Electronic banking

Visita il sito Russia 24
eurasia24.gif

SETTORI DELL'ECONOMIA N.56

Kyrghizistan-Energia: scatta il regime d’emergenza

 

 

Invasi ai minimi storici e ritardi nelle iniziative di modernizzazione/ampliamento degli impianti di produzione sono all'origine della crisi. Situazione paradossale per un Paese che dispone di un enorme potenziale idroelettrico con ampie possibilità di esportazione anche nei Paesi contigui. E Istituzioni Finanziarie Internazionali  ampiamente disposte a supportare valide iniziative nel settore.  

Non è una sorpresa: come molti esperti avevano previsto, il Kyrgyzistan si trova quest’inverno in una situazione di emergenza energia. Con l’arrivo dell’inverno, il sistema elettrico, che in condizioni normali è in grado a fare fronte a prelievi pari a 24 milioni di kWh al giorno, si è trovato a dover soddisfare punte di domanda pari 37 milioni.
La situazione è imputabile, sostanzialmente, a due fattori. Un sistema elettrico ormai inadeguato e il mancato apporto dei ghiacciai, che ha ridotto le disponibilità del grande invaso di Toktogul che alimenta la principale centrale idroelettrica del Paese (1.200) e copre, in condizioni normali, poco meno del 40% del fabbisogno della rete del Paes (vedi articolo).
Inevitabile l’aumento delle interruzioni del servizio che in alcune località, tra cui Osh, la seconda città del Kyrghizistan, a partire dal mese di settembre, si sono prolungate per diverse ore durante intere settimane.
E’ un problema particolarmente sentito dalla popolazione in quanto, nelle aree urbane soprattutto, il riscaldamento elettrico è diffuso.

La soluzione di emergenza, per molti, è il ricorso alle stufe e al carbone i cui prezzi, peraltro stanno aumentando del 40 per cento e oltre. Nella capitale, ad esempio, sono saliti dai 42-45 dollari per tonnellata, della passata stagione invernale (2020/2021), a quasi 60 dollari. E anche le imprese soffrono. Soprattutto quelle piccole che non sono attrezzate con generatori di back up. E’ il caso, ad esempio del distretto abbigliamento che pure sarebbe uno dei pochi comparti manifatturieri in netta crescita.

 

 

Un inverno di austerità energetica

Il Governo cerca di reagire come può, invitando tutti a ridurre i consumi. Punta in parte sull’autodisciplina rivolgendosi a specifiche categorie di utenti come i centri commerciali e i luoghi di intrattenimenti. Ma emana anche divieti espliciti come quelli di accendere il risaldamento nelle ore di massimo prelievo, di utilizzare stufe nei grandi mercati all’aperto come quello di Dordoi e via dicendo. Sospesi anche tutti i nuovi allacciamenti richiesti per alimentare impianti di riscaldamento e acqua calda e anche per quelli legati alle attività di estrazione mineraria. Si punta inoltre a ridurre, così ha spiegato Talaybek Baygziev, presidente del principale Ente elettrico del Paese (National Energy Holding Company ), l’illuminazione dei luoghi pubblici e di strade secondarie nonché l’utilizzo di energia per l’alimentazione di insegne di negozi, ristoranti eccetera. Ma in alcuni casi, le proteste diffuse hanno costretto le Autorità locali a ritirare i provvedimenti annunciati.
E’ evidente però che in questo modo il problema non si risolve anche se le Autorità e in particolare il Ministero dell’Energia cercano di minimizzare imputando gli attuali tagli alla necessità di effettuare una serie di interventi di manutenzione straordinaria e di riparazione che sono stato ripetutamente rinviati a causa della situazione creata dalla pandemia.

 

Un sistema inadeguato

La realtà però è diversa: il sistema è ormai inadeguato per la crescita consumi complessivi di energia che nel corso degli ultimi 10 anni sono aumentati del 50%, con il settore residenziale che si colloca ormai al primo posto davanti ai trasporti e agli impieghi industriali. E la crescita non si arresta. Mentre poco è stato fatto per risolvere i problemi strutturali del settore elettrico: modernizzazione della rete, adeguamento delle tariffe, completamento dei progetti in corso da tempo per l’aumento della potenza installata. A cui si aggiunge la grande opportunità di trasformare il Paese che dispone di consistenti risorse idroelettriche inutilizzate, in un importante esportatore di energia nel contesto del progetto Casa 1000 e del Central Asia Power System.

 

Più efficienza = Più energia 


In un recente rapporto la Banca Mondiale ritiene che con una serie di interventi mirati alla riabilitazione/modernizzazione della rete nelle sue varie componenti, il Kyrghizistan già potrebbe ridurre del 25% i propri consumi. Rileva ad esempio che le installazioni di molte linee ad alta tensione risalgono agli anni 60/70 e si trovano in condizioni critiche. Lo stesso vale per molte reti di distribuzione. Un ulteriore area di intervento l’installazione di contatori che consentirebbe di ridurre l’eccesso di consumi provocato anche dal livello estremamente basso delle tariffe. Infine si tratta di intervenire sugli impianti di produzione, la maggior parte dei quali opera con sistemi (turbine, trasformatori ecc) che hanno ampiamente superato i limiti di età canonici.

 

Tariffe sovvenzionate


Si aggiunge la necessità di una riforma del sistema tariffario soprattutto per quanto riguarda le utenze domestiche che coprono il 70% dei prelievi (il restante 30% sono utenze industriali) e risultano ampiamente sovvenzionate  Ad esempio, per consumi fino a 700 kWh annui, le tariffe, ormai invariate dal 2015, prevedono un costo equivalente a 0,9 centesimi di dollaro per kWh. Pari a un decimo delle equivalenti tariffe in Russia. Salgono a 2,5 centesimi per consumi superiori,  ma comunque non bastano a coprire i costi di produzione.  L’attuale presidente Japarov ha provato a imporre un adeguamento con l'impegno a salvaguardare comunque, con e sussidi mirati, solo le fasce più povere della popolazione. Ma il tentativo non è riuscito: di fronte alle proteste suscitate in tutto il Paese ha preferito fare marcia indietro. Ed ora ha assunto un atteggiamento attendista. “Prima o poi la gente capirà che la riforma è nell’interesse di tutti ha dichiarato”.

 


 Debito e deficit

 

Conto economico: Secondo stime della Banca Mondiale attualmente il deficit complessivo del settore elettrico in Kyrgyzistan ammonta a circa 75 milioni di dollari anno e, anche senza mettere in conto nuovi investimenti, è destinato a raddoppiare entro il 2025.
Stato patrimoniale: sempre secondo la Banca Mondiale il debito complessivo accumulato dalle aziende del settore (produzione, trasporto, distribuzione) ammonta a oltre 1,2 miliardi di dollari e il servizio di questo debito attualmente pari a 111 milioni di dollari anno è destinato a crescere a 150 milioni anche in assenza di nuovi prestiti. In settembre il Ministero delle Finanze, a sua volta, ha dichiarato che il debito del settore energia nel suo complesso ammonta a 1,6 miliardi di dollari.

 

Nel lungo termine però tutto questo non basta. Per trovare un equilibrio stabile il Kyrghizistan avrebbe bisogno anche di costruire nuovi impianti. Secondo le valutazioni prevalenti, per raggiungere una piena autosufficienza e un equilibrio della rete, servirebbe potenza aggiuntiva in grado di aumentare la produzione giornaliera di 18 milioni di kWh . Obiettivo tutt’altro che irrealistico, almeno sulla carta. Tenuto conto delle enormi risorse idroelettriche del Paese tuttora inutilizzate.
La filiera idroelettrica già copra oltre l’80% della produzione del Paese con una potenza installata pari a oltre 3.000 Megawatt.

L'energia del Naryn

 

Attualmente i principali impianti idroelettrici del Kyrghizistan, tutti localizzati lungo il fiume Naryn, sono: Toktogul (1.200 MW), Kurpsai (800 MW), Tashkumyr (450 MW), Shamaldysai (240 MW), Uchkurgan (180 MW)), Kambarata (120 MW), At Bashi (40 MW). Il Naryn nasce nella catena del Tien Shan, percorre orizzontalmente il centrosud del Paese e confluisce nel Syr Daria in Uzbekistan

Che sarebbe anche notevole se fosse pienamente efficiente. In realtà non non è così . Infatti gli interventi annunciati da tempo per metterla al passo con la tecnologia procedono lentamente. Anche se molti sarebbero supportati da finanziamenti già deliberati da diverse istituzioni internazionali: Banca Mondiale, Asian Development Bank, Eurasian Development Bank.Di seguito quelli più rilevanti.



Modernizzazione a passi tardi e lenti


Toktogul principale impianto idroelettrico del Paese dispone attualmente di una potenza di 1.200 Megawatt alimentata da 4 turbine Francis da 300 Megawatt risalenti agli anni ‘70 del secolo scorso. E’ in programma un intervento di sostituzione delle diverse componenti elettromeccaniche incluse le turbine con unità da 360 Megawatt che consentirebbero di portare la potenza complessiva a 1.440 Megawatt. Dovrebbe svolgersi in tre fasi successive: la prima avrebbe dovuto essere avviata nel 2020 e la terza chiudersi nel 2023 ma, anche a causa della pandemia, tutto è stato ritardato. L’investimento complessivo è valutato in 498 milioni di dollari di cui circa 280 milioni finanziati da Asian Development Bank, 140 milioni da Eurasian Development Bank e il resto dal Governo di Bikshek. L’effettuazione dei lavori della fase uno e di parte della fase due sono coperti da un contratto chiavi in mano da 104 milioni di dollari con il gruppo General Electric.

Uch-Kurgan E’ stato il primo impianto costruito lungo il fiume Naryn che alimenta la quasi totalità delle centrali idroelettriche del Paese. Risale agli anni ‘60 del secolo scorso. E’ alimentato da 4 turbine per complessivi 180 Megawatt che dovrebbero essere sostituite con nuove unità per complessivi 216 Megawatt. L’intervento fa capo a Egis International e al gruppo francese EDF e si avvale di un finanziamento di 100 milioni di Asian Development Bank.
Kambarata. L’impianto opera attualmente con una turbina da 120 Megawatt. E’ prevista l’aggiunta di una seconda unità da 120 Megawatt.

At-Bashi E’ un piccolo impianto da 40 Megawatt. Nel 2013 è partito un progetto per il suo riavvio ma mancavano i fondi. Che ora dovrebbero essere disponibili grazie a un intervento della cooperazione svizzera

Minihydro

La filiera idroelettrica del Kyrgyzistan include anche diversi impianti rientranti nella categoria mini-idrocon potenze che vanno da 0,2 a poco meno di 4 Megawatt. Il maggior operatore in questo settore è Chakan GES con 9 impianti concentrati lungo il fiume Chu nel Nord del Paese per oltre 38 Megawatt che ora ha in progetto una nuova centrale da 25 Megawatt alimentata da tre turbine localizzata a valle dal bacino di Kirov lungo il fiume Talas. L’investimento previsto è di 23 milioni di dollari che dovrebbero essere coperti in buona parte dal Fondo di Investimento Russo-Kyrghiso. La produzione prevista è di 92 milioni di kWh annui .


Futuro fornitore di energia in Asia Centrale ….

    Ma soprattutto il Paese avrebbe la possibilità di inserirsi in un contesto allargato di interscambio con i Paesi dell’Asia Centrale aumentando la potenza installata che, attualmente, secondo valutazione di esperti, copre non più del 10% del potenziale del Paese che è valutabile nell’ordine dei 30mila Megawatt. Che potrebbero essere utilizzati in modo remunerativo nel contesto dei diversi progetti di interconnessione regionale quali il progetto CASA 1000 in fase di avvio verso Pakistan e Afghanistan.

 

   A cui si aggiunge il Central Asia Power System. Un sistema interconnesso di trasporto che risale all’epoca sovietica, tuttora operativo e anche in fase di modernizzazione/potenziamento in alcuni tratti strategici, che collega Uzbekistan, Kazakistan, Tagikistan e Kyrghizistan. Il sistema è tuttora operativo e anche in fase di modernizzazione/potenziamento in alcuni tratti. Entrambi consentirebbero al Kyrghizistan di diventare un forte esportatore netto di energia soprattutto nella stagione estiva, quando gli invasi sono pieni.

 

….. obbligato, oggi, a importare


Nell’immediato invece, la situazione è capovolta e il Governo sta trattando con i Paesi vicini per aumentare le importazioni attraverso il Central Asia Power System. Sono 900 milioni di kWh dal Kazakistan e 750 milioni di kWh dall’Uzbekistan che dovrebbero essere ripagati con la fornitura di acqua per irrigazione agricola nei mesi estivi per i prossimi due anni, ammesso che la gestione del bacino di Toktogul (vedi articolo) lo consenta. Recentemente si è aggiunto anche il Turkmenistan con forniture preventivate pari a 502 milioni kWh fino entro la fine dell’anno.

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×