I russi non hanno più paura di mettersi in proprio

ANALISI L’atteggiamento dei russi nei confronti dell’attività imprenditoriale è migliorato

L’atteggiamento dei russi nei confronti dell’attività imprenditoriale privata sta migliorando. E questo nonostante la Russia continui ad occupare uno degli ultimi posti al mondo per quanto concerne numerosi parametri relativi all’attività imprenditoriale, come appare evidente dai risultati dell’ultimo rapporto del Global Entrepreneurship Monitor (GEM).

Ad esempio, solo il 2,6% dei cittadini russi intervistati ha intenzione di aprire una propria impresa. Si tratta solamente dell’1% in più rispetto all’anno precedente e, come sempre, il peggiore indicatore tra tutti i Paesi esaminati dal GEM. Per un confronto: negli Stati Uniti pensano alla carriera imprenditoriale il 12,2% degli intervistati, in Gran Bretagna il 7,2%, in Estonia il 19,4%, in India il 22,8%, in Brasile il 27,2% e in Cina il 14,4%.

Per molti in Russia il mondo dell’imprenditoria privata appare un labirinto spaventoso...Eppure alcuni indicatori riguardanti l’attività imprenditoriale sono evidentemente migliorati, afferma Olga Verkhovskaya, docente dell’Alta Scuola di Management dell’Università di San Pietroburgo. Per esempio, quasi un russo su tre, ossia il 28,2%, valuta positivamente le proprie capacità imprenditoriali (l’anno prima erano il 20%), mentre la quota dei russi che abbandona il timore di un fallimento è passata in un anno dal 47 al 29%. L’indicatore dello scorso anno aveva raggiunto il record dell’intero periodo sotto esame.

La situazione sfavorevole per l’attività imprenditoriale in Russia è in parte attribuibile alla bassa disoccupazione sul mercato russo del lavoro. Fino ad ora lavorare “sotto padrone”, secondo i russi, ha sempre garantito un reddito stabile, afferma Verkhovskaya. Quando nel 2013 i ricercatori hanno deciso di capire in che modo il posto di lavoro attuale influenzasse l’attività imprenditoriale, è risultato che la quota di quanti si ritengono in grado di organizzare un’impresa propria è di gran lunga superiore tra i dipendenti delle piccole imprese. Ne risulta che se il lavoro in una piccola impresa, almeno in parte, stimola e prepara le persone a dare vita a un proprio business, nelle grandi società è esattamente il contrario.

Per prima cosa il timore di non sopportare il fallimento, purtroppo, è insita nella cultura russa dell’impresa. È così che Aleksandr Ivlev, dell’ufficio moscovita di Ernst &Young, spiega i risultati del GEM. In altri Paesi la paura di fallire è notevolmente inferiore e letteralmente un paio di mesi dopo la chiusura di un’impresa le persone sono pronte a darsi una nuova opportunità.

In secondo luogo, l’attività imprenditoriale in sé in Russia è comparsa in tempi piuttosto recenti, continua Ivlev. E infine, occuparsi di una propria impresa implica numerose difficoltà. E’ complesso attirare finanziamenti, è difficile ottenere tutti i documenti ed i permessi necessari, conclude Ivlev.

Nel 2013 il team internazionale di ricercatori ha cercato di misurare in che modo i compiti legati all’attività imprenditoriale influiscono sulla percezione della vita. E anche in questo frangente le buone notizie per la Russia non abbondano. Per esempio, quando è stato chiesto agli intervistati russi se la loro vita attuale si avvicinasse al loro ideale, si è fatto chiaro che il numero di persone infelici tra gli imprenditori è notevolmente inferiore rispetto a quanti per il momento non sono interessati ad aprire un’impresa. Se tra l’intera popolazione, secondo le stime del GEM, il 16,5% è completamente in disaccordo con l’affermazione che la propria vita si avvicini all’ideale, tra gli imprenditori tale indicatore è pari solo al 5,6%. Tuttavia ciò non significa che ogni esperienza imprenditoriale influisca positivamente sulla percezione della vita, sottolinea Verkhovskaya. Gli indicatori di coloro che hanno provato ad intraprendere la carriera imprenditoriale, ma sono stati costretti a chiudere la propria impresa, sono di gran lunga peggiori rispetto agli indicatori di quanti non hanno nemmeno provato. Uno “sfortunato nel business” su cinque è convinto che la propria vita sia molto lontana dall’ideale, mentre il 38% ritiene semplicemente che non si avvicini, ha aggiunto Verkhovskaya.

Quest’ultima non esclude che il leggero miglioramento dei risultati russi nell’indagine del GEM sia legato al progresso raggiunto in altri rating internazionali. Ad esempio nel rating Doing Business del 2013 la Russia è passata dal 120o al 92o posto, mentre nel rating relativo alla capacità di concorrenza è passata dal 67o al 64o posto.

Lo Stato è riuscito a ridurre alcune barriere per la gestione delle imprese: per esempio è stata semplificata la modalità di connessione alle reti elettriche e urbane. Anche se a livello della singola impresa tali miglioramenti non sono troppo evidenti. “Non vi è più motivo per mettersi in proprio. Molti tra coloro che lo facevano tengono gli occhi aperti per passare ad un lavoro dipendente ben retribuito” – è così che il vice-premier Igor Shuvalov ha spiegato la stagnazione economica russa dello scorso anno.