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FINANZA E MERCATI N.40

Kazakistan – Finanza: il gruppo Masraf Al Rayan apre una filiale di investment banking di osservanza islamica

Opererà principalmente su canali online e punta a un pubblico allargato all’intera Regione centroasiatica. E’ la prima “uscita” della controllata Al Rayan Investment fuori dall’area del Golfo. L’idea è che nei Paesi ex URSS ci sia largo spazio per prodotti di finanza islamica e che Astana International Financial Center (AIFI) sia una Piazza Finanziaria adeguata per promuoverne lo sviluppo.

Al Rayan Investment, banca d’affari del Qatar con una significativa attività di asset management, ha avviato le procedure per aprire una banca d’affari all’interno dell’AIFC (Astana International Financial Center). Il modello di business proposto è abbastanza particolare: intende operare principalmente attraverso il canale online con una vasta offerta di prodotti, molti dei quali sviluppati in casa e interamente basati sui principi di finanza islamica.


Rating A1 stabile (Moody’s)
Si tratta della prima “uscita” fuori dall’area del Golfo di Al Rayan Investment, controllata dall’omonimo Gruppo bancario (Masraf Al Rayan) il cui bilancio, a fine 2019, presentava un attivo pari a 29,2 miliardi di dollari con un utile netto di 601 milioni. I depositi ammontavano complessivamente a 18 miliardi e nel conto economico il rapporto cost-to-income era pari al 21%. Il rating creditizio di Masraf Al Rayan è indicato come A1 stabile da Moody’s.

 

2.400 miliardi di asset “islamici” nel mondo

A livello globale gli asset gestiti secondo i criteri di finanza islamica a fine 2018 ammontavano, secondo Thomson Reuters, a 2.524 miliardi di dollari, di cui 1.760 miliardi sotto forma di asset bancari. Sempre secondo valutazioni Thomson Reuters precedenti  la crisi attuale, la cifra complessiva avrebbero potuto crescere a 3.800 miliardi nell’arco del quinquennio (2019-2023). In pratica si trattava di un tasso annuo pari al 10%.

 

Distribuzione geografica degli asset di finanza islamica

Paese

Asset totali
(mld USD)

Asset bancari
(mld USD)

Sukuk
(mld USD)

Iran

575

488

6

Arabia Saudita

541

390

98

Malaysia

521

214

219

Emirati Arabi Uniti

238

194

35

Qatar

126

97

18

Kuwait

116

100

nd

Bahrein

86

35

6

Indonesia

86

28

51

Turchia

51

39

11

Bangladesh

38

36

nd

Altri

146

139

26

Totale

2.378

1.760

470


Come emerge dalla tabella,  la quota preponderante resta concentrata in due aree: Asia Pacifico (Indonesia e Malaysia) e Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar ecc)
L’Asia Centrale e i Paesi ex URSS sono solo agli inizi ma il potenziale di crescita è considerato in genere molto elevato e su questa filiera AIFC ( Astana International Financial Centre) ha deciso di (AIFC) ha deciso di investire già dagli inizi,  con la costituzione di un apposito dipartimento dedicato alla finanza islamica diretto da  Alibek Nurbekov. Le ambizioni sono peraltro ragionevoli. L’obiettivo dichiarato è di coprire una quota pari al 3% degli asset bancari del Paese (attualmente è dell’1%) ma anche di sviluppare prodotti di finanziamento “alternativi” per nuovi progetti di investimento,  sia pubblici che privati.

 

Inclusività e garanzie
Le premesse ci sono. Nel paese il 70% della popolazione è di religione islamica. Ma c’è di più: secondo Nurbekov gli strumenti e prodotti di finanza avrebbero la caratteristica di una maggiore “inclusività” e offrirebbero maggiori garanzia contro gli eccessi speculativi. Parere peraltro condiviso anche da Svetlana Pavlova, specialista di questo settore per Moody’s, che sottolinea ad esempio come nella finanza islamica siano escluse operazioni e prodotti in assenza di asset reali sottostanti. In aggiunta ad aspetti più propriamente etici come il divieto di investimento in attività quali azzardo, pronografia, droghe o anche la produzione di alcuni tipi di armi che colpiscono la popolazione civile in aggiunta al commercio di prodotti condannati dalla religione quali alcool, carni suine, tabacco.

 

Prodotti/strumenti di finanza islamica

 

In linea di principio i prodotti di finanza islamica sostituiscono il concetto di “interesse” con quello di “condivisione del profitto” (mudharabah) tra la banca e il cliente. Altre formule utilizzate sono le seguenti:
musharakah: in sostanza si tratta di  joint venture e investimenti in partnership

ijarah:
contratti assimilabili all’attività di leasing

wadiah: attività remunerata di custodia 

murabahah: in pratica è la concessione di un prestito con clausola di riacquisto a rate in cui è incluso anche il profitto della banca

qardh al-hasan: prestiti senza interesso

takaful: in pratica è un contratto di assicurazione espresso con una formula di condivisione del rischio che si estende anche operazioni di riassicurazione (retakaful). A fine 2018 l’ammontare complessivo dei valori di questo mercato ammontava a 46 miliardi di dollari di cui 15 miliardi in Arabia Saudita, 11 in Iran,  9 in Malaysia, 3 miliardi sia negli Emirati che  in Indonesia e il resto in Turchia, Bangladesh ecc

salam: in pratica è un anticipo su forniture future 

istisna: è un contratto di pagamento su base avanzamento lavori

sukuk: è il termine con cui sono designati prodotti assimilabili alle nostre obbligazioni (cosiddetti: islamic bonds). A fine 2018 il valore complessivo delle emissioni di sukuk nel mondo ammontava a 470 miliardi di dollari

Fondi di investimento La finanza islamica prevede anche fondi di investimento inclusi fondi pensione, assicurativi, Etf e fondi hedge. Non è un mercato molto esteso in quanto richiede che i titoli in portafoglio e gli indici utilizzati siano tutti compatibili con le norme di finanza islamica. A fine 2018 il valore complessivo di questo mercato ammontava a 108 miliardi di dollari di cui 35 in Oman, 27 in Malaysia, 21 in Arabia Saudita, 10 nel Regno Unito, 3 in Indonesia e Lussemburgo, 2 in USA. Da rilevare che nel 2018 l’emissione più importante nel segmento Etf è stata collocata proprio da Masraf Al Rayan. Il fondo (Al Rayan Qatar ETF) segue un indice composto di titoli compatibili con i principi di finanza islamica della Borsa del Qatar. Esiste anche un sottoindice di questo tipo del FTSE statunitense che serve da benchmark di un’analoga emissione di Wahed Investments. In generale il futuro di questo comparto appare affidato a una convergenza di criteri nella selezione dei titoli tra principi di finanza islamica e fondi ESG (Environmental, Social   and Governance) a livello internazionale.

 

 

Islam ma anche best practices e agibilità internazionale

Tecnicamente AIFC ha cercato di aggregare queste caratteristiche in un contesto regolamentare che però sia compatibile con modalità operative prevalenti sulle altre piazze finanziarie internazionali con particolare riguardo a:

- utilizzo della lingua inglese

- adozione dei principi di common law britannica

All’interno di questo quadro le normative specifiche per i prodotti e strumenti di finanza islamica sono stati ulteriormente definiti con il supporto e l’adozione degli standard riconosciuti dal comitato tecnico dl’IFSB ( Islamic Financial Services Board). Inoltre è stato costituito un Comitato consultivo (Shari’ah Advisory Board) a cui partecipano esperti riconosciuti del settore.
AIFC ha anche affidato a una società di consulenza malese (ZICO Shariah) la definizione di un piano di azione quinquennale di sviluppo della finanza islamica nel Paese.

 

IsDB connection

Ma soprattutto sta investendo su un rapporto stretto con Islamic Development Bank (IsDB) il cui presidente, Bandar Hajjar, fa parte del Consiglio Direttivo della stessa AIFC. Non solo ma ha aperto nell’Astana Financial Center anche un ufficio distaccato che sta mettendo a punto una serie di emissioni da lanciare sul mercato locale.
Da rilevare infine l’attivismo anche sul fronte degli eventi con l’organizzazione, nel luglio 2019, della  AIFC Islamic Finance Conference a cui hanno partecipato, tra gli altri, accanto a IsDB anche la  Islamic International Rating Agency (IIRAA) e la Accounting and Auditing Organization for Islamic Financial Institutions (AAOIFI).

 

Progressi in classifica

Quali sono i risultati per ora? Indubbiamente AIFI ha ottenuto un riconoscimento degli sforzi erogati. Nell’edizione 2019 del Global Islamic Finance Report di Thomson Reuters, il Kazakistan, che già aveva scalato sei posizioni l’anno precedente, ha raddoppiato i progressi e si colloca ora al 18esimo posto, davanti al Marocco e nettamente in prima posizione tra i Paesi ex URSS. In termini quantitativi però tutto questo non vuol dire ancora che la sfida sia superata, in quanto si tratta di una classifica “qualitativa”  che premia essenzialmente i progressi effettuati sotto il profilo normativo e legale. 

 

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