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SETTORI DELL'ECONOMIA N.56

Kyrghizistan -Energia (2): ritorno al carbone

La produzione è quadruplicata nel corso dell’ultimo decennio e l’emergenza energetica sta anche rilanciando la filiera con l’aumento di produzione degli impianti a ciclo combinato

Per molti aspetti può sembrare un paradosso: un Paese che dispone di un potenziale idroelettrico inutilizzato di diverse decine di migliaia di Megawatt, quindi energia pulita per antonomasia, si vede costretto a ripiegare sulla fonte più inquinante. Ma l’emergenza energetica, richiede una risposta immediata. L’Ente elettrico quindi ha  annunciato che raddoppierà la produzione della centrale termoelettrica di Bikshek Power un impianto a ciclo combinato (elettricità e calore) alimentato a carbone, che attualmente è utilizzato (indicativamente) per circa un terzo della sua capacità elettrica , con una produzione di 1,2 miliardi di kWh annui.

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Un ripristino poco convincente

         
Un impianto a dire poco … sfortunato. Inaugurata nel 1961, basato su 24 gruppi di generazione con potenze che fanno dai 25 ai 100 Megawatt per un totale di 900 Megawatt, la centrale a ciclo combinato di Bikshek è stato sottoposto 5 anni fa a un costoso (386 milioni di dollari) intervento di revamping parziale , finanziato dall’Eximbank di Pechino, con la dismissione di 4 unità e l’inserimento al loro posto di due nuovi gruppi di generazione da 150MW ciascuno. I lavori sono stati affidati al gruppo cinese TBEB senza alcuna procedura di gara. Dopo pochi mesi, 9 gruppi di generazione sono caduti in panne contemporaneamente. L’impianto è stato poi ripristinato, almeno in parte, ma la vicenda ha dato luogo a un processo per corruzione e tuttora in corso per basato sulla contestazione di consulenze per diverse decine di milioni di dollari in cui sono coinvolti anche due ex Primi Ministri. 

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Nel sistema elettrico kirghiso, gli impianti termoelettrici hanno infatti la funzione di supportare la rete soprattutto nel periodo inverale quando le centrali idroelettriche, per il gelo, operano a un terzo del loro potenziale. Certo, tutto questo ha un prezzo. Mentre il costo di produzione degli impianti idroelettrici è di circa 0,6 centesimi di dollaro per kWh, quello degli impianti a carbone (oltra a Bikshek è operativa anche una centrale da 50 Megawatt localizzata a Osh, peraltro obsoleta e quindi poco efficiente) sale a 4,2 centesimi per kWh. Anche perché utilizzano almeno in parte carbone importato.


Un ritorno al passato

E qui si apre un ulteriore capitolo. In realtà il Kyrghizistan dispone di forti riserve di carbone e in epoca sovietica era anche un significativo produttore (3 - 4 milioni di tonnellate).

Riserve per oltre 400 anni

Attualmente nel Kyrgyzistan sono identificati una quarantina di depositi con riserve accertate per oltre 1,2 miliardi di tonnellate. Ma la stima delle riserve potenziali è decisamente più alta anche se i dati in questo caso variano enormemente in quanto a seconda delle fonti e dei criteri di valutazione. Il BGR tedesco (Bundesanstalt für Geowissenschaften und Rohstoffe), ad esempio, le valuta addirittura in 27 miliardi di tonnellate. La supervisione del settore fa capo al gruppo statale KyrgyzKomur  ma nel settore operano anche una trentina di imprese private. In aggiunta a un numero indefinito di siti dove si svolge un'attività estrattiva priva di autorizzazioni legali  

                        


Con la cessazione dell’Unione Sovietica e dei flussi di interscambio tra i diversi Paesi i quantitativi nei decenni successivi si sono drasticamente ridotti. La ripresa è avvenuta solo a partire dal 2010 su impulso dello stesso Governo deciso a ridurre le importazioni. Il rilancio è stato relativamente rapido: in pratica la produzione si è quadruplicata e ora il Paese produce circa 2,5 milioni di tonnellate con l’obiettivo di raggiungere i 3 milioni di tonnellate, corrispondenti al fabbisogno attuale, nell’arco dei prossimi due anni.

 

Kara Keche in stand by

 

Tra i progetti in stand by, attualmente, il più rilevante è quello di un impianto a ciclo combinato alimentato dal giacimento carbonifero di Kara-Keche in cui sono stati coinvolti, in tempi successivi sia il gruppo francese Alstom sia TBEA, uno dei leader della termomeccanica cinese. Si è parlato, di volta in volta, di potenze pari a 600 e anche a 1.200 Megawatt, ma ad oggi esistono solo gli studi di fattibilità mentre mancano candidati per la finalizzazione del progetto. Che avrebbe l’obiettivo di rendere il Kirghizistan pienamente autosufficiente anche nel periodo invernale, quando gli impianti idroelettrici lavorano con una potenza limitata. L’attività estrattiva nel giacimento sta comunque crescendo ed ammonta attualmente a circa 500 mila tonnellate anno.

 

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