La crisi ucraina colpisce l’economia russa

Morgan Stanley: nel secondo semestre l'economia russa non sfuggirà alla recessione

L'aumento dell'incertezza e della sfiducia, causato da un nuovo round di sanzioni da parte degli Stati Uniti nei confronti di Vneshekonombank, Gazprombank, Rosneft e Novatek, potrebbe condurre l'economia russa verso una recessione nel secondo semestre, non escludono Jacob Nell e Alina Sljusarchuk della Morgan Stanley. La possibilità che si realizzi il peggiore degli scenari si fa sempre più concreta: una recessione economica pari all'1,5% nel 2014 sembra ora più probabile rispetto ad una previsione di crescita dello 0,8%, si legge nella relazione di Morgan Stanley.
La maggior parte dei russi crede che la politica delle sanzioni e delle controsanzioni porterà il mondo alla nuova Guerra fredda.Le restrizioni nei confronti delle banche di rilevanza sistemica e delle grandi aziende influenzeranno tutta la congiuntura. L'irrigidimento dell'accesso ai mercati finanziari esteri condurrà ad un indebolimento del rublo e ad un aumento dei tassi interni. Anche se la Banca Centrale, ritengono gli analisti, farà fronte alla crescente domanda di liquidità sia attraverso una riduzione dei prezzi delle proprie riserve, sia attraverso meccanismi di rifinanziamento non di mercato, un maggiore costo del denaro influenzerà negativamente gli investimenti. Mentre l'indebolimento del rublo influirà sulla domanda dei consumatori.
Ma un fattore più incisivo è l'aumento dell'incertezza, a causa della quale gli investitori preferiranno rinviare i loro piani, e i consumatori tenderanno a risparmiare maggiormente, affermano in Morgan Stanley. Come risultato l'economia, che nel secondo trimestre è ristagnata piuttosto che recedere, non potrà evitare una recessione nel secondo semestre, anche se, grazie agli alti prezzi del petrolio e ad un rigido mercato del lavoro, dove la disoccupazione rimane ai minimi storici, la recessione non sarà ingente.
Gli investitori, come spiegano in Morgan Stanley, generalmente hanno avuto un atteggiamento abbastanza costruttivo nei confronti della Russia, almeno dall'inizio di maggio, quando il presidente Vladimir Putin ha sostenuto le elezioni presidenziali in Ucraina e il piano OSCE  per una de-escalation del conflitto. Questo atteggiamento si è espresso in una crescita del 15% delle quote di mercato e in un rafforzamento del rublo pari al 7% rispetto ai minimi di marzo: molti credevano che il conflitto, perlomeno, non si sarebbe inasprito. Nel primo trimestre, nella fase iniziale del conflitto, gli investimenti di capitale nazionale sono calati del 5%, con una riduzione dell'intensità durante i mesi di aprile e maggio, quando il calo si è ridotto ammontando al 2,6%, affermano Ivan Chakarov e Tina Fordham di Citi: "ci aspettiamo che nei prossimi mesi un forte calo degli investimenti riprenderà." Grazie al miglioramento della situazione nel secondo trimestre, il Ministero dello Sviluppo Economico ha pensato di innalzare allo 0,5% la previsione di crescita per il 2014. Ora perché ciò avvenga le possibilità sono esigue, ritengono in Citi. Secondo le stime del Ministero delle Finanze, un aumento dell'incertezza potrebbe costare all'economia una riduzione dei ritmi pari allo 0,2-0,3%. Secondo le stime della Barclays, persino una previsione di crescita pari allo 0,1% ora sembra ottimistica.
L'incertezza delle "regole del gioco" nei confronti delle imprese molto probabilmente continuerà a causa della minaccia di ulteriori sanzioni da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, così come per il rischio di passi indietro da parte delle autorità russe, entrambi fattori negativi per gli investimenti, non solo dal punto di vista degli afflussi, ma anche per quanto riguarda la diffusione di tecnologie nel caso di un ribaltamento della collaborazione transnazionale, puntualizzano Anna Zadornova e Dmitrij Vinogradov della UBS.
Nel caso di ulteriori sanzioni e di un maggiore isolamento nella politica dell'economia russa, sono possibili delle deviazioni importanti, ritengono Nell e Sljisarchuk: il passaggio da un tasso di cambio flessibile e da un regime di inflation targeting verso una politica di tasso di cambio fissa; da una regola di bilancio con una restrizione del deficit all'1% del PIL ad un'attenuazione della politica di bilancio per il sostegno della crescita economica; da un orientamento verso un sistema di libero mercato a una politica di "statalizzazione"; da una strategia di integrazione con i mercati e gli istituti mondiali ad una riduzione della dipendenza dai mercati esteri.