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EDITORIALE N.56

Fallico: la collaborazione tra Unione Europea e Unione Euroasiatica è una necessità assoluta

 

La collaborazione dei Paesi UE anche con la Russia e i Paesi dell’Unione Eurasiatica è ormai una necessità assoluta per affrontare le grandi sfide dei prossimi anni, aprire nuovi percorsi in direzione dell’Asia Centrale e dell’Estremo Oriente, coordinare procedure e normative che presiedono all’interscambio e ai viaggi di affari. E’ quanto afferma Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia in questa intervista rilasciata a Eurasia 24 in occasione del Forum Eurasiatico di Verona.

1. Può indicare alcune aree in cui la “diplomazia del business” può far crescere le relazioni tra Unione Europea e Unione Eurasiatica, malgrado gli attuali limiti politico-istituzionali?

Innanzitutto ritengo che questo dialogo sia estremamente importante. Sebbene a livello politico assistiamo ad una fase di stallo che non si scioglierà presto, ci si dovrebbe concentrare sulle problematiche più tecniche. Queste potrebbero toccare un tema abbastanza ampio, partendo dalle semplificazioni delle procedure doganali fino ad arrivare alle regolazioni fitosanitarie. A quanto pare, tali discussioni sono in corso, anche se non mi risultano che siano stati raggiunti degli accordi. Ma, quantomeno, oggi ci sono tavoli tecnici aperti, quando un paio di anni fa non c'erano.

 

2. Ritiene che esistano anche spazi per una maggiore collaborazione/coordinamento tra la Commissione dell’Unione Euroasiatica e la Commissione Europea nella gestione di normative, procedure e standard

Certo. Prendiamo, per esempio, tutta la tematica dei trasporti. Quest'area è geograficamente legata ai nuovi itinerari commerciali tra Asia ed Europa, in rapido sviluppo. Penso alle varie tratte autostradali e ferroviarie che devono creare collegamenti lungo la direttrice Est-Ovest, ma anche, non dimentichiamo, Nord-Sud. Queste nuove rotte potrebbero liberare gran parte del traffico ed essere più sicure e stabili, dal punto di vista della sicurezza, delle tradizionali rotte che passano per il canale di Suez. Acque che, politicamente, sono sempre più imprevedibili. In questo contesto diventa molto importante il coordinamento dei vari progetti che coinvolgono Unione Europea, Russia, Unione Economica Eurasiatica, Cina ed altri attori della Grande Eurasia, dall’Atlantico al Pacifico. Sarebbe un peccato se ognuno andasse per conto proprio, senza coordinarsi con gli altri. Dobbiamo tenere presente che non si tratta solo di strade, ferrovie, vie acquatiche, ma anche di procedure doganali, di certificazioni delle merci e quant’altro. Ci sono problematiche puramente tecniche, come, per esempio, gli scartamenti delle rotaie europee e nei Paesi ex-sovietici, che sono più larghi. Bisogna mettersi d’accordo su tutte le procedure e le connessioni quando si costruiscono nuove vie. Non sono problemi secondari. Finora, inoltre, tra i vari gruppi di Paesi, non vi è stata la mutua riconoscenza dei certificati di vaccinazione contro il COVID. Non si tratta di riconoscere i vari vaccini, che è un’altra procedura, ma i certificati, per facilitare i viaggi internazionali, inclusi quelli di affari. Alcune professioni, per esempio, i piloti di aerei di linea, si vedono obbligati, per poter volare, a farsi molti vaccini contemporaneamente (americani, cinesi, russi e altri). Con quali conseguenze per il loro sistema immunitario e per la loro salute? In pratica, sono i funzionari, non i medici, che decidono per loro quanto e con cosa devono vaccinarsi.

 

3.Asia Centrale e Caucaso hanno bisogno di importanti investimenti infrastrutturali per esprimere pienamente il proprio potenziale economico. Ritiene che le Banche e le Istituzioni Finanziarie Europee (Bers ecc) possano assumere un ruolo più attivo in questo contesto?

Finora non lo vedo. C’è una grande domanda da parte dei Paesi centrasiatici di finanziamenti di vari progetti di sviluppo che riguardano sia le estrazioni minerarie, l’energetica, i progetti infrastrutturali, che l’agricoltura e i settori più tradizionali. Ci sono delle prospettive per il settore industriale di cui rimane un potenziale dal periodo sovietico, per nuovi tipi di attività, come il turismo, ad esempio. Questo potenziale esiste ed è importante. Purtroppo, rimangono ancora delle reticenze da parte delle istituzioni europee, una grande cautela, comprensibile, che potrebbe anche aumentare dato l'evolversi della situazione in Afghanistan, dopo la fuga degli americani.

 

4. Ritiene che per affrontare le grandi sfide del futuro in modo collaborativo esistano spazi e modalità per incrementare anche la collaborazione trasversale nel campo della conoscenza scientifica? Della salvaguardia dell’ambiente? Della tutela di valori etici?

La collaborazione è una necessità assoluta e serve ad affrontare le grandi sfide del mondo moderno, tra cui la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione delle diseguaglianze sociali, oltre che a costruire una nuova economia che mette l'uomo al centro. Da soli non si combina niente. Ma la chiave del successo sta nel cercare e trovare delle soluzioni di compromesso, nel tener conto delle esigenze degli uni e degli altri, senza imporre una sola visione a tutti. Se parliamo di valori etici, dobbiamo procedere con grande cautela e delicatezza. Questi valori non sono uguali nemmeno all'interno dell’Unione europea, tra popoli scandinavi e mediterranei. Ma prendiamo il mondo islamico, indiano, quello legato alle tradizioni confuciane! Prendete l’Afghanistan! È stato un fallimento il tentativo sia, prima, di sovietizzare le mentalità dei popoli di quel Paese, che adesso di occidentalizzarli, perché pensano e vedono il mondo in un altro modo. Possiamo non condividere la loro visione, ma non dobbiamo ignorarla nei nostri rapporti.

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