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SETTORI DELL'ECONOMIA N.56

Bielorussia-Filiera forestale: export legname cresce del 64% su base annua

La metà è diretta verso i Paesi UE ma l’Italia è ancora un cliente marginale. I prodotti sono tutti certificati e i controlli sul taglio illegale ampiamente affidabili.

Il boom che ha investito, sia pure con forti oscillazioni, il mercato del legname a livello mondiale (inizialmente in USA ma poi anche in Europa) si è tradotto in una forte crescita degli introiti del settore. Tra gennaio e agosto le esportazioni di legname hanno totalizzato un valore di quasi 1,6 miliardi di dollari, con un aumento su base annua pari al 64%.

Va rilevato che la filiera forestale nel suo insieme (inclusa quindi anche quella della carta) è tuttora uno dei settori trainanti dell’economia del Paese che dispone di 8,3 milioni di ettari di foreste coltivate (coprono il 40% della superficie del Paese). Le specie prevalenti: abete rosso, pioppo, betulla, ontano. E’ anche un settore in cui il Paese ha anche investito e infatti nel corso dell’ultimo decennio le esportazioni sono cresciute di quasi 5 volte
La tabella che segue, riporta i dati Eurostat relativi al 2018, che si era chiuso con esportazioni pari a poco meno di 2 miliardi di dollari, e indica i principali mercati di riferimento. Le metà si riferisce alla filiera del legno in senso ristretto (tronchi, tavole, compensati, sfogliati ecc.). Il resto ai diversi derivati industriali (filiera della carta ecc.) e ai pellet. Emerge che, tra i singoli Paesi, la Russia è il primo cliente ma che l’Unione Europea, nel suo insieme copre il 55% del totale.

 

Principali mercati di destinazione della filiera forestale bielorussa (in % sul totale)

Russia

28%

Polonia

15%

Lituania

10%

Germania

9%

Lettonia

7%

Altri UE

14%

 

L’Italia, benché sia una forte importatrice di prodotti forestali (3.374 milioni di euro nel 2018) non figura tra i mercati prevalenti. Ma va rilevato che per alcuni prodotti inclusi ad esempio i pellet, le importazioni avvengono anche in modo indiretto attraverso la Polonia e i Paesi Baltici.

 

Valori in % dei diversi segmenti della filiera forestale italiana sul totale delle importazioni (dati 2018) e principali aree di approvvigionamento

Polpa, cellulosa e carta

67,2%

Brasile 32%, Usa 24%, Uruguay 9,7%

Legno grezzo (tronchi) e semilavorati (tavole, compensato, sfogliati ecc)

22,8%

Russia (12,7%, Usa (10,8%), Ucraina (10,7%)

Mobili

10%

Cina 60%, Turchia 6%, Vietnam 4%

 

Dal Punto di vista delle nuove normative europee che presiedono all’importazione e commercializzazione di legno e derivati (inclusi cellulosa, carta, mobili) in particolare della regolamentazione EUTR (European Union Timber Regulation) il Paese offre buone garanzie. Le foreste, la cui proprietà è in mano allo Stato, sono certificate secondo criteri PEFC e FSC. I controlli sono piuttosto rigorosi e infatti, secondo la scheda relativa alla Bielorussia prodotta dal centro di monitoraggio ambientale delle Nazioni Unite (UN-WCMC) le operazioni di taglio illegale sono valutate su livelli trascurabili (0,1%). La commercializzazione avviene in prevalenza attraverso il Belarusian Universal Commodity Exchange (Buce) controllato dallo Stato dove possono operare solo soggetti abilitati sulla base di specifiche licenze. Coltivazione e taglio possono essere affidate in concessione a privati così come le altre attività di trasformazione a valle. E qui, secondo i criteri EUTR con relative operazioni di due diligence richieste lungo la catena di approvvigionamento, la situazione può richiedere una certa attenzione, in quanto, secondo le valutazioni di Transparency International che sono utilizzate da EUTR come parametri di valutazione per i capitoli riguardanti la tutela dei diritti e i rischi di corruzione la Bielorussia figura in posizioni arretrate Di seguito, comunque, alcune considerazioni tratte da un breve colloquio di Eurasia 24 con Angelo Mariano esperto della Conlegno, principale operatore italiano nel settore del monitoraggio forestale.

La Bielorussia è un partner interessante per la filiera italiana del legno?

L’indubbio pregio del Paese è dato dalla grande disponibilità di risorse forestali. In particolare di foreste di conifere con specie molto utilizzate anche da noi. Sia per la produzione di legname che di derivati quali ad esempio la cellulosa. Si tratta peraltro di una caratteristica che accomuna molti Paesi dell’Est, inclusa evidentemente la Russia che per l’Italia è tuttora una fonte di grande rilievo.

L’Italia però non occupa un posto di rilievo nella geografia dell’export bielorusso di legname e derivati
Bisogna considerare da un lato che il Paese ha caratteristiche simili alla Russia dove non solo la disponibilità di risorse è superiore di molte grandezze ma c’è anche una consolidata tradizione nei rapporti bilaterali. Fino al recente passato c’erano operatori italiani che acquisivano i diritti e la produzione di intere foreste. E tuttora alcune aziende che partecipano alle aste, dispongono di dipendenti di madrelingua russa per operare con più efficacia nelle attività di acquisto.

Ora c’è stato un aumento della domanda e un forte rincaro dei prezzi?

In parte si tratta anche di un fenomeno speculativo che si è prodotto in concomitanza con la crisi del Covid per un insieme di fattori che, originariamente, si possono rilevare con chiarezza sul mercato statunitense. Negli Usa infatti la pandemia si è tradotta in un duplice fenomeno. Da un lato c’è stata una diminuzione dell’attività di taglio nelle foreste. Dall’altro, invece, si è verificato un aumento dei consumi. Questo perché molte persone, hanno colto l’occasione dell’inattività lavorativa forzata per dedicarsi al restauro e miglioramento delle proprie abitazioni. E in Usa, come è noto, il legno è largamente utilizzato nelle costruzioni. Di qui i forti aumenti delle quotazioni che si sono estesi anche ad altri mercati con un un consistente richiamo di prodotto e la formazione di scorte.

 

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