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SETTORI DELL'ECONOMIA N.40

Kyrghizistan-Allevamento: riaperta la centrale del latte di Tomkok, sarà la più grande del Paese

 

Costruita in epoca sovietica era entrata in uno stato di degrado avanzato. Dotata di nuovi macchinari sarà la più grande del Paese, in grado di produrre 250 tonnellate di latte al giorno e 5mila tonnellate al mese di prodotti caseari. L’iniziativa rientra nel programma di consolidamento ed espansione della filiera lattiero casearia.

Procedono le iniziative per sviluppare la filiera lattiero casearia del Kyrgyzistan. Un significativo passo in questa direzione è oggi il ripristino della centrale del latte di Tomkok, che è stata completamente ricostruita e attrezzata con macchinari moderni importati dall’Europa. Tomkok è localizzata a 60 chilometri da Bikshek.
 La Centrale, risale all’epoca sovietica ma poi era entrata in uno stato di graduale degrado.

Parte dei finanziamenti per il rilancio sono stati messi a disposizione dal Fondo di Sviluppo Russo-Kirgyso recentemente rifinanziato dal Governo di Mosca.
La Centrale occupa attualmente un centinaio di dipendenti. Ma a pieno regime è previsto che arriverà a occupare 600 persone e potrà produrre  250 tonnellate di latte al giorno (incluso latte in polvere) e  5mila tonnellate di prodotti caseari (burro e formaggi) collocandosi così in prima posizione tra le aziende di lavorazione e trasformazione di latte vaccino del Kyrgizistan.  La maggior parte della produzione sarà destinata all’esportazione. La sfida, ora, è l’organizzazione di una efficiente sistema di approvvigionamento.

 

Una produzione che può crescere notevolmente


In Kyrghizistan l’allevamento è l’attività agricola predominante con circa 9 milioni di ettari di pascoli disponibili e una notevole dotazione di risorse idriche che non sempre però sono gestite in modo soddisfacente. La filiera ovina con oltre 5 milioni di capi è predominante ma anche quella vaccina ha dimensioni rilevanti con una produzione annua attorno a 1,2 milioni di tonnellate. Le tre province con maggiore produzione di latte vaccino sono Chui, Osh, e Yalal  Abad. E’ da rilevare che Chui ha minori aree adatte al pascolo invernale.
Il principale problema però, in tutto il Paese, è la carenza di risorse economiche per il miglioramento di tutta la filiera, anche nelle fasi iniziali. La produzione di latte delle vacche (1,2 milioni di capi), soprattutto nei piccoli allevamenti è ancora molto bassa: raramente supera i 3.000 litri all’anno, che sarebbe invece l’obiettivo “medio” indicato per il 2020 in un piano agricolo risalente ormai a 5 anni fa (attualmente la media è lievemente superiore ai 2.000 litri). Inoltre, nel recente passato, ci sono state ripetute epidemie con conseguente impatto negativo su produzione ed esportazioni. In moltissimi contesti poi, l’alimentazione degli animali è effettuata con poca (o nessuna) integrazione di mangimi e proteine e soprattutto risultano tuttora inadeguate le condizioni di sicurezza alimentare nella mungitura (igiene), conservazione e trasporto (temperature), lavorazione (controlli e analisi).

 

Collaborazioni internazionali
Sono tutte sfide comunque che il Paese sta cercando di affrontare anche con il supporto di organizzazioni internazionali. E i risultati non mancano. Recentemente è salito il numero di produttori di latte e derivati autorizzati ad esportare in Cina. E in un programma avviato nella stessa regione di Chui dall’Agenzia di sviluppo statunitense (Usaid)  che prevede un’assistenza personalizzata ai singoli allevatori, la produzione media in stalle di medie dimensioni è cresciuta da 9 a 17 litri al giorno   con semplici interventi di routine: integrazione di mangimi, aerazione e migliore ripartizione delle stalle, ecc.

Nella stessa Regione è operante anche un’iniziativa promossa dalla FAO in collaborazione con l’associazione degli allevatori locali per sostenere le famiglie più svantaggiate nell’acquisto di vacche da latte e riproduzione, supportandole anche con attività di formazione.

Lo stesso Fondo di Sviluppo Russo-Kirghizo che ha identificato da tempo la filiera lattiero casearia come uno dei settori in cui il Paese può disporre di indubbi vantaggi competitivi e di importanti mercati di sbocco (Cina, Kazakistan, ecc), ha aperto una linea di finanziamento per piccole imprese famigliari in collaborazione con Ail Bank, principale banca agricola locale. Sono prestiti a 5 anni con tassi pari al 12% annuo utilizzabili anche per costruzione di stalle, acquisto di bestiame e di attrezzature per la conservazione e prima lavorazione del latte.
Il Fondo sta anche programmando un nuovo intervento nel distretto sudorientale di Batken, che prevede  l’insediamento di un centro di raccolta e lavorazione del latte nel contesto di un “polo” agroindustriale integrato in cui sorgerebbe anche una fabbrica di confezioni in vetro, delle serre e un centro di raccolta lavorazione e stoccaggio di frutta (in particolare albicocche).

 Anche la cooperazione giapponese, che ha condotto uno studio approfondito sul campo   in vista degli interventi necessari a migliorare condizioni sanitarie e di produttività della filiera, ha avviato due anni fa un programma di sostegno e sviluppo.

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