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SETTORI DELL'ECONOMIA N.56

Armenia-Energia: trattative aperte con Mosca per crescita nucleare

Riguardano l’unità 2 della centrale di Metsamor (prolungamento fino al 2031) e l’eventuale costruzione di uno o più impianti termonucleari basati sui sistemi Ritm 200 a tecnologia modulare, attualmente sviluppati da Rosatom

Il vice primo ministro armeno, Suren Papikyan, sta accelerando la finalizzazione di una serie di importanti progetti nel settore dell’energia, anche a seguito di una serie di colloqui che ha avuto in occasione dell’Energy Week tenutasi a Mosca con il vice primo ministro russo, Alexander Novak, e con il direttore generale di Rosatom, Alexey Likhachev.

Riguardano in particolare il prolungamento della vita della centrale nucleare di Metsamor, realizzata da Rosatom, costituita da due unità da 400 Megawatt del vecchio modello VVER440, raffreddate ad acqua pressurizzata, entrate in funzione rispettivamente nel 1976 e nel 1980. L’impianto, chiuso nel 1988 a seguito di un terremoto ha ripreso a operare, parzialmente nel 1995 con la riattivazione della sola seconda unità. La data prevista di cessazione di questo reattore è stata prolungata al 2026 con un programma scaglionato di interventi tecnici, già identificati e in parte completati, mirati a una maggiore sicurezza ed efficienza (la potenza nominale è stata portata a 440MW). Il costo finale previsto è di 40 milioni di dollari. Ma, in occasione dell’incontro a Mosca, stata avviata con i partner russi anche l’identificazione e valutazione tecnica ed economica di interventi aggiuntivi che consentirebbero di estendere ulteriormente il funzionamento dell’impianto fino al 2031.

Una tecnologia di origine navale


In aggiunta il Governo armeno sta esaminando la possibilità di cogliere le opportunità che si stanno aprendo per l’installazione di nuovi impianti nucleari modulari con unità di potenza più ridotta, sempre realizzati da Rosatom. Ne avevano già discusso in aprile il premier armeno Pashinyan e Vladimir Putin. Si tratta di una tecnologia (Ritm 200) in fase di sviluppo, basata su singole unità da 50 Megawatt, che la stessa Rusatom sta iniziando a sperimentare per la produzione di energia. La tecnologia è derivata dai sistemi (KLT-40) ad acqua pressurizzata, inizialmente progettati per la propulsione marittima e in uso ormai da diversi anni. Attualmente le applicazioni più evolute sono una centrale galleggiante operante nella regione artica (Chukotka) e i sistemi di propulsione installati su una nuova famiglia di navi rompighiaccio, costruite nei cantieri Baltic di San Pietroburgo.

Papykian e Likachev hanno quindi discusso la possibile installazione in Armenia di un impianto Ritm 200 con una potenza, indicativa, di 300 Megawatt che potrebbe essere anche utilizzato per l’alimentazione della nuova fonderia di rame (la prima nel Paese) che il gruppo GeoProMining (che parteciperebbe al finanziamento) ha dichiarato di voler costruire dopo aver assunto il controllo del grande giacimento di ZCMC (Zangezur Copper Molybdenum Combine) e dei connessi impianti di arricchimento.

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