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EDITORIALE N.56

Partenariato Euroasiatico: il parere di politici, esperti e imprenditori

È possibile il Grande Partenariato Eurasiatico dall’Atlantico al Pacifico? Questo il tema di una delle sessioni del Forum Euroasiatico di Verona. Di seguito riportiamo una sintesi degli interventi tenuti dai diversi relatori per rispondere alla domanda

 

 Pasquale Terracciano: building blocks o stumbling Blocks? Le due alternative delle nuove aggregazioni economiche e commerciali regionali

Pasquale Terracciano, ambasciatore d’Italia a Mosca ha introdotto il tema sul possibile rilancio del progetto di una Grande Eurasia da Lisbona a Vladivosyok (o anche da Vancouver a Vladivostok, includendo il Nordamerica) ricordando come queste aspettative, nate contestualmente alla caduta del Muro di Berlino, siano state successivamente messe in crisi dalla recente rinascita di tensioni tra i diversi blocchi mondiali da un lato, e dalla conseguente nascita di aggregazioni commerciali Regionali come la Shangai Cooperation Organisation o la Nuova Via della Seta Cinese.

L’interrogativo oggi riguarda l’esito di questi processi che possono diventare delle piattaforme di (ri)costruzione (building blocks) di un nuovo dialogo in direzione del libero commercio, o invece un ulteriore strumento di irrigidimento (stumbling blocks). In particolare, con riferimento al rapporto tra Unione Europea e Unione Economica Euroasiatica ha ricordato come un tentativo di integrazione avanzata tra le due aree sia stato bloccato nel 2015 da alcuni Paesi UE dell’Est e Nord Europa e sia stato rimpiazzata da un più modesto, ma comunque utile dialogo tecnico, che ha consentito di procedere sulla via del riconoscimento reciproco di contenuti e procedure relative agli standard tecnici di una dozzina di filiere produttive. “Si tratta di un piccolo esempio di quello che si potrebbe ottenere rafforzando il dialogo”, ha commentato.

 

Sergey Karaganov: due opzioni per la Cina nella Grande Eurasia

“Nel Mondo è in atto un evidente processo di regionalizzazione, con la conseguenza che le relazioni economiche, tra le diverse aree geografiche continuano a deteriorarsi”, ha esordito Serey Karaganov, decano della Facoltà Affari Internazionali e Economia Globale della National ResearchUniversity Higher School of Economics di Mosca
Secondo Karaganov, per capire meglio i mutamenti avvenuti rispetto al passato, si può risalire all’epoca in cui  il sistema di relazioni si basava da un lato sulla prevalenza bellica delle nazioni europee e dall’altro sull’espansione della Russia verso Oriente dove riusciva a imporre le proprie regole.
E veniamo, invece, ai tempi più recenti quando la Russia per una quindicina di anni, decise invece di perseguire l’obiettivo di una piena integrazione con l’Europa. Operazione gestita, secondo Karaganov, con scarsa competenza, che diede un esito negativo.
Di qui la successiva scelta di guardare di nuovo verso Est. Cercando di recuperare nello spazio eurasiatico i risultati che il Paese si proponeva di ottenere con l’Europa.
Nel frattempo però è cresciuta la Cina grazie anche a una maggiore apertura dei mercati e alla minore pressione politica dell’Europa.

E’ un processo che sta proseguendo tuttora, molto velocemente, accompagnato dalla creazione di nuove rotte commerciali tra i diversi Continenti. Può valere un dato per tutti: ormai il valore del commercio della Russia con l’Asia ha raggiunto le stesse dimensioni di quello con l’Europa.
Si tratta di vedere ora in quale modello di relazioni tutto questo potrà essere inquadrato. Molto dipenderà anche dalla politica cinese. Pechino infatti potrebbe seguire una propria vocazione storica, con un approccio autoreferenziale, e crearsi, per così dire, un regno circondato da vassalli. In in questo caso, l’aspirazione a una estesa partnership euroasiatica, da Giakarta a Lisbona sarebbe frenata. In un contesto di crescente confronto anche con altre nazioni come l’India, l’Iran, la Turchia.

Se invece la Cina opterà per un approccio realmente collaborativo e per maggiore vicinanza all’Europa allora il consolidamento di una partnership eurasiatica potrebbe procedere rapidamente. Con l’aggiunta di un vasto numero di Paesi più svincolati, di quanto siano oggi, dalle pressioni delle maggiori Potenze di riferimento. E sotto questo profilo Karaganov si dichiara ottimista, ricordando che 10 anni fa, nella stessa sala a Verona, si iniziasse a parlare di Grande Eurasia. Allora sembrava una piccola fiammella. Oggi è diventato un tema centrale.

 

  Maximilian Krah: multipolarità o modello occidentale? Dobbiamo scegliere!


L’intervento di Maximilian Krah, membro del Parlamento Europeo è basato sulla constatazione della situazione attuale in cui l’Unione Europea ha sposato la posizione, condivisa con gli Stati Uniti, secondo cui l’unico modello politico in grado di migliorare la situazione nel mondo è quello occidentale, con una forte enfasi sulla difesa dei diritti umani. Posizione che comporta anche dei costi e degli svantaggi competitivi sul piano economico, rispetto a una visione multipolare intesa come accettazione del fatto che aree del Mondo e Paesi diversi possono cooperare mantenendo però propri modelli politici e sociali.
Se guardiamo ad esempio alla Russia e al Kazakistan considerati negativamente sul piano politico, e tenuti quindi a distanza sotto il profilo economico, è evidente che l’Unione Europea trarrebbe invece maggiore vantaggio a un cooperazione più stretta. Tenendo conto del fatto che le rispettive economie sono fortemente focalizzate sulle materie prime, di cui la UE è forte consumatrice. In cambio gli stessi Paesi sono un mercato con grandi potenzialità per le esportazioni dei settori industriali che rappresentano un punto di forza dell’economia UE.
Considerazioni analoghe valgono per la Cina che rappresenta un grande mercato destinata inoltre a diventare la potenza dominante nei prossimi decenni. “Vogliamo rinunciare anche a questo partenariato per affiancare gli Stati Uniti nel loro confronto con Pechino?”, si domanda Krahl.
Tenendo conto anche del fatto che una scelta differente, mirata alla creazione di un grande blocco euroasiatico da Lisbona a Vladivostok sarebbe visto con favore dalla stessa Cina che esporta beni e non politica, e che vedrebbe con favore un distacco della UE dal modello consolidato della cooperazione transatlantica .

 

  Simone Crolla:  La grande Eurasia si farà per contaminazione di valori promossa anche dalle relazioni di business

 

Sdrammatizza Simone Crolla, consigliere delegato della Camera di Commercio Americana in Italia. “Io ritengo che la Grande Eurasia, da Vancouver a Vladivostok, si farà perché credo più nei fatti che nelle relazioni politiche e diplomatiche”. E a dimostrazione presenta un filmato che mostra una lunghissima fila di persone coda in Russia per l’apertura di un nuovo locale Mc Donalds. L’idea è che dalle relazioni economiche nasce una contaminazione di valori capace di abbattere le barriere. Cita alcune cifre: 800 locali Mc Donalds in Russia con 2,5 miliardi di investimenti. 19 miliardi di dollari gli investimenti statunitensi in Russia nell’anno del Covid inclusi quelli di Gilead, Pfizer, Abbot, General Motors, HP. 35 miliardi l’interscambio tra i due Paesi, con un surplus per la Russia di 13 miliardi. Ma allora come situare gli attuali contrasti politici ? Secondo Crolla in questo caso si entra in differenze di visione per così dire antropologiche, per cui gli Stati Uniti si riflettono nel loro modello sociale, la Russia reagisce consolidando il proprio approccio conservatore e il confronto tra i due diventa un momento di conferma identitaria. L’importante è che queste differenti concezioni del mondo che caratterizzano le élite politiche non impediscano che i “fatti” prodotti dal business prevalgano , in quanto focalizzati su obiettivi di benessere che accomunano tutti: Europa, Russia, Asia e America.

 

  Emma Marcegaglia: servono un rilancio della WTO e l’approccio non ideologico del mondo imprenditoriale

La Presidente di Marcegaglia Steel e anche del B20 (tavolo imprenditoriale in occasione dell’ultimo G20) è partita dalla constatazione dell’aumento delle restrizioni commerciali dovute anche alle tensioni politiche. Un tempo, infatti, coprivano una quota marginale (1%) del commercio mondiale mentre ora sono salite al 10%. Responsabile di questa situazione è anche il cattivo funzionamento dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Di qui anche la proliferazione di accordi circoscritti di libero scambio tra diversi Paesi e raggruppamenti regionali. Fenomeno forse inevitabile ma proprio per questo motivo occorre prendere anche delle contromisure perché non si traduca in un aumento dei dazi, della diversità degli standard tecnici e delle piattaforme informatiche, del protezionismo in genere.
E la prima cosa da fare è di ridare un ruolo alla stessa WTO perché si assuma il ruolo di coordinare invece questi stessi aspetti con regole comuni a tutti. Viviamo in un mondo in cui in molte aree possono valere solo risposte globali, con istanze che mettano insieme di volta in volta Governi, imprese, centri di ricerca. Lo dimostra la stessa reazione iniziale di chiusura provocata dalla pandemia che ha portato per la prima volta a un aumento della povertà sul piano mondiale e delle differenze sociali.
L’intervento di Marcegaglia è stato meno negativo di altri riguardo all’Europa in quanto ha rilevato che in questo caso invece la pandemia ha portato a un significativo aumento di solidarietà come dimostra l’accettazione di una condivisione del debito acceso per fare fronte alla crisi. E ha anche creato consenso intorno a obiettivi importanti come l’acquisizione di una maggiore autonomia strategica e di una maggiore velocità di decisione. Certo, ora bisogna passare alla fase esecutiva. In questo passaggio il contributo del mondo del business, che di fronte ai grandi temi tende a essere più pragmatico e meno ideologico può fornire un contributo. Un esempio può essere dato dalla transizione energetica in cui vanno perseguite tutte le strade (fonti rinnovabili, gas naturale, energia nucleare, carbon capture ecc) senza eccezioni esplorando anche nuove energie tenuto conto della complessità degli obiettivi e anche del volume di capitali da investire. In questo contesto è evidente che occorre l’Unione Europea ha un forte interesse ad aumentare il livello di cooperazione con la Russia a cui può fornire in cambio know ed esperienza per sostenerne lo sviluppo industriale. Considerazioni in parte diverse possono valere per i rapporti con la Cina, dove la disponibilità europea a una ulteriore apertura va accompagnata da condizioni di chiarezza su aspetti specifici dei comportamenti della controparte.

 

  Veronica Nikishina: le piattaforme di marketplace vanno costruite con architetture condivise e non tradursi in strumenti di chiusura dei singoli mercati

 

Anche la presidente del Russian Export Center, equivalente russo dell’Agenzia Ice italiana ha ripercorso la strada del progetto della Grande Eurasia, che ritiene tuttora valido e anche riconosciuto, almeno in teoria. Aggiungendo però che ora ci troviamo a un momento di svolta che va compreso nei suoi meccanismi. Ha ricordato quindi come alle intenzioni iniziali si siano frapposte, inizialmente le crescenti critiche al cattivo funzionamento, che nel tempo è decaduto in un vero e proprio “non funzionamento” della Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Incapace, in particolare, di opporsi al nuovo protezionismo.
Situazione a cui si è reagito con la creazione di accordi economici regionali. Che peraltro tendono a relazionarsi tra di loro. E sotto questo profilo la stessa Unione Economica Euroasiatica, legata ormai da numerosi accordi di libero scambio con altri Paesi, costituisce un esempio. La successiva crisi determinata dal Covid ha imposto un nuovo cambiamento di direzione. Inizialmente, infatti, ha suscitato reazioni di solidarietà che però, con l’allentarsi della pandemia e la ripresa degli scambi, ha portato i diversi Paesi e blocchi a orientarsi sulla base dei propri interessi specifici con strade e obiettivi differenziati.
Contestualmente, si sta aprendo un nuovo fronte legato al mutamento tecnologico legato allo sviluppo dell’ e-commerce nelle sue varie versioni con la creazione di piattaforme commerciali (marketplace) globali dove per il momento, risultano vincenti gli Stati Uniti e la Cina. A cui si affiancano piattaforme con un raggio di azione più limitato a livello regionale. In questo contesto il messaggio della Nikishina è che non ha senso che ciascuno faccia da sé, con l’idea di proteggersi, ma che bisogna operare in modo che queste piattaforme operino con standard coordinati e compatibili per quanto riguarda i requisiti tecnici, l’integrità dei dati, la sicurezza delle transazioni. Una tematica collegata a questi sviluppi è quella dei sistemi di consegna dei prodotti scambiati attraverso i canali web. E a questo titolo ha citato gli accordi recentemente siglati dalle Poste russe con Amazon in Germania e a quelli in corso di definizione con le Poste Italiane.

 

  Marco Tronchetti Provera: l’Europa si deve dare gli strumenti politici per esprimere posizioni più autonome in materia di commercio internazionale

L’amministratore delegato della Pirelli e co-presidente del Comitato Imprenditoriale Italo russo ha esordito definendo come schizofrenica la situazione attuale che ci vede uscire da una fase di globalizzazione delle economie e delle filiere produttive e di distruzione delle barriere commerciali, per entrare in un momento di ricostruzione di queste barriere. Complici, evidentemente le nuove tensioni di base sorte tra Stati Uniti, Cina e Russia, con l’Europa posta in una situazione di secondo piano, in quanto priva di una politica estera e di difesa comune. E quindi anche in difficoltà per difendere il suo consistente patrimonio sul piano delle tecnologie e il suo modello sociale fortemente protettivo.
In questo contesto il mondo del business può fare la sua parte in favore di un rilancio della crescita, degli scambi e quindi dell’occupazione nonché del mantenimento anche di un credibile ascensore sociale, valorizzando anche le competenze necessarie ad affrontare le nuove sfide globali quali non è in grado di affrontare le grandi sfide globali, quali ad esempio la transizione energetica e la lotta alla pandemia,
Ma le sue possibilità di azione sono limitate in assenza di un’azione positiva della politica. Che deve tenere conto anche dei possibili strumenti per realizzare questi obiettivi, che al momento però non si vedono.

 

Klaus Mangold: il nuovo contesto globale non è più prevedibile. Vince chi ha una forte leadership

Sul tema della carenza di Governance e delle difficoltà dell’Unione Europea di assumere un ruolo forte è tornato anche Klaus Magold, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Knorr Breme e console onorario della Russia nel Land tedesco del Baden Württemberg . “Veniamo da un mondo che era in gran parte prevedibile nei suoi sviluppi e siamo entrati invece in un’era di forte imprevedibilità come dimostrano cambiamenti e tensioni insorte a livello internazionale tra Russia, Cina, Stati Uniti e nello stesso Regno Unito con la Brexit. In questo contesto quindi, vincono i Paesi che hanno una leadership forte”. Mangold ha quindi lamentato il fatto che l’Unione Europea sia fortemente carente sotto questo profilo in quanto le scadenze politiche ed elettorali dei singoli Paesi tendono a prevalere sulle esigenze di collaborazione ed efficacia. . Leadership che è necessaria anche per gestire l’interconnessione a livello mondiale delle tematiche relative alle diverse filiere energetiche (gas, petrolio, nucleare, rinnovabile) e alle piattaforme tecnologiche.

 

 

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