Electronic banking

Visita il sito Russia 24
eurasia24.gif

FINANZA E MERCATI N.54

Armenia: Moody’s conferma i principali rating in valuta locale ed estera

 

Secondo l’Agenzia il Paese ha sta superando i problemi aperti dalla crisi sanitaria e dal conflitto con l’Azerbaigian ed è in grado di mantenere gli equilibri fiscali e di contenere i rischi valutari che erano una fonte di preoccupazione della “business community”

Moody's Investors Service ha confermato a livello A3 il rating per il debito sovrano a lungo termine dell’Armenia in valuta locale ed estera con outlook stabile.

Il giudizio, naturalmente, è stato valutato in modo positivo dal Governo di Yerevan. Moody’s infatti mette in rilievo come il Paese sia stato in grado di resistere alle duplici tensioni derivanti dalla crisi pandemica che ha fortemente colpito il Paese e dalle tensioni politiche successive alla sconfitta subito in Nagorno Karabak. In questo contesto ritiene in particolare che l’azione del Governo, che ha dovuto aumentare il proprio indebitamento a seguito delle vicende del 2020, sia positivamente orientata a un contenimento della spesa statale in direzione di una stabilizzazione fiscale a medio termine. Che dovrebbe essere agevolata dai recenti segni di resilienza dell’economia che dovrebbe riflettersi, a breve, anche in un aumento degli introiti.

Si riducono quindi alcune perplessità espresse anche recentemente da alcuni esponenti della business community sulle possibilità di “tenuta” economica del Paese.

 

Verso un “normale” percorso di crescita

Positivo il giudizio anche sulla tregua negoziata con l’Azerbeigian e sul risultato delle elezioni di giugno che si traducono in una riduzione dei rischi di instabilità. In sostanza l’Armenia, secondo Moody’s appare indirizzata a una ripresa del suo “normale” percorso di crescita e graduale riforma dell’economia. Il Paese infatti dispone di alcuni settori trainanti e sufficientemente competitivi quali ad esempio l’outsourcing di servizi informatici. Ma resta indubbiamente penalizzato, per altri aspetti, dalle dimensioni ridotte del suo mercato.

Le maggiori fragilità, sotto il profilo economico, sono determinate dal deficit strutturale della bilancia commerciale. Anche in questo caso, però, Moody’s ritiene che il Governo sia riuscito a consolidare un sufficiente “cuscinetto” finanziario per assorbire improvvisi shock.
Anche il sistema bancario è riuscito ad assorbire finora l’impatto della crisi pur rimanendo in parte esposto sul fronte dell’indebitamento in valuta. Secondo Moody’s comunque la Banca Centrale e il Governo dispongono ancora di margini di manovra sufficienti a contrastare pressioni improvvise sul fronte valutario. Sotto il profilo politico, infine, i maggiori rischi sono identificati in una eventuale crescita della conflittualità a livello regionale. Il giudizio sul debito sovrano si riflette anche sul rating delle passività (obbligazioni, depositi) in valuta locale (Baa ed 2) estera (Ba1) delle principali banche del Paese che resta immutato.

 

Anche le rimesse dall’estero aiutano

 

I primi 5 mesi del 2021 hanno anche registrato una forte crescita (+ 37% per un totale di 202 milioni di dollari) delle rimesse dall’estero che ammontavano a 748 milioni di cui 290 milioni dalla Russia e 212 milioni dagli USA seguiti da Kazakistan (30 milioni),Germania (29 milioni) e Francia (25 milioni). E’ l’apporto della grande comunità armena espatriata all’estero, che in termini netti si riduce a 281 milioni tenuto conto dei flussi in direzione opposta (+ 18% per un totale di 467 milioni di dollari). In termini di apporto netto, tra l’altro quello dei flussi con la Russia (135 milioni) risulta equivalente a quello con gli USA (134 milioni).

 

 

…. ma i prezzi aumentano

Anche l’Armenia, come tutti Paesi dell’area caucasica, ha dovuto registrare una crescita dell’inflazione su base annua (prezzi al consumo) che nel primi 6 mesi del 2021 è stata pari al 6,1% contro un obiettivo del Govreno, ormai considerato irrealistico, di contenerla entro il 3,2%. In giugno quindi lo stesso Primio Ministro Nikol Pashinyan ha ammesso che l’anno dovrebbe chiudersi con un aumento dei prrezzi attorno al 6%.

 

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×