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SETTORI DELL'ECONOMIA N.5

Eurasia - Energia: prime gare per CASA 1000 partiranno entro quest’anno

Il progetto prevede l’interconnessione elettrica tra Kirghizistan Tajikistan, Afghanistan e Pakistan per esportare il surplus idroelettrico dei primi due Paesi

 

Entro quest’anno  è prevista la partenza delle prime gare per la realizzazione di un’infrastruttura di interconnessione elettrica (linee di trasporto e trasformazione) tra Kirghizistan, Tajikistan Afghanistan e Pakistan.

Il progetto, che porta l’acronimo di CASA 1000 gode di un ampio supporto finanziario da parte delle maggiori Istituzioni Finanziarie internazionali,  in quanto dovrebbe consentire il raggiungimento di diversi obiettivi che riguardano l’intera Regione centro-asiatica.
In ordine di importanza:

  • Consentire a Kirghizistan e Tajikistan di esportare il surplus di potenza idroelettrica prodotta in estate tra maggio e settembre (mediamente 1.300 MW) verso i Paesi che invece ne hanno bisogno, principalmente il Pakistan e anche l’Afghanistan.
  • Fornire risorse addizionali agli stessi Tajikistan e Kirghizistan, che invece d’inverno, quando gli invasi sono ghiacciati, devono ricorrere a impianti termoelettrici con relativi costi.  
  • Cogliere l’opportunità per avviare un vero e proprio mercato elettrico a livello regionale: Central Asia-South Asia Regional Electricity Market (CASAREM). Che in una fase successiva potrà essere esteso anche a Russia, Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakistan che dispongono di vaste risorse di idrocarburi e quindi sono potenziali esportatori di energia termoelettrica).
  • I costi previsti (1,17 miliardi di dollari) non sono ingestibili tenuto conto che il sistema non richiede la costruzione di nuove centrali di produzione ma solo l’interconnessione delle reti con la costruzione di nuove linee e stazioni e/o il potenziamento di quelle esistenti  (in particolare il collegamento a 220 kV tra Tajikistan e Afghanistan).

La gestione del progetto fa capo a un comitato interministeriale  (IGC: Inter-Governmental Council)  

Infrastrutture

Il progetto prevede la costruzione di due nuove linee a 500 kilovolt da Datka in Kirghizistan fino a Sugd in Tajikistan (477 chilometri), e da Regar a Sangtuda (120 chilometri) all’interno del Tajikistan. Di qui il sistema proseguirebbe per 117 chilometri fino al confine con l’Afghanistan. Ultimo stadio: una linea di 562 attraverso chilometri in Aghanistan e di 76 chilometri in Pakistan.
Prevista anche la costruzione di Stazioni di conversione AC-DC da 300 MW a Sangtuda (Tajikistan) e in Afghanistan (località da definire, ma probabilmente Kabul)  e da 1.300 MW a Sangtuda e Nowshera (Pakistan). Una prima gara per questi impianti era già stata indetta nel 2016 ma sarà ripetuta in quanto il progetto è stato in parte modificato

Finanziamenti

La copertura del progetto è assicurata da un pool formato da Banca Mondiale (tramite IDA), Banca Europea di Investimenti (BEI), Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo (BERS),  Afghanistan Reconstruction Trust Fund (ARTF),  e dai fondi di sviluppo del Regno Unito (DFID) e degli Stati Uniti, entrambi con affidamento a un trust della Banca Mondiale.

 

Costi previsti in milioni di dollari

Linee di trasporto e centrali di conversione

801

Costi generali di progetto

30

Supporto alle popolazioni coinvolte

70  

Costi sociali e ambientali

20  

Diversi e inprevisti

145  

Imposte

104  


Gestione e manutenzione saranno affidati a una specifica società mentre la proprietà delle diverse tratte dell’infrastruttura resterà ai rispettivi Paesi. Il quadro contrattuale è strutturato in modo da tenere conto delle variazioni annuali degli apporti idrici. Allo stato attuale prevede una serie di accordi quadro (master agreement) tra i Paesi partecipanti e alcuni pre-contratti di fornitura a lungo termine. La rete comunque sarà bidirezionale e ad accesso libero nei mesi invernali.

 

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