La crociata del Cremlino contro la fuga di capitali

ANALISI L’economia sommersa in Russia raggiunge il 46% del PIL

Gli incassi della Russia, provenienti dall’export gaspetrolifero diminuiscono di anno in anno. L’economia russa cresce a ritmi assai moderati e rischia la stagnazione. Per riempire le casse dello Stato il Cremlino deve cercare nuove fonti di guadagno. Il presidente, Vladimir Putin, ha annunciato una lotta senza quartiere contro l’evasione, basata sulla fuga di capitali verso le zone offshore.
“Finora il programma della lotta contro la fuga di capitali non ha prodotto alcun risultato tangibile”, ha dichiarato Putin nel suo discorso sullo Stato della Nazione lo scorso dicembre.
Nel 2012 attraverso le società, registrate nelle zone offshore, hanno transitato prodotti e servizi russi per un totale di 111 miliardi di dollari, ovvero il 20% di tutte le esportazioni russe. “Inoltre la metà dei 50 miliardi di dollari di investimenti russi verso i Paesi esteri è stata canalizzata attraverso le zone offshore”, ha sottolineato il presidente.
Come prima e quanto immediata misura, Putin ha proposto di identificare tutte le società, che pur appartenendo ai proprietari russi sono registrate nelle zone offshore. Dopodiché queste società dovranno pagare contributi fiscali allo Stato russo e in base alle leggi russe. “Inoltre bisogna trovare un sistema - ha detto Putin - per vietare alle società registrate nelle giurisdizioni straniere di utilizzare gli strumenti di sostegno da parte dello Stato, comprese gli strumenti finanziari della banca statale VEB e le garanzie dello Stato”.
Come esempio di una delle più clamorose e negative operazioni finanziarie degli ultimi tempi Putin ha ricordato la cessione delle quote del colosso petrolifero TNK BP a Rosneft. il maggiore gruppo gaspetrolifero russo, controllato dallo Stato. “Conosciamo bene sia i venditori, tutti cittadini russi, e conosciamo bene il compratore, la major sempre russa. Ciononostante l’operazione finanziaria si è svolta al di fuori della giurisdizione russa”, ha dichiarato il leader del Cremlino.
Il problema del traffico di denaro verso le zone offshore e più in generale della fuga di capitali dalla Russia negli ultimi anni è diventato particolarmente acuto: secondo i dati della Banca centrale nel 2012 la fuga di capitali (oltre alle operazioni offshore) avrebbe raggiunto 56,8 miliardi di dollari, di cui almeno 35 miliardi di dollari sarebbero esportati nell’ambito delle operazioni finanziarie di dubbia natura.
C’è chi sostiene però che le proporzioni reali della fuga di capitali dalla Russia siano molto più rilevanti: secondo le stime del centro di analisi finanziaria statunitense Global Financial Integrity nel 2011 la fuga di capitali dalla Russia sarebbe stato in realtà pari a 191miliardi di dollari. Per quanto riguarda il periodo decennale la Russia avrebbe perso 881 miliardi di dollari. Parallelamente gli analisti di Global Financial Integrity hanno stimato il volume dell’economia sommersa negli ultimi anni avrebbe raggiunto il 46% del Prodotto interno lordo.
Anche in passato Putin aveva cercato di introdurre delle misure, volte a combattere la fuga di capitali dal Paese: in particolare nel 2012 Putin aveva indicato le tre linee della lotta tra cui la firma degli accordi con le autorità delle zone offshore riguardo all’apertura delle informazioni sui beneficiari finali delle società offshore. Inoltre va perfezionata la legislazione attualmente esistente e infine la Russia, ha detto Putin, deve lavorare in continuazione per migliorare il clima per gli investitori.
Da parte sua il capo del Comitato statale russo per le investigazioni (analogo dell’Fbi statunitense), Aleksandr Bastrykin, ha proposto di introdurre in Russia le pene criminali per le persone giuridiche che risulterebbero coinvolte nell’organizzazione delle esportazioni illegali di capitali dal Paese. “Il confronto tra il volume del denaro fuggito dalla Russia e le proporzioni dei danni che la criminalità finanziaria e la corruzione hanno arrecato all’economia russa, questi fattori permettono di arrivare alla conclusione che la cosiddetta “fuga di capitali” è determinata non soltanto da alcuni fattori negativi ancora presenti nel sistema economico della Russia, ma anche dai processi attivi della legalizzazione transnazionale del denaro sporco”, ha sottolineato Bastrykin.
I giudici russi dopo aver studiato la lista dei Paesi verso i quali è stata esportata la parte maggiore di capitali russi, sono arrivati alla conclusione che si tratta di zone offshore con un sistema poco trasparente di movimento di capitali. Vale a dire che per il Cremlino la soluzione del problema di rimpatrio di capitali fuggiti non è più possibile senza l’introduzione il più presto possibile della pena criminale per le persone giuridiche.
Anche il minstero delle Finanze è pronto ad entrare nella campagna di lotta contro le società offshore. Il viceministro delle Finanze, Serghej Shatalov, ha proposto di introdurre l’istituto della residenza fiscale sia per le persone giuridiche che per quelle fisiche. In altri termini il ministero delle Finanze propone di considerare “residenti fiscali nazionali” anhe tutte le società che conducono il proprio business dalla Russia e che vengono gestite dalla Russia, ma che formalmente sono registrate in un altro Paese. Ciò significherà che queste società pagheranno in Russia non solamente le tasse provenienti dai redditi passivi ricevuti in Russia (royalty, dividendi, interessi) ma anche quelle dai guadagni ricevuti in tutto il mondo. “Le dimensioni della diffusione delle società offshore è gigantesca, attraverso le società offshore attualmente transitano circa 500 miliardi di dollari di capitali accumulati”, ha dichiarato il consigliere economico presidenziale, Serghej Glaziev. L’esportazione del denaro, guadagnato in Russia, è diventato un must per moltissime società russe.
Infine come parte integrante della lotta contro le società offshore il Cremlino propone di bloccare l’accesso di queste società alle gare d’appalto e alle ordinazioni da parte dello Stato. L’attuale dipendenza del business russo dallo Stato permette di credere che questo metodo possa essere particolarmente efficace. Le società offshore non possono essere combattute con una sola mossa, è un problema globale. Dal momento che la presenza dello Stato nell’economia russa è ancora notevole, mentre le ordinazioni pubbliche rappresentano una parte importantissima dei redditi del business privato, l’introduzione della regola, secondo cui soltanto le società con la giurisdizione russa possono partecipare alle gare d’appalto indette dallo Stato, permetterà di aspettare che molte società russe decideranno di abbandonare le zone offshore.

 

Rublo-Euro Rublo-Dollaro