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EDITORIALE N.54

Russia-Bielorussia: accordo in 28 punti tra Putin e Lukashenko

I due Presidenti hanno indicato una serie di obiettivi che, nella sfera economica, porteranno a una maggiore integrazione dei mercati e dei modelli economici. Le imprese dei due Paesi, in pratica, potranno competere su un piano di parità.

 

“Vi sorprenderemo…”, questo il commento di Alexander Lukashenko rilasciato alla stampa a conclusione dell’incontro di 4 ore con il presidente russo, Vladimir Putin, (il quinto dall’inizio dell’anno) in cui i due leader hanno definito una roadmap in 28 punti di ulteriore integrazione dei due Paesi che copre diverse sfere: economica, militare, politica. Particolarmente rilevante la prima: in pratica per le imprese sarà come operare in un mercato unico.
L’appuntamento con l’indicazione di dettaglio delle misure previste (che per ora restano “riservate”) è fissato per il mese ottobre. L’incontro a Mosca è servito per definire gli obiettivi, molti dei quali erano oggetto di discussione da tempo. Ora i tecnici metteranno a punto i provvedimenti attuativi (modifiche legislative, procedure, ecc).
Formalmente la roadmap e poi il successivo programma sono anche sottoposti alla ratifica del Consiglio dei Ministri e al Consiglio supremo di un’istituzione, l’Unione Statale Russia Bielorussia, creata più di 20 anni fa e che si proponeva, inizialmente, di creare un vero e proprio Stato Federale tra i due Paesi, ma che successivamente ha rivestito un ruolo marginale. Cosa c’è di nuovo quindi?

 

Cooperazione militare rafforzata

Un programma di ulteriore integrazione militare, che è stato “solennizzato” dallo svolgimento di un’esercitazione comune in grande stile (Zapad 2021), peraltro prevista da tempo con dispiegamento di missili e dei nuovi Sukhoi 30 in dotazione all’aeronautica di Minsk. Ribadito anche il rafforzamento delle diverse alleanze militari come la CSTO, guidate da Mosca a cui partecipa anche Minsk.

 

Verso un mercato unico

In economia c’è molto. L’obiettivo di formare un mercato unico implica la creazione di supply chain sempre integrate con imprese di entrambi i Paesi poste sostanzialmente su un piano di parità in termini di costi, fiscalità, normative diverse, incluse quelle sulla concorrenza. Obiettivo esteso anche all’agricoltura (la Bielorussia è un importante esportatore nella filiera lattiero casearia) e ai trasporti anche per quanto riguarda le licenze, i transiti doganali, il rafforzamento dei grandi corridoi eurasiatici su strada e rotaia. In aggiunta al consolidamento di un mercato finanziario pienamente integrato.
Sono tutti obiettivi che richiederanno un lavoro di lima su molti aspetti che già erano oggetto di accordi specifici, ma c’è almeno un capitolo che per la Russia riveste un’importanza strategica: l’integrazione del mercato dell’energia, incluse la filiera del gas e del petrolio. In aggiunta ai programmi termonucleari.

 

Accordo su mercato unico del gas
Da tempo la Bielorussia sostiene che i suoi cittadini, ma anche le sue imprese, se devono competere ad armi pari, hanno diritto ad accedere alle forniture di gas naturale da Mosca alle stesse condizioni di imprese e cittadini russi. Non è ancora così anche se mediamente la Bielorussia paga il gas naturale proveniente dalla Russia a un prezzo pari a 1/5 di quello destinato invece ai mercati dell’Unione Europea.

Analogamente la possibilità di ottenere le stesse condizioni di prezzo e fiscali, anche per quanto riguarda il petrolio, significa mettere le raffinerie bielorusse (che esportano nella UE) sullo stesso piano di quelle russe.

Questa equiparazione che dovrebbe essere completata nel corso dei prossimi due anni ed è indubbiamente una concessione russa che segue però la logica impostata dal presidente Putin il quale pone come precondizione l’adozione di un’integrazione completa, basata stessi modelli e criteri di gestione dell’economia e dei mercati.

 

UE sempre più lontana
In pratica cade il progetto di Lukashenko di relazioni e collegamenti in qualche modo autonomi dell’economia bielorussa anche con l’Unione Europea e con la Cina oltre che con la Russia e l’Unione Economica Euroasiatica. E’ anche il prezzo che il presidente bielorusso paga per la perdita di credibilità esterna dovuta a una serie di comportamenti impulsivi adottati negli ultimi tempi che gli hanno tagliato molti appoggi all’estero
Infine un capitolo della roadmap di grande rilevanza per i cittadini bielorussi è anche l’integrazione del mercato del lavoro (permessi di lavoro, riconoscimento delle qualifiche ecc) e di quello previdenziale.
E’ un capitolo che ha anche una valenza politica in quanto indica dove troveranno, nei prossimi anni, le maggiori opportunità di lavoro e di carriera.
Tenuto conto della ennesima delusione prodotta dalle politiche UE nei confronti di coloro che guardavano in quella direzione.
Infatti, a fronte di atti formali da parte di Bruxelles che disconoscono la legittimità della presidenza di Lukashenko, impongono sanzioni contro i suoi collaboratori, riconoscono piena rappresentatività ai movimenti di opposizione e protesta contro il Presidente, i fatti dicono poi che anche quando si tratta solo di dare accoglienza alle vittime delle persecuzioni politiche, la UE chiude tutte le porte. Con la Lituania che annuncia la creazione di un megafossato protetto da filo spinato per centinaia di chilometri lungo la frontiera e la Polonia che dichiara di non essere in grado di ospitare nessuno.

 

Non c’è nessuna “annessione”
Resta poi da puntualizzare cosa non è nei 28 punti concordati tra i due presidenti, ed è importante in quanto ridimensiona il peso di molti discorsi e commenti che parlano un’annessione della Bielorussia alla Russia.

Inizialmente l’Unione Statale Russia Bielorussia prevedeva anche un Parlamento unico tra i due Paesi. “Non se ne è neanche discusso”, hanno puntualizzato entrambi i Presidenti. Prevedeva anche una moneta unica. E anche quella, come ha spiegato Putin, è rimasta fuori dei discorsi. Facendo capire che comunque non avrebbe senso parlarne prima di un completamento dell’integrazione economica. Infine, non si è parlato della successione di Lukashenko, anche perché, a questo punto, diventa il miglior garante del processo di integrazione “inquadrato” dalla roadmap che, in buona parte, potrebbe diventare un modello applicabile anche all’Unione Economica Euroasiatica.

 

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