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DOSSIER N.53

Uzbekistan: interconnessioni tra Asia Centrale e Asia del Sud al centro del calendario politico del presidente Mirziyoyev

Si è aperta a Tashkent una Conferenza regionale dedicata al tema delle infrastrutture di trasporto ed energetiche in aggiunta alle politiche ambientali, di sicurezza e di sviluppo sociale e culturale che consentiranno di moltiplicare gli scambi tra le due aree, tagliare i costi logistici e di trasporto. Strategiche, in questo contesto, la stabilizzazione dell’Afghanistan e la valorizzazione delle sue risorse minerarie con il completamento degli assi di percorrenza e transito del Paese

Il 15 luglio si è a Tashkent un importante appuntamento (Central and South Asia: Regional Connectivity, Challenges and Opportunities) promosso dal presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, mirato a promuovere un maggiore interconnessione tra i Paesi dell’Asia Centrale.
Il tema comporta diverse considerazioni che riguardano, in primo luogo, la piena valorizzazione del potenziale economico della Regione che richiede importanti interventi sulle infrastrutture di trasporto, i transiti transfrontalieri, le procedure doganali, l’integrazione e sviluppo delle reti energetiche.
In questo contesto assumono particolare rilevanza, sotto il profilo geografico due direttrici. Che sono un maggiore collegamento degli Stati dell’Asia Centrale, privi di sbocco al mare, con i Paesi dell’Asia Meridionale (Pakistan, India e Subcontinente Indiano, Iran) e con i porti dell’Oceano Indiano. In aggiunta ai collegamenti attraverso l’Afghanistan, che è un punto di transito strategico che potrà essere valorizzato pienamente soltanto se si riuscirà a garantire adeguate condizioni di stabilità e sicurezza.

Un nuovo  ruolo per l'Asia Centrale nello scenario mondiale
Nella visione di Mirziyoyey tutto questo può deve realizzato in primo luogo con il consolidamento di un dialogo politico strutturato in modo sistematico tra i Paesi coinvolti ed esteso anche ad aspetti che riguardano l’utilizzo razionale delle risorse naturali e la tutela dell’ambiente, gli scambi culturali e tecnico scientifici, la garanzia di condizioni di stabilità e sicurezza (lotta al traffico di droga e ai movimenti di guerriglia).
L’evento di Tashkent si propone quindi di creare una piattaforma stabile e autonoma da interferenze esterne, per procedere in questa direzione.
L’obiettivo è indubbiamente ambizioso e conferma anche il crescente attivismo sul piano internazionale assunto dall’Uzbekistan a seguito della politica di apertura e di dialogo perseguita dal Mirziyoyev.

Il primo annuncio degli obiettivi e dei contenuti della Conferenza di Tashkent risale al suo intervento di tre anni fa in occasione della 75esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite preceduto peraltro da una risoluzione ONU sulla cooperazione e lo sviluppo in Asia Centrale del giugno 2018.

Sempre nello stesso anno si è instaurata, su impulso di Myrziyoyev, la prassi di stabilire un calendario di consultazioni periodiche tra i capi di Stato centroasiatici
Il denominatore comune di queste iniziative è di superare i rimanenti ostacoli che si frappongono a una maggiore cooperazione regionale e al completamento di diversi progetti di interconnessione regionale già avviati o comunque in fase avanzata di definizione

 

Interscambio, investimenti e crescita economica in Asia Centrale


Nel corso degli ultimi 4 anni l’interscambio tra i Paesi dell’Asia centrale è cresciuto del 250% e oggi ammonta a 5,2 miliardi di dollari annui. E’ un dato importante ma bisogna considerare che gli stessi Paesi, alcuni dei quali sono importanti produttori di gas, petrolio e minerali diversi, registrano un interscambio complessivo con il resto del mondo di oltre 168 miliardi annui. C’è spazio per un ulteriore crescita, quindi.
L’insieme della Regione è anche una meta attraente di investimenti esteri: nello stesso quadriennio sono stati pari a 36,7 miliardi di dollari con una crescita del 40%. E la quota degli stessi Paesi sul totale mondiale è salita dall’1,6 al 2,5 per cento. Un’analoga crescita si è verificata nei flussi turistici che sono raddoppiati da 9,5 a 18,4 milioni di persone.
Complessivamente il PIL di questi Paesi è cresciuto da 253 miliardi nel 2016 a 303 miliardi nel 2019. E anche l’effetto recessivo della pandemia Covid è stato contenuto. Il PIL 2020 si è attestato a 290 miliardi di dollari con un calo nell’ordine del 2,5%.
Ora i compiti principali risiedono nel rilancio di questo processo di crescita finalizzando diversi progetti transnazionali con relativi investimenti e il consolidamento di strutture stabili di cooperazione e coordinamento

 

Nel corso dell’ultimo anno l’Uzbekistan ha contribuito a preparare ulteriormente il terreno con due incontri al vertice, prima con l’India (dicembre 2020) e poi con il Pakistan (aprile 2021).

 

"Food " per il subcontinente indiano

Un settore che presenta un importante spazio di aumento dell’interscambio con l’Asia del Sud è l’agroalimentare, tenuto conto che attualmente le importazioni indiane di diversi prodotti “food” ammontano a 30 miliardi di dollari annui, quelle del Pakistan a 23 miliardi (con una crescita del 62% negli ultimi 5 anni). A cui si aggiungono anche Paesi più piccoli, come il Nepal che importa l’80% del grano che consuma (+ 62% in 5 anni).

 

Lo “snodo” afghano

In particolare, nel vertice con il Pakistan, il presidente Mirziyoyev ha iniziato ad affrontare un tema chiave, e cioè la costruzione del cosiddetto “corridoio transafghano”.
Sotto questo profilo l’intera Regione centroasiatica si trova a una svolta cruciale. Con il definitivo ritiro del contingente militare statunitense, previsto per il mese di settembre di quest'anno, occorre che siano gli Stati contigui a supportare il Governo di Kabul nella creazione di adeguate condizioni di sicurezza e di sviluppo. Le due cose vanno evidentemente insieme, tenuto conto dell’ inasprimento in atto degli attacchi talebani nei confronti delle forze governative e del fatto che il 75% del budget statale di Kabul dipende dagli aiuti esterni che sono in netta diminuzione. Erano di 6,7 miliardi di dollari nel 2011, sono scesi a 4 miliardi nel 2020 e nei prossimi 4 anni è previsto un ulteriore calo di circa il 30%.

In questo contesto, l’iniziativa “forte” promossa dal presidente uzbeko è il completamento della linea ferroviaria Mazar e Sharif - Kabul - Peshawar che oltre a essere uno nodo cruciale per i collegamenti tra Asia Centrale, Iran e subcontinente indiano, riveste una grande rilevanza economica. Consentirebbe infatti di avviare lo sfruttamento di importanti giacimenti di rame, zinco stagno e minerale di ferro con il trasporto dei relativi materiali, creando, tra l’altro, decine di migliaia di posti di lavoro.

 

Accesso più conveniente ai porti dell’Oceano Indiano

L’interconnessione delle linee ferroviarie afghane con le attuali reti ferroviarie in Asia Centrale da un lato, e Pakistan e Iran dall’altro, consentirebbe di abbattere almeno del 30-35 % i costi di trasporto interregionali in direzione dei porti oceanici su un volume di traffico valutabile in 20 milioni di tonnellate annue.
Basta considerare che il trasporto di un container da Tashkent al porto pakistano di Karachi verrebbe a costare attorno ai 1.400 dollari a fronte dei 2.600-3.000 dollari attualmente necessari per raggiungere Bandar - Abbas in Iran. Verrebbero inoltre valorizzati anche il nuovo porto iraniano di Chabahar e pakistano di Gwadar con l’introduzione di ulteriori vantaggi: maggiore concorrenza sulle tariffe e sui collegamenti marittimi, minori tempi di attesa per le operazioni portuali.

Per ulteriori approfondimenti vedi  Eurasia 24 N° 50 

 

Abbattere i costi logistici e di trasporto

Più in generale, il miglioramento delle infrastrutture interregionali di trasporto incluse la costruzione di adeguati hub intermodali ruota-rotaia e l’introduzione di procedure di transito e controllo doganale rapide, efficienti e condivise è una sfida di portata strategica per tutti gli Stati dell’Asia Centrale che da un lato sono privi di sbocchi diretti al mare, dall’altro però sono localizzati in posizione strategica lungo le diverse linee direttrici della nuova Via della Seta che collega i mercati dell’Estremo Oriente con quelli europei.
Esistono varie stime che quantificano il primo aspetto secondo cui, ad esempio, ancora oggi, le attese e le procedure di transito incidono mediamente del 40% sui tempi di trasporto lungo le principali direttrici. E nonostante alcuni miglioramenti effettuati lungo la via della seta, a parità di distanza, i tempi di collegamento di qualsiasi Paese dell’Asia Centrale con la Cina, per i trasporti su rotaia, superano ancora di 5 volte quelli all’interno dell’Europa.
Attualmente. le principali direttrici ferroviarie su cui si stanno discutendo ulteriori miglioramenti sono la tratta occidentale della via della seta attraverso il Caucaso (Baku-Tbilisi-Kars), e i collegamenti con l’Iran dall’Uzbekistan e dal Kazakistan attraverso il Turkmenistan.

 

Una leva strategica per i flussi turistici

Il miglioramento delle infrastrutture e la disponibilità di collegamenti veloci a costi sostenibili anche per le persone dovrebbe contribuire a moltiplicare anche i flussi turistici tra Asia Centrale e Subcontinente Indiano. Secondo valutazioni dell’organizzazione mondiale del turismo nel 2022 il numero di visitatori indiani in Paesi esteri supererà i 50 milioni di persone (erano 23 milioni nel 2019) per una spesa complessiva di 23 miliardi di dollari. E le cifre sono in crescita anche per Bangladesh e Sri Lanka con una crescita, nel biennio in corso, pari rispettivamente ne a 2,6 e 2 milioni di persone.

 

 

Energia centroasiatica per il subcontinente indiano
Considerazioni analoghe valgono per il settore dell’energia. In questo caso le maggiori opportunità da cogliere riguardano l’interscambio tra i Paesi dell’Asia Centrale con l’India. Grazie alle importanti risorse energetiche di cui dispongono, sia nella filiera Oil&Gas che in quella idroelettrica, con adeguate infrastrutture, potrebbero posizionarsi tra i principali fornitori dell’intero subcontinente indiano che è importatore netto di energia, nelle sue diverse forme, per circa 350mila dollari annui.
Sotto questo profilo un progetto, già avviato, di grande rilevanza è il CASA 1000 che prevede l’interconnessione delle reti dei mercati elettrici dell’Asia Centrale e del Pakistan fino, eventualmente, all’India (vedi:
) che attualmente è il terzo consumatore netto di energia elettrica nel mondo (25mila miliardi di kWh annui).

In sostanza esiste la possibilità di creare, a termine, un mercato interregionale dell’energia, dove l’Uzbekistan è destinato a ricoprire un ruolo strategico in quanto centro di dispacciamento del CAPS la rete di interconnessione dell’intera Asia Centrale. Mercato che consentirebbe, tra l’altro, al Tagikistan e al Kirghizistan di dare finalmente il via a diversi grandi progetti idroelettrici, in discussione da anni ma che richiedono massicci investimenti.
Nella filiera Oil&Gas un’iniziativa altrettanto rilevante, che richiede una “spinta” definitiva, è il progetto TAPI che prevede di aprire una nuova direttrice per le esportazioni di gas naturale del Turkmenistan, sempre in direzione del Pakistan e dell’India , attraverso l’Afghanistan.

Con un percorso di 1.400 chilometri, e una capacità, a regime, pari a 33 miliardi di m3 anno, richiede però investimenti nell’ordine di investimento richiesto pari a 7,5 - 8 miliardi di dollari . Sono progetti impegnativi, quindi, sia in termini economici, per il volume degli investimenti richiesti, sia in termini politici in quanto richiedono da parte di tutti. I Paesi coinvolti una visione win-win dove l’innalzamento dello sguardo a livello interregionale, al di là dei singoli particolarismi, si traduce in rilevanti vantaggi finali per ciascuno.
Ed è per questo motivo che il “format” della Conferenza di Tashkent prevede un allargamento dalla sfera economica e delle infrastrutture anche ad altri aspetti che possono contribuire a creare il clima adatto: la sicurezza con il contrasto al terrorismo e al traffico di droga, le sfide ambientali con particolare riguardo alla gestione ottimale delle risorse idriche, la collaborazione nel contrasto alle pandemie.

Nel contesto degli interscambi culturali un ruolo di primo piano può essere svolto dalla collaborazione in campo universitario e della ricerca scientifica. Molte cose iniziano a muoversi in questa direzione. Ad esempio si calcola che nelle università dei Paesi centroasiatici siano iscritti anche 20mila studenti provenienti dal subcontinente indiano grazie anche a due fattori. Diversi insegnamenti di eccellenza, soprattutto nel settore medico e costi di formazione decisamente sostenibili. Ma lo spazio per iniziative comuni può essere allargato di molto, soprattutto in aree di formazione e ricerca connesse ai diversi settori trainanti di quella che oggi viene chiamata “economia della conoscenza”.

            

                 

Senza dimenticare gli aspetti umanistici. Si parla infatti di una vasta area geografica ricca di tradizioni culturali che risalgono anche molto indietro nel tempo, e che per la loro stessa natura non conoscono confini. Questi stessi Paesi infatti, in epoche diverse, sono stati riuniti all’interno di vasti imperi continentali: quello persiano della dinastia Achemenide, l’impero di Kushan e quello di Bactria, solo per nominarne alcuni. Che hanno posto le basi per lo sviluppo di antiche vie di scambio commerciale, culturale ed umano lungo i percorsi della Via della Seta. Con una formula si può dire che l’ambizione, oggi, è di avviare un nuovo Rinascimento che investe l’intera Regione dell’Asia Centrale del Sud dell’Asia.

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