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EURASIA IN CIFRE N.54

Asian Free Trade Area: tutti i dati su costo del lavoro e risorse umane

 

 

Sono riportati in un rapporto realizzato da Dezan Shira che copre l’insieme dei Paesi dell’area. Un mercato integrato di 653 milioni di persone con economie in forte crescita anche se con vocazioni e caratteristiche molto diverse tra loro. Ma pienamente integrati nelle supply chain asiatiche. Al centro di molte strategie “China + 1”.

I Paesi aderenti all’area di libero scambio del Sudest Asiatico (AFTA: Asean Free Trade Area) costituiscono, nel loro insieme, un mercato di 653 milioni di persone, con un forte potenziale di crescita e anche una importante piattaforma di produzione per le aziende italiane interessante a rafforzare la loro presenza sull’insieme dei mercati asiatici. E alle strategie cosiddette “China + 1”. Cioè l’ affiancamento “prudenziale” di una seconda piattaforma asiatica, a quelle già aperte in Cina. Questo grazie anche ai diversi trattati di libero scambio siglati, sia a titolo individuale che collettivo, dai Paesi ASEAN con Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia ecc. E ai flussi di interscambio e di investimento esistenti da lungo tempo con questi mercati.

 

Economie avanzate, in consolidamento ed emergenti

 

Al proprio interno però le economie ASEAN presentano fortissime differenze. Basta osservare i Pil pro capite che variano dai 1.500 dollari all'anno di Myanmar, ai 59 mila dollari anno per Singapore. Queste differenze corrispondono, evidentemente, anche a contesti produttivi molto differenti tra loro. Alcuni Paesi quali ad esempio la Cambogia, Myanmarl sono visti, all’interno del mondo asiatico, soprattutto come piattaforme di localizzazione di produzioni low cost ad alto contenuto di manodopera. La maggior parte degli altri può mantenere ancora alcune attività di questo tipo, ma è anche impegnata a realizzare obiettivi di crescita e di reddito più ambiziosi.

Nella seguente tabella è riportata la produttività media del lavoro dei differenti Paesi. Che dipende evidentemente dai livelli medi di qualifica ma anche dall’intensità di investimento per addetto. E’ un ulteriore criterio per valutare lo stato di avanzamento delle diverse economie.

Paese

Singapore

Malaysia

Thailandia

Indonesia

Filippine

Vietnam

Dollari anno

159.700

59.400

33.500

24.400

21.800

13.800

 

In questo contesto una “strategia ASEAN” di internazionalizzazione richiede di tenere conto di doversi fattori: mercato locale, supply chian disponibili, costi logistici ma anche e soprattutto risorse umane. Con i relativi parametri: costi, qualità della formazione, livelli di specializzazione, formazione, reperibilità locale di quadri e manager. I relativi dati non sono facili da reperire ma recentemente questa lacuna è stata in buona parte colmata da una preziosa pubblicazione di Dezan Shira, società di accounting e consulenza fortemente insediata in Asia. Il documento può essere anche scaricato via Internet al seguente link.

Lo studio copre i 6 maggiori mercati ASEAN (Indonesia, Vietnam. Thailandia, Filippine, Malaysia, Singapore) riportando i dati sulla forza lavoro (consistenza, fasce di età) , salari e remunerazioni mensili (manodopera, manager, tecnici ), legislazione del lavoro (licenziamenti ecc), contributi di previdenza sociale (pensioni, assicurazioni mediche ecc), livelli di scolarizzazione della popolazione. In aggiunta a indicazioni di dettaglio sui settori di attività trainanti e sulle iniziative dei rispettivi Governi mirate a qualificare il patrimonio di risorse umane.

Di seguito estraiamo alcune indicazioni

 

Costo del lavoro Per produzioni ad alto contenuto di manodopera le remunerazioni mensili possono variare dai 250 dollari del Vietnam a cui occorre però aggiungere un ulteriore 20% di contributi sociali, a livelli più elevati, attorno ai 430 dollari, in Malaysia (+ 13,7% di contributi). L’Indonesia si situa a metà strada: 360 dollari ma con contributi ridotti al minimo (7,6%). Lo scenario cambia evidentemente per i manager. A Singapore siamo attorno ai 4.300 – 4700 dollari al mese di stipendio a cui l’azienda deve aggiungere il 20% di contributi (il dipendente contribuisce con un ulteriore il 17%). In Indonesia e Malaysia si scende già sotto ai 2.000 dollari. E in Vietnam non si superano i 1.400 dollari. Anche un semplice ingegnere percepisce poco meno di 3000 dollari a Singapore mentre resta sotto ai 1000 dollari in Indonesia e Malaysia e attorno ai 500 dollari in Vietnam e Indonesia. Di seguito ulteriori indicazioni sui differenti Paesi:

 

Cambogia E' un Paese target per attività di decentramento produttivo. Ha un alto tasso di partecipazione al mercato del lavoro (80%) e la manodopera è concentrata prevalentemente nel settore tessile, abbigliamento e industria calzaturiera. In aggiunta ad agricoltura, costruzioni, turismo. Basso livello di scolarizzazione (89% della forza lavoro dispone di sola licenza elementare) e quadri tecnici difficilmente reperibili. Il Paese punta a diversificare le attività nei settori delle lavorazioni plastiche e della filiera carta e legno.


Indonesia E’ il Paese con la maggiore disponibilità di forza lavoro (136 milioni di persone) di età media decisamente giovane. Ma solo 55 milioni dispongono di una qualche qualifica professionale. Lo scenario però varia notevolmente a seconda delle aree del Paese, alcune delle quali con una fortissima concentrazione di attività produttive e quindi con più competizione nell’acquisizione di risorse umane. Scuole superiori e università pubbliche sono anche di buon livello, ma l’accesso è limitato. Lasciano quindi spazio a un’offerta privata che però è di qualità mediamente molto inferiore.

Filippine La forza lavoro è di 43 milioni di persone con un tasso di partecipazione del 63%. Il 40% però è occupato in attività con prospettive fragili, e quindi a rischio. Una caratteristica specifica delle Filippine è l’elevato numero di persone espatriate con qualifiche anche medio alte: ingegneri e tecnici informatici, personale infermieristico, personale imbarcato e anche insegnanti. Questo grazie alla diffusione dell’inglese che è la lingua ufficiale del Paese e all’influenza storica della presenza statunitense nel Paese.

Thailandia Il Paese ha un’economia decisamente diversificata che include ad esempio il settore meccanico e l’industria dell’auto, elettronico ed elettrotecnico, metallurgico ecc. In aggiunta ad altri più tradizionali: costruzioni, agricoltura e industria alimentare, grande distribuzione dove sono consolidati anche gruppi multinazionali di origine locale. C’è carenza però di personale specializzato e il Governo, almeno stando a diverse dichiarazioni ufficiali, appare consapevole della necessità di investire in formazione tecnica e professionale per evitare la cosiddetta ”trappola” dei Paesi a medio reddito.

Malaysia Con un Pil pro capite superiore a 11 milioni di dollari all'anno è ormai entrata nel gruppo delle economie ad elevato livello di reddito. Il Governo di Kuala Lumpur appare consapevole dell’importanza della formazione prevedendo anche forme di collaborazione/incentivazione di partner privati. Attualmente la quota di forza lavoro che dispone di elevati livelli di qualificazione è del 28%. La Malaysia rischia ora di essere meno competitiva di altri Paesi Asean nelle attività focalizzate sul largo impiego di manodopera low cost. Invece appare ben posizionata, anche in termine di skill disponibili nelle filiere elettronica e informatica.

 

Vietnam E’ il Paese ASEAN che nell’ultimo decennio ha registrato la crescita quantitativa e qualitativa più elevata con una forza lavoro di 56 milioni di persone, in gran parte emigrate da attività agricole ad attività industriali e un tasso di partecipazione del 76%. Dispone di un sistema universitario valido ma decisamente insufficiente a fare fronte alla domanda di tecnici qualificati ai diversi livelli, tenuto conto che dalle statistiche emerge che soltanto il 12% della forza lavoro è altamente qualificata. Punto di forza del settore manifatturiero è il settore elettronico grazie ai massicci investimenti delle multinazionali sudcoreane e giapponesi.


Singapore Il Paese costituisce un’eccezione a tutti gli effetti. Basta considerare il PIL pro capite rispetto agli altri Paesi dell’Asean e il numero di multinazionali estere insediate in questa città-Stato: sono 7.000. Dominano le attività ad alto valore aggiunto incluse finanza, ingegneria, farmaceutica e industrie biomediche, elettronica, logistica avanzata, petrolchimica e derivati ecc. Soprattutto il Governo da decenni ha perseguito una decisa politica di investimento nella formazione di alto livello con il risultato di collocare Singapore tra i primi 10 Paesi inclusi nella classifica mondiale IMD sulla reperibilità di risorse umane altamente qualificate. E’ però una popolazione che invecchia e nel 2030 un cittadino di Singapore su 4 sarà in età pensionistica.

 

Dezan Shira & Associates

Società di accounting e consulenza fortemente insediata in Asia con 25 sedi direttamente operanti in Cina, Vietnam, India, Singapore, Hong Kong, Indonesia, Mongolia e Russia. Opera anche in Bangladesh, Malaysia, e nelle Filippine attraverso una rete di partner collegati (Dezan Shira Asian Alliance). Il desk europeo è localizzato a Monaco di Baviera. In Italia opera con tre uffici localizzati a Milano, Conegliano, Udine.
Dezan Shira produce una serie di aggiornamenti periodici su temi normativi e di mercato relativi alle aree in cui è presente.

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