 0,2 e del 2,5% negli ultimi due anni) non può garantire delle fondamenta solide per un incremento dei volumi di produzione".
A causa della svalutazione cresce anche il debito estero. L'accelerazione dell'inflazione sta costringendo la Banca Centrale a condurre una rigida politica monetaria. Come risultato, calano le possibilità di investimento. La High School of Economics avverte: se il deprezzamento sarà accompagnato da una recessione nel settore reale, è possibile l'avvento di una vera e propria crisi finanziaria e valutaria.
"La svalutazione ha favorito in primo luogo gli esportatori di materie prime, che si sono visti incrementare i proprio introiti in rubli. Tuttavia, il rincaro del debito valutario di tali imprese ha in parte divorato i loro guadagni. A beneficiare della svalutazione vi è anche il bilancio statale, le cui entrate sono incrementate grazie alla crescita inflazionistica dei redditi. Le uscite del bilancio statale teoricamente dovrebbero essere indicizzate sulla base dell'inflazione reale, ma per ora le autorità non hanno provveduto. È proprio per questo motivo che il bilancio appare più positivo rispetto al periodo presvalutazione, spiega il direttore dell'Istituto per i problemi della globalizzazione, Michail Deljagin.
"Gli attori del mercato, che acquistano all'estero direttamente o tramite intermediari, si scontrano già con serie difficoltà”, ha dichiarato Jana Trubnikova, analista finanziaria di Lionstone. - Per quanto riguarda i risparmi in rubli della popolazione, tutto dipende dalla scadenza dei depositi e dallo scopo ultimo. Si osserva che stanno già aumentando i prezzi dei biglietti aerei e dei viaggi turistici, e possiamo tranquillamente attenderci un rincaro dei prezzi sui prodotti di largo consumo".