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FINANZA E MERCATI N.54

Kyrghizistan: guerra dell’oro tra Bikshek e Centerra

E’ (ri)scoppiata attorno Kumtor Mine, principale asset minerario del Paese, con l’apertura di un complesso contenzioso legale. Il Governo kirghizo chiede arretrati fiscali per oltre 350 milioni di dollari. Centerra si oppone e ha fatto istanza di fallimento a New York per evitare un esproprio di fatto. La produzione continua ma con un amministratore straordinario nominato da Biskshek.

Ormai è guerra aperta tra il nuovo Governo di Bikshek, guidato dal presidente Sadyr Japarov, e il gruppo australiano Centerra che controlla, non si sa ancora per quanto tempo, il giacimento aureo di Kumtor che è anche, in termini di fatturato, la singola attività più rilevante del Paese, in termini di contributo al PIL e alle esportazioni, con una produzione annua di oro intorno alle 15 mila tonnellate, per un valore pari a oltre 1 miliardo di dollari. Centerra, infatti, ha depositato presso il tribunale di New York una richiesta fallimento della controllata Kumtor Gold Company, con i benefici dell’articolo 11 della legge fallimentare statunitense. Per quale motivo? Autolesionismo?

 

Le rivendicazioni di Bikshek

No. L’iniziativa è in realtà una mossa difensiva del management in risposta alla richiesta del Governo di Bikshek di 352 milioni di dollari di presunti arretrati fiscali in aggiunta a 3 milioni di danni ambientali (deposito scorie e inquinamento di due ghiacciai) maturati nel corso dello sfruttamento del giacimento. A cui si è aggiunto, più recentemente, l’affidamento delle operazioni di gestione dell’attività a un amministratore nominato dal Governo, sulla base di un’apposita legge che, di fatto, introduce un diritto di esproprio, di fatto, della miniera, motivabile con la salvaguardia dell’ambiente e la tutela della salute dei lavoratori.
Si tratta di una partita complessa sotto il profilo legale. Il Governo di Bikshek, segue due strade parallele. Infatti o riesce a portare a casa i soldi richiesti, a conclusione di una procedura di arbitrato internazionale che in realtà non è mai stata avviata, oppure si mette nelle condizioni di acquisire il controllo anche formale della miniera, con l’appropriazione di una rilevante quota di azioni a titolo di rimborso “forzato”.
La contromossa di Centerra mira a bloccare l’attacco su entrambi i fronti in quanto, l’articolo 11 della legge fallimentare USA consente alla società sotto procedura di fallimento (Kumtor Gold Company) di proseguire la propri attività (e quindi di erogare cash flow) ma impedisce ai creditori esterni (in questo caso lo Stato Kirghiso con la sua pretesa di risarcimento) di rivalersi sugli asset.


…. e quelle del Gruppo australiano

In aggiunta, Centerra, sta portando avanti una procedura, sempre a New York, contro il Governo di Bikshek con richiesta di danni (un milione di dollari al giorno ), in quanto ritiene del tutto immotivate tutte le richieste della controparte. Il ricorso al tribunale di New York è motivato dal fatto che gli accordi tra Centerra e il Governo kirghizo prevedono il ricorso alla giurisdizione statunitense in caso di contenzioso tra le parti. E’ una situazione di blocco quindi. Difficile prevederne gli esiti. Certo le mosse tattiche avviate da entrambe le parti non facilitano il dialogo.

 

Interessi incrociati

Il giacimento di Kumtor, il cui sfruttamento è iniziato 24 anni fa, è il principale asset del gruppo minerario australiano Centerra Gold, che detiene un portafoglio con diversi asset (concessioni di sfruttamento ed esplorazione) tra cui Mount Milligan Mine in Canada e Öksüt mine in Turchia. Il gruppo ha chiuso il secondo trimestre con ricavi pari a 202 milioni di dollari rispetto a 130 milioni un anno fa. Le attività ordinarie quindi presentano margini ampiamente in attivo. La gestione di quelle localizzate in Kirghizistan passano dalla controllata Kumtor Gold Company JSC, attualmente oggetto delle azioni di rivendicazione del Governo di Bikshek.
La situazione tra i contendenti è ulteriormente complicata dal fatto che in realtà il Governo kirghizo detiene una quota rilevante (26%) della stessa Centerra. Quindi si trova, paradossalmente, a intraprendere un massiccio attacco legale contro il principale asset di una società di cui è il maggiore azionista. Si tenga conto che in una nota del bilancio 2020, la quota dello Stato kirghizo in Centerra veniva valutata in 772 milioni di dollari. Ma nello stato patrimoniale della stessa società (II trimestre 2021) figura ora una svalutazione straordinaria per 926 milioni dovuta appunto ai rischi di perdita del controllo di Kumtor Gold.

Senza investimenti, produzione e introiti in calo

Può sembrare paradossale anche il fatto che, nonostante il contenzioso avviato tra le parti, Kumtor Gold, continui a operare tranquillamente. Con costi che, per quanto in crescita (nel bilancio 2020 erano indicati in 741 dollari per tonnellata) lasciano ancora ampi margini.
Il problema però è rappresentato dal fatto che 
la prosecuzione dell’attività estrattiva nei prossimi anni, richiederà invece una serie di investimenti e interventi tecnici impegnativi. Il giacimento infatti è operativo ormai da 24 anni e la resa estrattiva, stando anche ai dati degli ultimi due anni, è in calo (vedi tabella):

 

2019

2020 media

2020 4° trimestre

Tenore aureo (grammi per tonnellata)

3,69

3,27

2,11

Tasso di recupero

83,5%

81,4%

74,2%


Per fare fronte a questa situazione, nel 2020 è stato definito un impegnativo programma (Kumtor Technical Report) che dovrebbe consentire il prolungamento dell’attività estrattiva fino al 2031 con una produzione annua pari a 18,5 tonnellate anno e un costo previsto di 828 dollari per oncia, quindi non molto superiore a quello attuale. Richiederà la lavorazione delle rocce localizzate in nuove aree adiacenti a quelle sfruttate attualmente e l’introduzione di nuove tecniche di perforazione, raffinazione ecc.
La sfida, quindi, per il nuovo Governo presieduto dal presidente Japarov è di riuscire a vincere la sfida avviata nei confronti di Centerra, senza pregiudicare il programma previsto dal Kumtor Technical Report che ha un valore strategico per i prossimi anni e che, per la sua realizzazione, richiede il supporto di partner con conoscenze avanzate e un’esperienza adeguata nel settore estrattivo.

La partita si gioca anche sul piano politico

I contenziosi tra il gruppo Centerra e il Governo di Bikshek non sono un fatto nuovo e hanno radici complesse imputabili sia agli aspetti di salvaguardia dell’ambiente che a quelli strettamente economici e di corruzione.
Nel corso del tempo infatti, i residui tossici dell’attività estrattiva e l’accumulo dei depositi del materiale (rocce frammentate) da cui viene estratto l’oro, hanno provocato pesanti fenomeni di inquinamento delle acque e del territorio con conseguenti manifestazioni di protesta della popolazione locale e richieste di risarcimento da parte dei successivi Governi, che generalmente si sono concluse con accordi di compensazione monetaria sotto forma di contributi a fondi di supporto e sviluppo locale.
In aggiunta i diversi politici che si sono alternati alla guida del Paese sono stati ripetutamente accusati di sottostare a pratiche di corruzione da parte di Centerra in cambio della concessione di condizioni di favore.
Queste accuse sono anche una delle basi “storiche” su cui l’attuale presidente Japarov è riuscito ad alimentare la sua popolarità in quanto, nel passato, è stato un deciso fautore della nazionalizzazione di Kumtor. E’ evidente che se riuscirà a emergere come vincitore anche dell’attuale sfida, potrà rafforzare il consenso di cui gode e che, in base agli ultimi sondaggi, sarebbe già in fase calante. Tenuto conto, anche, della forte svolta autoritaria che sta imprimendo al Paese in termini di diritti.

 

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