La Russia si è trovata di fronte a una super inflazione

SANZIONI Con le controsanzioni la Russia colpisce l’Europa ma anche se stessa

Nel mese di agosto del 2014, in Russia, l'aumento dell’indice dei prezzi al consumo sui prodotti alimentari era pari al 10,3%, in confronto al periodo analogo dello scorso anno.
L'inflazione sui prodotti alimentari nel Paese ha raggiunto per la prima volta in tre anni il valore a due cifre. Nel 2011 l'aumento dei prezzi sui prodotti alimentari era stato causato dalla siccità dell'anno precedente. Attualmente il rincaro dei generi alimentari è attribuibile innanzitutto al divieto di importare una serie di merci da Unione Europea, Stati Uniti, Australia, Canada e Norvegia. 
Questo agosto il rincaro ha interessato soprattutto carne, pesce, frutti di mare, latte e prodotti lattiero-caseari. I prezzi della carne, dall'inizio dell'anno, sono aumentati del 13,8%, quelli del pesce dell'8,6% e dei prodotti lattiero-caseari del 9,2 per cento. In generale l'inflazione di agosto su base mensile si è attenuata fino allo 0,2% (a luglio era pari allo 0,5 per cento). Mentre su base annua è aumentata fino al 7,6%, dopo il 7,5% in luglio. Nel periodo gennaio-agosto 2014 i prezzi nel Paese sono aumentati del 5,6% (l'anno prima, in questo stesso periodo, il rincaro aveva eguagliato il 4,5%).      
Il Moscow World Trade Center ha indagato sul potenziale impatto che le sanzioni alimentari imposte dalla Russia avrebbero sui singoli Paesi, sui loro indicatori macroeconomici e sui mercati. L'indagine permette di valutare chi dovrebbe subire maggiori danni per le decisioni del governo russo e in che misura.
Come riportano i mass media russi, l'indagine è stata condotta sulla base di statistiche del 2013 - le banche dati relative al commercio estero dell'International Trade Center (organo congiunto dell'OMC e dell'ONU) - e sta considerando i risultati delle attenuazioni decise dal governo il 20 agosto.
La quota dei Paesi sotto embargo è poco superiore al 37% e il 30% è rappresentato dai Paesi dell'Unione Europea. La quota degli Stati Uniti è pari al 4%, quella del Canada al 2%, di Australia e Norvegia dell'1% rispettivamente. Il volume totale delle potenziali perdite di tutti i Paesi dell'ITC sarebbe pari a 8,3 miliardi di dollari. Le perdite dei Paesi UE potrebbero ammontare a 6,9 miliardi. I Paesi più sensibili alle sanzioni potrebbero essere quelli che, anche in precedenza, avevano registrato un saldo negativo per quanto concerne il commercio estero. La Polonia potrebbe accusare i danni maggiori, in quanto il suo deficit commerciale, a causa delle sanzioni, potrebbe crescere del 52%, ossia più di 1 miliardo di dollari, ed ammontare a 3,2 miliardi.    
La Polonia è seguita dalla Lituania, dove i prodotti vietati corrispondono a circa il 4% di tutto l'export. Il deterioramento della bilancia commerciale di quest'ultima potrebbe eguagliare il 47% (fino a 3,8 miliardi di dollari). Al terzo posto troviamo la Finlandia, dove si prevede che il deterioramento della bilancia commerciale potrebbe eguagliare il 12%, fino a 3,4 miliardi di dollari.
Se si prende in considerazione anche la quota dei Paesi vicini nel volume totale delle esportazioni di merci vietate nella Federazione Russa, ne risulta che il principale fornitore di generi alimentari era la Lituania con il 44,8%, seguita da Finlandia (39,8%), Estonia (16%), Lettonia (10,7%), Norvegia (10,8%) e Polonia (10,2 per cento).
I divieti sull'esportazione di frutta e verdura sono i più consistenti. Ma in termini economici a perdere più di tutti sono i produttori di formaggi e di maiale, le cui importazioni in Russia, tra l'altro, erano state bloccate già all'inizio del 2014.


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