Il governo russo pensa a un condono fiscale sui capitali

Nel 2013 il trasferimento di capitale netto all’estero da parte di banche e imprese, secondo le stime della Banca Centrale Russa, hanno eguagliato i 62,7 miliardi di dollari, contro i 54,6 miliardi registrati nel 2012.
Nel periodo di gennaio-febbraio 2014 la fuga di capitali dalla Russia era pari a 35 miliardi di dollari.

Il governo di Dmitrij Medvedev pensa seriamente di proclamare un condono sui capitali rientranti in Russia, inclusi quelli sotto forma di titoli. Il condono dovrebbe completare il piano anti-offshore del Ministero delle Finanze. Anche se i proventi di reato non verranno condonati per nessun motivo.
Per richiamare in patria i capitali russi ci sono due ragioni fondamentali: all'estero in ogni caso vige la minaccia di sanzioni, mentre in Russia potrebbero beneficiare del condono fiscale. Sono previste due opzioni del condono fiscale:

  1. La prima è un condono parziale: il contribuente che restituisce il capitale è esente da multe o da sanzioni per le imposte non pagate, così come da ogni responsabilità penale, ma dovrà pagare le imposte stesse.
  2. La seconda opzione prevede un condono totale.

Secondo alcune informazioni il vice premier Igor Shuvalov sarebbe favorevole a un condono totale.Secondo alcune informazioni quest'ultima gode del sostegno dell'influente vice-premier Igor Shuvalov.
L'amnistia dovrebbe completare il piano anti-offshore del Ministero delle Finanze, spiegano alcune fonti del governo di Dmitry Medvedev.
Vi sono buone probabilità che l'idea venga approvata, pertanto la legge sul condono potrebbe essere introdotta già quest'anno, afferma una fonte del Cremlino: "l'idea è ragionevole e la situazione appropriata".
Dal punto di vista politico ora è il periodo giusto, molti vorrebbero riportare i propri capitali in Russia, conferma un altro rappresentante del governo: le sanzioni potrebbero andare a toccare i capitali esteri, e i fondi nelle banche estere dovranno essere sostituiti da fondi russi.
Il condono sui capitali dovrebbe aiutare ad ottenere quegli investimenti mancanti, indispensabili per la crescita economica.
il Ministero dell'Economia ha calcolato i parametri grazie ai quali lo sviluppo dell'economia in Russia fino al 2017 garantirebbe, già nel 2015, una crescita economica pari a circa il 10% del PIL.
Questa versione "del miracolo economico russo", accanto a quelle più o meno realistiche, è stata presa in considerazione durante una riunione con il primo ministro Dmitrij Medvedev.
Per imboccare la giusta traiettoria verso uno sviluppo socio-economico per gli anni 2014-2015 gli investimenti in Russia dovrebbero aumentare di 6 trilioni di rubli. Ciò corrisponde al consumo totale dell'intero capitale in due fondi sovrani russi accumulati fino ad oggi.
A questo proposito gli analisti sottolineano che né in termini di buon senso, né sulla base dell’esperienza reale dei mercati emergenti, è possibile che prenda il via una crescita esplosiva.
Uno scenario simile è impensabile persino in teoria, dal momento che un aumento così rapido e massiccio degli investimenti implicherebbe degli urti a livello di inflazione e tasso di cambio. I calcoli del ministero prevedono di fatto un tasso di cambio del rublo stabile e un'inflazione in costante diminuzione, dal 5% nel 2015 al 4,4% nel 2017.
trasferimento di capitaleIn linea di principio è d'accordo anche il Ministero dell'Economia: stiamo parlando di pura speculazione, e non di un piano d'azione. Le fonti del governo hanno dichiarato che ora è più importante valutare le possibili implicazioni date dall'aumento delle sanzioni contro la Russia e l'incremento del deflusso netto fino a 150 miliardi di dollari nel 2014.
Difficilmente lo scenario "shock" o quello "iper-ottimistico" potranno essere assunti come modello per il programma di sviluppo economico russo entro il 2017. Tradizionalmente il governo Medvedev opta per una previsione moderatamente ottimistica con delle condizioni di mercato relativamente forti o moderatamente pessimistiche in condizioni di debolezza".