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SETTORI DELL'ECONOMIA N.26

Turkmenistan – Gas Naturale: Mosca e Gazprom rientrano in campo

La promessa di una ripresa degli acquisti russi di gas naturale turkmeno è  il risultato di un importante incontro, avvenuto ad Ashgabat, tra il Ministro degli esteri russo Lavrov e il presidente Berdimuhamedov. Prezzi e quantitativi restano da definire.

Il gas naturale è il principale “asset” su cui il Turkmenistan può contare per costruire il proprio futuro. Le riserve potenziali del Paese, infatti, sono veramente ingenti, valutate circa 20 mila miliardi di m3. Il solo mega giacimento di Galkynysh, probabilmente il secondo maggiore al mondo, suddiviso in più sezioni, ne conterrebbe secondo valutazioni ufficiali, 13 miliardi. I problemi, come spesso accade con il gas naturale (a differenza del petrolio), sono immediatamente successivi: a chi si può vendere e attraverso quali vie lo si può fare arrivare nei Paesi acquirenti? Tenuto conto del fatto che il Turkmenistan non ha sbocchi al mare. Ed è quindi esclusa la filiera gnl che prevede la liquefazione del gas e il suo trasporto via nave. Nel contesto dell’ex Unione Sovietica non c’erano difficoltà. I giacimenti turkmeni erano integrati nel grande sistema di gasdotti gestito centralmente, che copriva sia la Russia, sia le altre Repubbliche Sovietiche.  Con l’indipendenza, tutto è cambiato. Il Turkmenistan si è trovato a dover negoziare in posizione di debolezza (prezzi) con Mosca. Senza aver modo di esportare su altri mercati in modo diretto. L’unica possibilità era il transito dai gasdotti che nel frattempo erano passati sotto il controllo di Gazprom, con particolare riguardo al Central Asia Center Pipeline.

China Connection

Un primo tentativo di diversificazione, sia pure parziale, è stata la costruzione  un  gasdotto di 200 chilometri con una portata di 8 miliardi di m3 che raccoglie il gas  del giacimento turkmeno di Korpeje e si collega con  la rete nord-iraniana a Kordkuy. A cui si è aggiunta una seconda linea, lunga 180 chilometri con una capacità valutata in circa 6 miliardi di m3 anno che unisce invece il giacimento turkmeno di Dauletabad con Khangiran in Iran.  Per alcuni anni entrambi i gasdotti sono stati attivi ma poi le forniture si sono interrotte a seguito di un contenzioso sulle rispettive inadempienze (pagamenti e forniture). Nel frattempo però  maturava una grande svolta con l’ingresso in campo della Cina e in particolare di CNPC (China National Petroleum Corporation) che ha massicciamente investito sia nella valorizzazione (piattaforme di produzione e trattamento dei gas) di alcuni giacimenti turkmeni (Bagtyarlyk ,Galkynysh).  Sia nella posa di un imponente sistema di gasdotti: (Central Asia-China Gas Pipeline) costituito, attualmente, da 3 linee più o meno parallele (la prima è diventata operativa nel 2009) che entrano in Uzbekistan, transitano successivamente in Kazakhstan per collegarsi finalmente alla rete cinese nella Regione Autonoma del Xinjiang. A cui si sta aggiungendo una quarta linea che attraversa Kyrgyzistan e Tajikistan. Complessivamente la portata del sistema è di 55 miliardi di m3 anno e dovrebbe crescere fino a 65 miliardi di m3 con il suo completamento. Si tratta di un ordine di grandezza comparabile con i quantitativi che il Turkmenistan immetteva nel sistema Gazprom prima dello scioglimento dell’Unione Sovietica. In sostanza CNPC ha sostituito Gazprom. Ma per il Turkmenistan questo è anche un limite in quanto il Paese ha finito, per sostituire una “monodipendenza” da Mosca con un’analoga dipendenza da Pechino. Esistono alternative?

Con Gazprom un rapporto win win

La ripresa, su un piano più paritario, dei rapporti con la Russia e con Gazprom che nel 2014 aveva definitivamente cessato gli acquisti di gas turkmeno (dopo averli drasticamente ridotti nel corso degli anni) può essere un contributo e anche un’operazione di mutuo vantaggio. Tenuto conto del fatto che un maggior ricorso, da parte di Gazprom, al gas turkmeno per alimentare le reti del sud della Russia e dei Paesi del Caucaso, renderebbe disponibili maggiori quantitativi della produzione della stessa Gazprom, da esportare in Europa. Dove i margini e la certezza dei pagamenti sono decisamente più elevati.

L'attraversamento del Caspio è un'ipotesi....lontana

Ma la vera quadratura del cerchio, per il Turkmenistan,  sarebbe l’apertura di un mercato in Europa per il proprio gas  con l’utilizzo del sistema di gasdotti che dall’Azerbaijan, attraverso il Caucaso e la Georgia, raggiunge la Turchia e di qui anche Bulgaria, Grecia e Italia (una volta ultimato il sistema TAP). In questo caso però il “pezzo mancante” è appunto il collegamento con l’Azerbaijan. Dove la soluzione ottimale, di cui si parla e discute in più sedi da anni, sarebbe rappresentata dalla posa di un gasdotto attraverso il Mar Caspio. A cui però, fino a tempi recenti, si erano opposti sia  la Russia sia l'Iran, che non avevano alcun interesse ad agevolare un potenziale concorrente.  Il quadro si è però aperto in occasione di un vertice dei Paesi affacciati sul Caspio avvenuto nel 2017, con la messa a punto di un accordo generale sullo statuto legale di questo grande bacino che d’ora in poi sarà considerato, ai fini delle norme di diritto internazionale, come un mare (e non come un lago). Questa scelta rende meno problematica la eventuale posa del gasdotto, tenuto conto del fatto che dovrebbe bastare il consenso dei due Paesi direttamente coinvolti: Azerbaijan e Turkmenistan. Ma i tempi non sembrano ancora maturi. Neanche l'Azerbaijan ha interesse ad agevolare un concorrente, mettendo a disposizione la capacità dei suoi gasdotti. 

Nella UE mancano i clienti (per ora)

Ma soprattutto, ad oggi, non è emerso alcun particolare interesse commerciale, da parte delle società energetiche operanti in Europa, verso il gas turkmeno in aggiunta a quello già disponibile di provenienza azera. E in mancanza di impegni fermi di acquisto, i costi di costruzione del gasdotto non possono trovare finanziatori nel mondo bancario. Ancora meno realistica appare anche l’ipotesi, di cui peraltro si è parlato più volte, di un utilizzo del sistema Gazprom da parte della stessa Turkmengaz per rifornire i mercati UE. Operazione che, tecnicamente, si potrebbe realizzare soprattutto con lo scambio (swap) di forniture disaccoppiando il trasporto fisico dai rapporti contrattuali. Per cui il gas turkmeno sarebbe usato per fornire i clienti di Gazprom nel sud della Russia e nella regione eurasiatica e caucasica e i clienti europei di Turkmengaz riceverebbo gas russo attraverso i sistemi Gazprom (TAG, Yamal, North Stream ecc).

Orizzonti indiani

Resta infine un’altra direttrice  geografica che dovrebbe aprire al gas Turkmeno le porte del mercato del subcontinente indiano, attraverso l’Afghanistan fino a raggiungere il Pakistan e l’India (TAPI: Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India pipeline).  E’ un’opera impegnativa (oltre 1.400 chilometri, capacità, a regime,  pari a 33 miliardi di m3 anno, investimento richiesto pari a 7,5 miliardi di dollari ) che ha avuto e continua ad avere una gestazione problematica per motivi soprattutto politici: difficile raggiungere accordi stabili (tariffe di transito, suddivisione dei prelievi, prezzi del gas) tra Paesi destabilizzati da conflitti interni (Afghanistan) e caratterizzati da contenziosi radicati nella storia (India e Pakistan). Anche se la costruzione di alcune tratte (quelle localizzate in territorio turkmeno) è già avviata da tempo. L’ipotesi più accreditata è di una realizzazione in più tranches, evitando, inizialmente, di inserire le centrali di compressione previste, quindi con quantitativi ridotti eventualmente fino al solo Pakistan.

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