Putin mette gli off shore fuori legge

Il Ministero delle Finanze ha redatto il primo disegno di legge anti-offshore

Il Ministero delle Finanze ha intenzione di controllare completamente gli offshore dei cittadini russi, i quali dovranno pagare una tassa per tutte le società di cui possiedono almeno il 10%. E’ ciò che consegue dal primo disegno di legge anti-offshore relativo alle imprese estere controllate (CFC). La legge obbligherà le società a pagare una tassa derivante dal fatturato delle "filiali" straniere, mentre le persone fisiche dovranno pagare una tassa sulla base dei fatturati delle proprie strutture estere.

Il disegno di legge riguarda una categoria molto vasta di contribuenti, precisamente secondo i piani del Ministero di andare a toccare tutti i proprietari di offshore e rendere questo tipo di proprietà non redditizio.

Il Ministero delle Finanze non vuole prendere di mira le “filiali” delle società, piuttosto i cittadini in possesso di società russe tramite strutture offshore. In Russia ve ne sono molte di questo tipo: Vladimir Potanin possiede il 30,02% di "Nornikel" per mezzo di varie strutture, con sede anche a Cipro, Vladimir Lisin possiede NLMK per mezzo della filiale Fletcher di Cipro (85,54%), mentre il 63,46% di Evraz appartiene alla società di Cipro Lanebrook di Roman Abramovich e dei suoi partner.

I dividendi e le percentuali non derivano direttamente dagli attivi russi, ma dal loro trasferimento attraverso Paesi a bassa tassazione: a Cipro la tassa sui dividendi equivale al 5% invece che al 15%. Quella sulle percentuali è dello 0% invece che del 20%. D’ora in poi questi redditi verranno considerati come parte dei redditi russi. Le società pagheranno il 20% sugli incassi non allocati, mentre gli azionisti russi pagheranno un IRPEF del 13%.

La legge interesserà non solo le società offshore incluse nella lista nera del Ministero delle Finanze, ma anche le società in Paesi a bassa tassazione. E’ assai probabile che nel novero di tali Paesi rientri anche Cipro.

Il Ministero delle Finanze non si è contenuto di fronte ai grandi azionisti: basta che un cittadino possieda, indirettamente o meno, piu del 10% di una società (non pubblica) localizzata in un Paese della lista. E se una persona fisica possiede anche solo l'1% di una società estera, questi verrà sottoposto ad un regime di controllo totale: dovrà informare l’amministrazione Federale delle contribuzioni circa la sua quota, sebbene non sarà tenuto a pagare alcuna tassa.

Tale legge dovrebbe porre fine al mercato delle società offshore “giornaliere”, ritengono gli esperti. Il progetto di legge prevede una multa per quanti non pagano le tasse secondo le norme del CFC: 20% del reddito e non il 20% della tassa non pagata, come di consueto. Già nel 2012 il Presidente Putin aveva parlato di “deoffshorizzazione”. "Abbiamo bisogno di un vero e proprio sistema di misure per “deoffshorizzare” la nostra economia", - aveva dichiarato il 12 dicembre 2012 , promettendo che la Russia avrebbe messo a punto un piano di attacco contro gli offshore.

L'anno dopo, in un messaggio successivo, il presidente ha annunciato che i risultati della lotta contro gli offshore al momento si notavano poco. Secondo i suoi dati, nel 2012 erano passate attraverso offshore e semi-offshore merci russe per un valore di 111 miliardi di dollari, ossia un quinto di tutto l'export russo. Anche la metà dei 50 miliardi di dollari di investimenti russi in altri Paesi ha fatto tappa in un offshore.

Putin ha proposto "di fare pressione sugli offshore", di privarli del sostegno statale e di far sì che le società operanti in Russia ma registrate sotto giurisdizione straniera non abbiano più la possibilità di firmare contratti con lo Stato. Ha anche sostenuto la proposta del Ministero delle Finanze per cui le società registrate all'estero, ma con attivi in Russia, dovrebbero pagare una tassa sul reddito sulla base delle normative russe.

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