Parola d’ordine del Cremlino: tagliare l’import

SANZIONI Il Cremlino lancia un piano per ridurre le importazioni

Il Ministero dell'Industria e del Commercio della Federazione Russa ha elaborato un piano per ridurre la dipendenza dell’economia nazionale dalle importazioni. Ci si aspetta che entro il 2020 la dipendenza della Russia dalle importazioni diminuirà del 12%, passando dall’attuale 51% al 39 per cento. Lo ha dichiarato il ministro dell'Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis Manturov. "Ci è stato affidato un compito molto importante e lo abbiamo eseguito: il governo ha elaborato un piano globale per sostituire le importazioni legate ad una vasta gamma di settori industriali", - ha dichiarato.
"È emerso un serio dilemma e si è discusso su quale via intraprendere: si è proposta un'iniziativa che preveda lo stanziamento di una grande quantità di fondi statali aggiuntivi in varie direzioni (sia noi che gli esperti stimano che tali fondi dovrebbero ammontare circa a 500 miliardi di rubli fino al 2020).  Ma, come si è scoperto, anche se un'enorme quantità di soldi venisse riversata nell'economia nel periodo di tempo considerato, gli effetti non sarebbero affatto evidenti", - ha puntualizzato il ministro.
Inoltre secondo i calcoli del Ministero, una riduzione della dipendenza dall'import, in tal caso, equivarrebbe al 31%.  Si è dunque deciso di optare per un'alternativa moderatamente conservatrice, che prevede un calo fino al 39%, partendo dal presupposto che le principali attività incluse nel presente piano sono di natura regolativa. 
Il ministro dell'Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis ManturovManturov ha inoltre affermato che quest'anno in Russia comparirà per la prima volta uno strumento globale: delle sovvenzioni per progetti di investimento complessi.
"Abbiamo analizzato 270 richieste pervenuteci in Ministero e bisogna dire che all'inizio si temeva un poco per il funzionamento di questo meccanismo. Ma siamo giunti ad una conclusione insieme alle aziende, stabilendo che proprio questo schema fa sì che le imprese si assumano la responsabilità di produrre determinati volumi di merce, e che lo Stato, di rimando, fornisca tutta l'assistenza possibile, inclusi dei contributi per la ricerca e lo sviluppo", - ha affermato il ministro.
Questi ha sottolineato che tali sovvenzioni, offerte dallo Stato anche prima a singoli settori, si trasformeranno gradualmente in sovvenzioni per progetti di investimento complessi. Il Ministero dell'industria e del commercio parte dal presupposto che i soldi erogati dallo Stato devono essere utilizzati "con prudenza", e tutti i risultati ottenuti dall'attività intellettuale devono essere commercializzati.
Nei mesi successivi all'introduzione da parte della Russia delle controsanzioni, i venditori sono stati in grado di sostituire la maggior parte dei prodotti vietati.
Ricordiamo che due mesi fa il presidente Putin ha introdotto un divieto di importazione di prodotti alimentari provenienti dai Paesi che hanno imposto sanzioni contro la Russia. L'embargo si applica alle carni bovine, suine, frutta e verdura, pollame, formaggi, latte e prodotti lattiero-caseari provenienti da Unione europea, Stati Uniti, Australia, Canada e Norvegia e durerà un anno, salvo revoca anticipata.
Il divieto ha lasciato il retail senza fornitori affidabili e i consumatori senza i prodotti preferiti.
I grandi attori del retail hanno stimato che il 5-10% del loro assortimento è stato colpito dalle controsanzioni. I rapporti con i fornitori non si riducono ai contratti, ma anche alla logistica e con l'introduzione dell'embargo si sono rotte catene che funzionavano da anni.
Attualmente i centri commerciali sono riusciti a sostituire la maggior parte dei prodotti vietati. Ma ulteriori sostituzioni si scontrano con due limiti fondamentali: l'unicità di alcuni prodotti per cui non esiste un analogo adeguato sul mercato, e il notevole rincaro delle spese di spedizione per singole merci.
Tuttavia, le catene commerciali sono divenute più disposte a cooperare. Dopo l'inizio dell'embargo quasi tutti i retailer si sono adoperati per proporre collaborazioni ai produttori locali.
Rosselkhoznadzor (Servizio federale per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria) ha comunicato più di una volta, dopo l'inizio dell'embargo, che si sta cercando di importare illegalmente prodotti attraverso la Bielorussia. Dall'11 agosto al 24 settembre l'ente ha riportato 88 casi di questo tipo. Alla fine di settembre ha anche dichiarato di aver scoperto frutta e verdura vietata all'importazione nei banchi vendita dei negozi e nei magazzini.  In seguito, le catene commerciali multate hanno spiegato che la causa non erano le importazioni illegali, ma discrepanze nella marcatura e altre questioni tecniche. 
Si nota che in precedenza il Ministro dello sviluppo economico aveva annunciato che in inverno i russi avrebbero dovuto attendersi un'impennata dei prezzi di frutta e verdura attribuibile alla riduzione delle riserve di produzione nazionale. Di norma i retailer le sostituivano con l'import, ma ora il numero di Paesi da cui è possibile importare mele, pomodori e patate si è ridotto.
Ciò si riflette sui costi di consegna e, di conseguenza, sui prezzi all'ingrosso. Il Ministero fa notare che la verdura russa potrebbe rimanere nei negozi più tempo se non fosse per lo scarso livello di sviluppo tecnologico per la conservazione dei prodotti.
Per concludere, dal rapporto della Camera dei Conti "sul bilancio federale 2015" si evince che la Russia potrebbe non riuscire a sostituire completamente l'import dei prodotti colpiti dall'embargo. Le possibilità degli agricoltori russi sono limitate e non consentono a breve termine di sostituire i prodotti provenienti da USA, Canada, UE, Norvegia e Australia, contro cui Mosca ha introdotto le sanzioni. I timori riguardano in primo luogo i prodotti lattiero-caseari, alcuni tipi di formaggio e di carne.